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Quintana con finale al cardiopalma
Gubbini il cavaliere della “stella”
Tante cose da rivedere

ASCOLI - La notturna di luglio va in archivio con il cavaliere Massimo Gubbini che, al decimo anno da tufillante, regala la "stella" a Campo Parignano. Entusiasmante sfida all'ultimo assalto con il concittadinomLuca Innocenzi di Porta Solestà. A parte i due big, la piacevole sorpresa è il veterano Enrico Giusti (Sant'Emidio). Gli altri tre (Picchioni, Zannori, Lionetti) out doo la prima tornata e pagano lentezza e penalità

Massimo Gubbini portato in trionfo dal suo staff (Foto Andrea Vagnoni)

di Andrea Ferretti

Quintana combattuta fino all’ultimo, tre cavalieri fuori di scena già dopo la prima tornata (Picchioni, Zannori e Lionetti), due a giocarsela sul filo di lana (Gubbini e Innocenzi), un altro a sperare nelle disgrazie altrui per infilarsi da terzo incomodo (Giusti). Che la Giostra di luglio sia stata combattuta lo testimonia innanzi tutto come gli spettatori che hanno affollato il Campo dei Giochi abbiano potuto assistere a tutte le 18 tornate, con relativi 54 assalti: una rarità visto quanto accaduto nel recente passato. Come da pronostico ha vinto uno tra Innocenzi (era il favorito) e Gubbini.

Innocenzi lascia il campo di gara scuotendo la testa: ha capito che non ce l’ha fatta. Accanto a lui Luigi Lattanzi (Foto Vagnoni)

Quest’ultimo ha fatto della continuità l’arma vincente, mentre Innocenzi ha pagato i preziosi decimi (8) persi – rispetto a Gubbini – nella seconda tornata quando ha rischiato parecchio spingendo al massimo per chiudere la partita. Risultato: voleva aumentare il +6 su Gubbini e ha invece finito per ritrovarsi a -12. Per i due folignati in comune anche una penalità nella prima tornata. Poi nella terza decisiva tornata una specie di spareggio. Gubbini non ha sbagliato nulla quasi quadruplicando il vantaggio che da +6 è diventato +22. E gli altri? Partendo dal basso, i due più giovani in gara (Zannori di Maggiore e Lionetti della Piazzarola) hanno ricevuto molte pacche sulle spalle dai propri sestieranti, ma anche 7 penalità dai giudici (5 Lionetti che dopo la prima tornata era terzo e 2 Zannori che non è comunque scesa mai sotto i 54″). Picchioni ha gareggiato con un cavallo che conosceva bene (con Genoria vinse nel 2016) ma con cui non aveva mai provato visto che la prima scelta (Padania Felix) è stato l’unico cavallo bociato alle visite pre gara. Con un 80 e un miglior tempo 53″50 oggi automaticamente si va out.

Il passaggio di Enrico Giusti in Piazza del Popolo (Foto Vagnoni)

E Giusti? A parte i due big, è stato lui la piacevole sorpresa della serata. A 43 anni – tra i più anziani cavalieri della storia della Quintana a scendere in pista – ha dimostrato di avere classe e temperamento. Tempi non eccelsi, ma un solo 80 e nessuna penalità gli hanno regalato un bel terzo posto con 1.860 punti che non sono pochi. A questo punto sorge il dubbio che il debuttante Riccardo Raponi gli subentri ad agosto, ma i programmi erano questi. Gubbini intanto festeggia il 6° sigillo personale al 10° anno da tufillante. Sigillo che per Porta Tufilla significa la “stella”, ovvero il decimo Palio (si avvicina a Sant’Emidio che ne ha 11) dopo quelli conquistati da Castelli (1955), Giusti (1968 e 1969) e Poggiali (1986). Dopo le polemiche che hanno infiammato la vigilia rosso-nera, Gubbini ha messo d’accordo tutti. A Campo Parignano la parola d’ordine adesso è “Tufilla Patria di Gubbini”.

IL CORTEO si è sviluppato senza grossi intoppi. Giusto qualche “incomprensione” durante l’assestamento al Campo dei Giochi, causata dalla sovrapposizione del suono dei tamburi. Colpisce la presenza di uno stuolo di coordinatori di corteo i quali dovrebbero… parlare lo stesso linguaggio. Ma non è così. C’è chi s’è preso gusto nella due giorni Madonna della Pace-Quintana di porre la stessa domanda a cinque diversi di loro, e sentirsi rispondere in cinque modi diversi. La Consulta storica dovrà prenderne atto e magari non concentrarsi solo sulla visione di foto e video per multare Sestieri, Gruppo Comunale e Castelli. Altrimenti non si capisce perchè nelle fila di uno degli undici Castelli c’era un ragazzo che suonava il tamburo rullante bandìto da un anno. O perchè non era presente il Palio sbandieratori e musici, ma in compenso ce n’erba uno degli anni Ottanta.


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