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Vedere anche senza gli occhi
Celeste racconta la cecità
all’esame di maturità

ASCOLI - Dopo uno stage effettuato presso l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, una studentessa ha deciso di raccontare la malattia che ha tolto la luce alla persona che l’aveva accompagnata durante tutto il percorso formativo, ovvero il presidente dell'Uici Cristiano Vittori. Un esempio di integrazione e solidarietà

Uno scatto dell’esame di maturità di Celeste Montenovo, la prima da sinistra

Lei è Celeste Montenovo, studentessa 18enne dell’Istituto di Istruzione Superiore “Fermi-Sacconi-Ceci”. Oltre ad aver conquistato un ottimo voto alla maturità (85/100) è riuscita a cogliere e trasmettere attraverso il suo esame il messaggio più importante: l’insostituibile valore del contatto umano anche in ambito scolastico e professionale. Sì, perché dopo 30 ore di alternanza scuola lavoro dai banchi del corso per ottico presso la sede provinciale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Celeste ha deciso di dedicare la tesi per la maturità alla cecità, raccontando ai suoi insegnanti, in sede di discussione, la malattia che ha tolto la luce alla persona che l’aveva accompagnata durante tutto il percorso formativo: Cristiano Vittori, presidente dell’Uici di Ascoli e Fermo. Quest’ultimo ha voluto assistere all’esame della studentessa suggellando il successo di una iniziativa che si pone come esempio di integrazione, solidarietà, cultura e tratto d’unione tra la carriera scolastica e l’esperienza lavorativa.
Un’esperienza, quella presso l’Uici, vissuta con gli strumenti e gli ausili a sostituire libri e quaderni, coi bambini e gli adulti non vedenti al posto degli insegnanti, in una serie di incontri che hanno superato il concetto di scuola per diventare anche lezione di vita.
«Ho conosciuto persone cieche o ipovedenti ed è stato proprio lì che ho iniziato a sentire una spinta nuova che mi ha fatto riflettere, anche con un po’ di commozione, sul mio rapporto con la vita. -spiega la studentessa- Ho capito che ci sono persone che a causa delle patologie ogni giorno devono stringere i denti e andare avanti per riuscire a vivere, e che non bisogna avere gli occhi per vedere, perché paradossalmente si vede anche senza la vista: l’importante è essere pronti a vivere con un approccio diverso. Sono molto grata a tutta l’Uici per avermi regalato queste emozioni, in particolare al presidente Vittori che mi è stato molto vicino anche nella realizzazione della tesina per la maturità. Il mio voto lo dedico a tutte quelle persone che mi hanno aiutato e mi hanno aperto gli occhi insegnandomi a essere felice sempre».
«Gli allievi del corso ottico -aggiunge l’insegnante Silvia Riga– svolgono gli stage presso la sede dell’Uici inserendosi in una realtà per loro nuova, con la possibilità di conoscere la strumentazione utile per la diagnosi delle patologie oculari, di assistere alle visite effettuate da specialisti, di utilizzare strumenti e ausili per persone ipovedenti e non vedenti, sensibilizzandosi a problematiche che coinvolgono più persone di quanto si possa immaginare, soprattutto bambini. Proprio da questa esperienza è nata l’idea di Celeste di approfondire l’argomento. Nella tesina sono stati evidenziati tutti gli ausili di cui Vittori e le persone non vedenti si avvalgono per poter essere indipendenti e autonomi nelle attività quotidiane”.

 

 

 

 

 


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