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Salvate dai luoghi del sisma:
51 opere esposte
nella chiesa di San Gregorio

ASCOLI - Dopo i capolavori del Museo Diocesano esposte al Battistero, un'altro luogo di culto apre le porte a quelle ritrovate tra le macerie delle chiese distrutte o seriamente danneggiate dal terremoto. Il lavoro e l'impegno della Diocesi

di Stefania Mistichelli

«Dopo sei mesi, siamo riusciti a mantenere la promessa fatta il 3 gennaio scorso, all’inaugurazione della mostra al Battistero – esordisce Michele Picciolo – di aprire, nella chiesa di San Vittore, la seconda sezione dell’esposizione “Lavori in corso: opere d’arte dai luoghi del sisma». Se nel Battistero sono esposti 21 capolavori provenienti dal Museo Diocesano, ora in restauro, nella chiesa di San Gregorio, nota anche come Tempio di Vesta, ci sono 51 opere salvate dalle macerie delle chiese distrutte o seriamente danneggiate dal terremoto. «Sono oggetti di culto – continua il curatore – importanti più per la loro forza simbolica che per il valore artistico. Sono alcune delle tante opere ancora in deposito, che meriterebbero di essere “curate”. Uso il termine cura e non restauro a proposito, perché si tratta di oggetti feriti. L’esposizione, in questa forma minimalista, che fin dal titolo “Lavori in corso” esprime il senso di provvisorietà e di cantiere tuttora aperto, ha proprio la finalità di suscitare la fase operativa del recupero: in parole povere, cerchiamo aiuto per avviare queste opere al restauro e, in seguito, restituirle alle loro sedi originarie, a loro volta restaurate o ricostruite».

Una mostra realizzata a costo zero, grazie al lavoro volontario di tanti e dell’Ufficio beni culturali della Diocesi di Ascoli. Il comitato scientifico, che ha lavorato dietro le quinte, è composto da Adriana Cipollini, Simona Massari, Tiziana Mazzocchi, Luigi Morganti, don Elio Nevigari e lo stesso Picciolo. Le opere provengono prevalentemente dal cratere arquatano e, in particolare, dai Comuni di Ascoli, Acquasanta, Arquata del Tronto, Montegallo e Venarotta.

«Tredicimila sono i pezzi estratti dalle macerie nelle Marche – aggiunge Serenella Furst del Mibact – un danno enorme, pari a quello del Lazio, dell’Abruzzo e dell’Umbria messe insieme. Stiamo lavorando alacremente per cercare di restituire ai territori queste opere, che ora sono nei depositi (inizialmente quello messo a disposizione da Restart, ora è in corso il trasloco nei nuovi spazi messi a disposizione dalla Diocesi, ndr). È giusto e importante che con queste iniziative la città possa apprezzarli».

Si tratta di opere “mobili”, come le ha definite il vescovo di Ascoli Giovanni D’Ercole. «Come gli abitanti – spiega D’Ercole – hanno dovuto abbandonare le loro case. Adesso è il momento di investire le risorse non nelle apparenze, che non ci servono, ma negli interventi concreti di restauro e ricostruzione, perché restituire una chiesa ad una comunità equivale a ridare futuro. Per questo abbiamo realizzato questa mostra a costo zero, grazie al lavoro di tutti e in particolare alla collaborazione con il Mibact».

La mostra fa parte del circuito cui appartengono l’esposizione al Battistero, nella Cappella del Sacramento della Cattedrale (dove sono custoditi la Sindone e il Crocifisso di Arquata) e nel giardino del Palazzo Vescovile, e rientra nel progetto “Chiese Aperte”. Sarà quindi visitabile tutti i giorni dalle ore 10,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19. L’ingresso è libero.


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