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In arrivo nuove regole per il “Cas”,
ma gli alloggi Erap sono “fantasma”

ASCOLI - Mentre si avvicinano le nuove disposizioni per i percettori del contributo pubblico, non si vedono ancora gli alloggi acquisiti dall'Ente regionale. Inizia a serpeggiare la preoccupazione tra sfollati piceni e tra tutti coloro che si trovano nelle stesse condizioni nell’area cratere.

di Maria Nerina Galiè
Che fine hanno fatto, si chiedono in molti, gli alloggi che l’Erap doveva acquistare per collocare i terremotati residenti in “zona rossa” o la cui abitazione aveva subito danni gravi, catalogati con le lettere E o F della scheda Aedes? Con decreto n. 5 del 4 gennaio 2018 aveva inviato la richiesta di intervento economico alla Protezione Civile, che l’ha accolta con l’ordinanza 510 del 27 febbraio a firma di Angelo Borrelli. Solo nelle Marche lo stanziamento autorizzato è di 56 milioni di euro per 364 appartamenti. Ammessi nella provincia di Ascoli Piceno sono 2 alloggi nel comune di Acquasanta, 15 a Castel di Lama; 2 a Colli del Tronto; 12 a Comunanza, 3 a Folignano; 5 a Maltignano; 1 a Monsampolo; 4 a Offida; 9 a Roccafluvione; 1 a Rotella; 2 a Venarotta. Ad ogni appartamento i Comuni hanno abbinato un nucleo familiare avente diritto, inserito in un’apposita graduatoria, e che è ancora in attesa della casa promessa.

Danni del sisma (foto Vagnoni)

Della somma necessaria per procedere con gli acquisti, alle casse dell’Erap sono arrivati fino ad ora 6 milioni, di cui 3 con decreto 806 del 10 maggio ed altrettanti il 27 luglio con documento 1237. «Da maggio sono stati sottoscritti diversi preliminari le imprese alle quali sono stati concessi 60 giorni per ultimare i lavori e procedere così con i rogiti e le conseguenti consegne ai cittadini», ha spiegato Luca Ceriscioli, presidente della Regione Marche che ha ammesso: «In realtà mi aspettavo una risposta più veloce da parte dei proprietari. Ritengo che alcuni di loro vogliano assicurarsi di avere la disponibilità economica per terminare le opere tra il compromesso ed il rogito». Gli appartamenti selezionati dall’Erap nelle Marche erano in tutto 911 ed altrettante le famiglie impegnate. Dei 547 in stand by, tra cui 22 per il Comune di Ascoli Piceno che aveva “perso il primo tremo” al momento non si ha certezza della riapertura dei termini.

CAS SI CAMBIA

A due anni esatti dalla prima scossa, la Protezione civile ha stabilito, e preparato la bozza della relativa ordinanza ora al vaglio del Mef, che è ora di cominciare a ritirare i remi in barca, spingendo Comuni e cittadini a rientrare alla normalità o, quanto meno, dirigersi verso soluzioni abitative stabili e sempre meno assistenziali. Innanzitutto, requisito base per continuare a percepire il contributo per l’autonoma sistemazione sarà la dichiarazione di aver presentato i progetti per la ristrutturazione leggera dell’immobile lesionato.
Per chi avrà ancora diritto al Cas, questo sarà elargito in misura pari al canone di locazione effettivamente pagato (e comunque non di più di quanto percepito fino ad allora) e per otto mesi dall’approvazione del progetto di riparazione e del contributo da parte dell’Usr. Incentivo, seppur minimo, a comprare casa per coloro che prima del terremoto abitavano in un immobile concesso in locazione poi lesionato. Si parla di somme che vanno da 750 a 1.500 euro. Per chi continua a stare in affitto altrove, il contributo terminerà con la fine dell’emergenza. Così pure da gennaio 2019, salvo proroghe, chi utilizza le Sae dovrà pagare un canone di locazione. Niente più Cas se si è in possesso di un immobile disponibile e adatto all’uso nel Comune di residenza e limitrofo. Se in invece una coppia che usufruisce di Cas o Sae nel frattempo è “scoppiata”, gli ex coniugi hanno diritto ad assistenze separate. Devono dimostrare di aver avviato le pratiche per la ristrutturazione anche gli sfollati ancora sistemati in strutture ricettive, dove possono rimanere soltanto se in attesa di Sae o di alloggi dell’Erap. Possono comunque, nel frattempo, accedere al Cas se trovano un appartamento in affitto. Chiare la indicazione ai Comuni, ritenuti responsabili dei casi sociali e delle persone fragili, nonché di far rispettare le nuove regole in particolare a chi resta nelle strutture ricettive. Così scrive la Regione Marche in una nota esplicativa ai sindaci: «Qualora, a seguito dei nuovi provvedimenti, i soggetti decaduti dal diritto di assistenza non lascino la sistemazione in strutture ricettive, la scrivente amministrazione non ne risponderà in quanto fuori dal contesto emergenziale. Tenuto conto che la gestione del ritorno alla normalità di un cittadino è in carico a codesti Comuni, ogni richiesta dovuta alla permanenza dei soggetti nelle strutture sarà messa in carico alle amministrazioni comunali che potranno eventualmente rivalersi sui propri concittadini».


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