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Scarpe consumate e anime gitane,
Piazza del Popolo
s’infiamma per Bregovic (Foto e Video)

ASCOLI - Cinque anni dopo “Champagne for Gypsies”, il musicista e compositore bosniaco torna con “Three Letters from Sarajevo” e fa tappa nella città delle cento torri. Due ore di musica e danze e uno spettacolo da ricordare
Grande spettacolo in Piazza del Popolo

 

di Martina Fabiani

Credetemi quando si dice che le discoteche sono roba fuori moda. Se volete ballare, dovete assistere, almeno una volta nella vita, ad un concerto di Goran Bregovic. La sfida per tutti – a prescindere da sesso, razza e religione – è rimanere fermo di fronte ai ritmi del compositore e musicista bosniaco e della sua “The Wedding and Funeral Band”. Buona, dunque, la scelta di non mettere le postazioni a sedere. Ad Ascoli l’elegante salotto di Piazza del Popolo, sebbene nemmeno questa volta straboccante di pubblico come avrebbe invece meritato, si è accaparrato una preziosa chicca, lontana da quel gusto “commercialotto” e sfarzoso a cui è solito puntare. Sabato sera Goran Bregovic ha letteralmente infiammato i piedi e l’anima dei suoi ascoltatori, regalando due ore piene di musica. Lo spettacolo è iniziato in maniera inusuale, con la sfilata in musica in mezzo al pubblico di alcuni componenti della band.

Cinque anni dopo “Champagne for Gypsies”, Bregovic torna con “Three Letters from Sarajevo”, nuova produzione uscita per la Universal lo scorso 6 ottobre. “Jalja”, “Pero”, “Duj Duj”, “Baila Leila”, “Sos” e “Vino tinto” sono i brani tratti da questo ultimo album che Goran ha scelto di proporre per la serata ad Ascoli Piceno. Come dichiarato in numerose interviste, è il melting pot il tema che il musicista ha esplorato nel suo ultimo lavoro. Nato da padre cattolico e madre ortodossa, Bregovic – ormai cittadino del mondo – ha sposato una musulmana. Le strade e le persone si intrecciano e ciò che si forma da tale incontro è solo una delle infinite possibilità esistenti. La vita – come ci ha insegnato Calvino e prima di lui Borges – è un gioco combinatorio. Lo è anche la musica, per lo meno lo è quella di Bregovic. È una musica che sa profondamente della terra da cui proviene, terra “di mezzo”, terra di conflitti e mescolanze, di arrivi e partenze, e per questo “gitana”.

Il cantante torna alla ribalta per urlare al mondo che il diverso può coesistere, così come accade nelle frontiere. Un melting pot era anche Piazza del Popolo ieri sera: giovani e meno giovani dai tanti accenti diversi si sono stretti in un grande abbraccio, cantando e ballando seguendo il calzante incedere delle frizzanti note balcaniche. La voce di Muharem Redžepi e la sua grancassa hanno accompagnato tutto il tempo la voce e la chitarra di Goran Bregovic. Ma non erano le sole voci; c’erano anche le bulgare Ludmila Radkova Trajkova e Daniela Radkova Aleksandrova, sul palco con gli abiti tradizionali del loro paese. E poi i cinque fiati: Bokan Stankovic alla Prima Tromba, Dragic Velickovic alla Seconda Tromba, Stojan Dimov al sassofono, Aleksandar Rajkovtc al primo trombone e Milos Mihajlovic al secondo trombone.

E poi, ad un tratto, ci siamo sentiti tutti Marko e Natalija in “Underground” di Emir Kusturika quando è partita “ya ya ringe ringe raya”. Eseguite anche “Kalasnjikov”, “Ausencia” e “Mesecina” per farcelo riviere un po’ tutto quel film che ha reso celebre il regista jugoslavo. Film in cui si brinda spesso alla vita mentre fuori regna la morte. Morte e vita, il grande e perturbante ossimoro delle nostre esistenze, compare anche nel nome scelto per la band di Bregovic: “La band di matrimoni e funerali”. Un bis composto da ben cinque pezzi, tra cui la nostrana “Bella ciao” in una splendida versione da orchestra. Questa il pubblico non l’ha solo cantata, l’ha letteralmente urlata. Terminato il pezzo con tutte le cento torri intatte e senza incursioni da parte di Casa Pound, ci ha fatto piacere, una volta tanto, pensare ad Ascoli Piceno come ad una città insignita della Medaglia d’Oro al valor militare per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale. Definiti più volte da Bregovic come un “pubblico strepitoso” torniamo a casa soddisfatti e… con le suole consumate.

LA FOTOGALLERY DI ANDREA VAGNONI


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