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Milani, il manager fatto in casa
che conosce la “macchina”

DECIMO numero uno della Sanità picena in meno di venti anni. Per lui sfida che fa tremare i polsi a seguito dell'ospedale di Spinetoli
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L’ospedale “Mazzoni” di Ascoli  (Foto Vagnoni)

di Franco De Marco

Buon lavoro a Cesare Milani, manager fatto in casa, alla guida della sanità picena. La sua nomina a nuovo direttore dell’Area vasta n. 5 non ha colto di sorpresa. Il nome circolava da tempo. Sessantadue anni, nato e residente a Montefalcone Appennino, laurea in Economia e commercio, con importanti incarichi amministrativi nel segno del Pd, Milani ha costruito la sua carriera tutta all’interno della sanità picena. Si è fatto le ossa prima come come impiegato nell’ospedale di Amandola poi è riuscito a raggiungere i vertici dell’Amministrazione sanitaria come direttore del personale prima e come direttore dell’area amministrativa negli ultimi anni.

Per la prima volta, dopo quasi 20 anni, alla guida della sanità ascolana non c’è un manager venuto da altrove (Ancona soprattutto) ma espressione del territorio. Ed è proprio questa la cifra di Milani. Persona mite, affabile, disponibile, certamente riuscirà ad avere buoni rapporti con medici, infermieri, altro personale e sindacati quasi sempre in trincea. Come si dice di un nuovo direttore di giornale, lui conosce perfettamente la “macchina”. Sa tutto di tutti e di tutto. Scusate se è poco.

Cesare Milani

Il suo banco di prova saranno però i rapporti con i vertici dell’Asur anconetana. Avrà l’energia, la personalità e l’autonomia per far valere le ragioni del Sud delle Marche? Auguriamoci di sì. Anche se queste nuove figure di direttori hanno poteri inferiori ai loro predecessori.

Milani, nell’arco di poco meno 20 anni, è il decimo direttore che siede nella stanza dei bottoni della sanità picena. Un valzer continuo che di certo non ha dato stabilità alla politica sanitaria e suscitato tante polemiche. Ogni volta è stato necessario ripartire da zero. Uno spezzatino molto negativo. Volete l’elenco dei direttori che si sono susseguiti? Maresca, Marabini, Carmosino, Gentili, Zuccatelli, Del Moro 1, Stroppa, Del Moro 2, Capocasa e ora Milani.

Quest’ultimo arriva nel momento in assoluto più delicato, da far tremare i polsi a tutti, della sanità picena negli ultimi anni a seguito della decisione della Giuta reginale di realizzare il nuovo ospedale di Spinetoli e di dare altre funzioni alle vecchie strutture del Mazzoni ad Ascoli e del Madonna del Soccorso di San Benedetto. D’accordo che la decisione è del governo centrale della Regione, parte da Ancona, ma in loco dovrà essere ben gestita difronte al fuoco aperto dai sindaci di Ascoli e di San Benedetto. La partita è in realtà ancora tutta aperta. La bussola di Milani deve avere una unica direzione: la garanzia di servizi sanitari migliori per i cittadini.

Se nel centrosinistra la scelta della Giunta regionale è stata accolta con favore, negli altri fronti politici le perplessità sono tante. «I direttori zona – afferma il sindaco Guido Castelli che sta conducendo una serrata battaglia contro il nuovo ospedale – sono stati privati della benchè minima autonomia. Sono portaordini, esecutori materiali della politica regionale che nelle Marche, per giunta, rifiuta ogni forma di programmazione preventiva prediligendo “spontaneismi” caotici ed estemporanei. Faccio il mio più sincero in bocca al lupo – conclude Castelli – a Milani ma di fronte a 9 milioni di tagli da realizzare in meno di 3 mesi temo che il suo ruolo non sia facile».

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