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Con “Restauri devozione”, tecnologia
e tradizione sono targate Unicam

ASCOLI - E' realizzato nell'ambito del Masterplan Terremoto grazie al contributo della Fondazione Carisap, in collaborazione con Musei Civici, Rete ecomuseale dei monti Sibillini, studio Dueesse, Fas, Adip, i docenti Massimo Ceroni e Michele Picciolo. Graziella Roselli (Unicam): «Come piccoli Sherlock Holmes scopriremo i segreti nascosti in opere finora mai studiate con tecniche scientifiche che diano un contributo al restauro»

Graziella Roselli di Unicam e Marco Corradi di Fas

di Stefania Mistichelli

Tecnologia e tradizione nel progetto “Restauri e devozione”, targato Unicam, realizzato nell’ambito di “Masterplan Terremoto” grazie al contributo di Fondazione Carisap (l’ha finanziato nell’ambito del piano pluriennale 2017/2019) e in collaborazione con Musei civici di Ascoli, Rete ecomuseale dei monti Sibillini, studio Dueesse, Fas, Adip e i docenti Massimo Ceroni e Michele Picciolo. «Nel titolo “restauro e devozione” – spiega Marco Corradi di Fas – troviamo i cardini fondanti del progetto. Restauro perché l’Università di Camerino si occuperà del recupero e della messa in sicurezza di alcune opere d’arte rinvenute nell’area del cratere di competenza della Fondazione Carisap. Devozione – prosegue – perché la scelta è caduta su opere che non hanno uno spiccato valore artistico, ma che per le comunità colpite dal sisma hanno un significato profondo dal punto di vista devozionale. Per questo, nel corso del progetto sono previsti momenti di coinvolgimento delle comunità, perché le persone possano seguire le diverse fasi del restauro e dello studio delle opere».

Due saranno i percorsi che, parallelamente, verranno avviati. Da un lato lo studio dell’opera in sè e il suo restauro, dall’altro la riscoperta della sua storia devozionale e del suo rapporto con il territorio di riferimento. «L’intento – aggiunge Graziella Roselli di Unicam, referente del progetto – è scoprire e rivelare, come piccoli Sherlock Holmes, i piccoli segreti nascosti in opere finora mai studiate, utilizzando tecniche scientifiche che possano dare un contributo al restauro. Contemporaneamente, sarà promossa la partecipazione delle comunità, valorizzando le attività svolte attraverso l’organizzazione di laboratori e open day. Inoltre, saranno archiviati e messi a disposizione tutti i materiali prodotti, da quelli digitali alle interviste, in modo che i comuni e territori possano valorizzazione anche in futuro il lavoro svolto e non resti invece un intervento isolato».

Sono otto i Comuni coinvolti (sette ascolani e uno del Fermano) per un totale di undici opere e altrettante località: Palmiano, Venarotta, Porchiano, Montemonaco, Montedinove, Taccarelli (frazione di Amandola), Spelonga, Pezzano, Montegallo, Arquata e Force. Obiettivo del progetto è anche stimolare un turismo alternativo, che vada alla ricerca di luoghi nascosti e spesso poco frequentati. «L’associazione Libero Spirito, cui va il merito di aver creato la rete Ecomuseale, si occuperà in particolare dei laboratori – la conclusione di Corradi – tutte le opere restaurate saranno mappate sul territorio».


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