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Il giudice: nessun mantenimento
all’ex moglie che non vuole lavorare

ASCOLI - Pronunciamento "rivoluzionario" anche in città dopo la sentenza della Cassazione. Alla donna, con una concreta capacità lavorativa, e che non partecipa alle spese non è stato riconosciuto alcun assegno economico

Il Palazzo di Giustizia di Ascoli (Foto Vagnoni)

E’ finita la “pacchia” per le mogli che non lavorano pur potendolo fare. Una recente sentenza del Tribunale di Ascoli stabilisce che, in caso di separazione, non hanno diritto all’assegno di mantenimento. E’ uno dei primi casi nel capoluogo piceno ma che non sarà certo l’ultimo. 

Protagonisti della vicenda, iniziata nel 2015, sono due ex coniugi ascolani alle prese con una difficile separazione giudiziale. Dipendente pubblico lui, rappresentato dall’avvocato Valeria Iachini, disoccupata lei se non per qualche lavoretto saltuario. Un figlio ed una a casa con mutuo da pagare. Nella prima fase della separazione, il presidente del Tribunale Fulvio Uccella aveva disposto, con provvedimento provvisorio ed urgente, che il marito riconoscesse alla moglie 300 euro mensili. Nel frattempo, essendo l’unico in famiglia con una fonte di reddito stabile, avrebbe dovuto far fronte anche alle spese al mutuo e, ovviamente, alle esigenze del figlio. Nel merito, il giudice istruttore Enza Foti accoglie le istanze dell’avvocato Iachini, supportate dalla sentenza della Cassazione, la  numero 6886 del 20 marzo 2018. Conclusione, il collegio chiamato ad esprimere il primo grado di giudizio, ribalta la decisione e stabilisce di “non dover riconoscere alcun assegno di mantenimento” alla moglie che non partecipa ad altre spese e “soprattutto in considerazione della concreta capacità lavorativa della stessa”. Nessun mantenimento dunque per la moglie dichiarata “perfettamente abile al lavoro”.

Il “Palazzaccio”, sede della Corte di Cassazione

Una sentenza rivoluzionaria destinata a cambiare radicalmente la cultura di una società, figlia delle donne che hanno lottato anni per i propri diritti fino a doverli ostentare fastidiosamente per farsi ascoltare. Eroine ormai d’altri tempi sono riuscite a tradurre il giusto riconoscimento in pari opportunità tra i due sessi. Siamo ora alla resa dei conti e bisogna parlare anche di doveri che un coniuge deve responsabilmente condividere con l’altro nella gestione della famiglia, cosi come nella scelta di intraprendere strade diverse, se va a finire male. Quindi non si lede la sacrosanta libertà di una donna, che ha preferito fare la moglie piuttosto che lavorare, nell’invitarla a trovarsi di che vivere se vuole lasciare il  marito.

m.n.g.


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