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Applausi al Trovatore, Manrico lotta
contro la censura fascista
ma il Ventidio Basso non si riempie

ASCOLI - La prova della verità sarà con "Così fan tutte". Produzione di buona qualità, piacevole da vedere e ascoltare. Si mette in evidenza il soprano Marta Torbidoni, marchigiana di Montemarciano (Ancona): incanta la sua Leonora
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di Franco De Marco

(fotoservizio di Andrea Vagnoni)

Lo spettacolo, “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi firmato dalla regista argentina Valentina Carrasco e diretto dal maestro Sebastiano Rolli, due molto preparati e ricchi di idee, andato in scena sabato sera nel Teatro Ventidio Basso, è stato decisamente buono. Piacevole da vedere e da ascoltare. Con interpreti, soprattutto giovani, all’altezza e destinati a belle carriere. Ma se questa prima produzione 2018-2019 della Fondazione Rete Lirica delle Marche, sul piano artistico è stata pienamente promossa, ad essere bocciato è stato il pubblico ascolano. Il Teatro Ventidio Basso ha visto solo circa 400 spettatori. Dopo che anche l’anteprima giovani, causa il ravvicinato inizio delle lezioni e l’impossibilità di organizzare le scolaresche, aveva fatto registrare 300 presenti.

Perché tanto poco pubblico alla recita di sabato? L’interrogativo se lo sono subito posto il sindaco Guido Castelli e l’assessore comunale alla cultura Piersandra Dragoni. Se lo è posto soprattutto il direttore della Fondazione Luciano Messi. La risposta è difficile da trovare. Non emerge una motivazione sicura. Intanto non è pensabile che una città capoluogo come Ascoli, al centro di un vasto comprensorio che abbraccia anche il Teramano, non abbia un pubblico di 700 spettatori per riempire il Ventidio Basso. Tra l’altro la tradizione lirica e  musicale della città è storicamente ben radicata. E allora? Il Trovatore è opera popolare, la Fondazione Rete Lirica delle Marche ha sempre fornito spettacoli di qualità. Vuoi vedere che a Fano sabato prossimo e a Fermo sabato 20 ci sarà il sold out? E’ vero che in questa produzione non c’era un nome di richiamo. Ma non può essere questo il motivo della latitanza del pubblico. C’è chi sostiene che forse il costo del biglietto (60, 40, 30, 20, con riduzione del 25%, 30% e 50%) è ritenuto troppo alto per la realtà ascolana. Ma a Fermo è lo stesso. Che i “puristi” della lirica siano stati messi in fuga dalla notizia di un Trovatore ambientato in epoca fascista? Mah! Eppure questa volta i manifesti della stagione operistica sono stati affissi con adeguato anticipo e su Facebook il tam tam del Comune è stato intenso. Insomma, almeno apparentemente, non esiste una giustificazione credibile. Prova del nove al prossimo appuntamento con Così fan tutte di Mozart, regia di Pier Luigi Pizzi, in programma il 29 novembre (anteprima giovani) e il primo dicembre.

L’assessore comunale alla cultura Piersandra Dragoni, che ha voluto anche un incontro (affollato, ben riuscito), alla vigilia della recita, con regista, direttore e interpreti, commenta con un po’ di amarezza: «E’ stato uno spettacolo straordinario. Chi non l’ha visto ha perso un’occasione».

Il Trovatore “fascista”, come detto, sul piano artistico è apparso molto curato e piacevole. L’idea della regista Valentina Carrasco, di spostare l’ambientazione durante la dittatura di Benito Mussolini, pur originale, non ha assolutamente tolto nulla alla drammaturgia del lavoro. «Le grandi opere liriche, soprattutto quelle verdiane – commenta – parlano di conflitti che sono sempre attuali e non limitati all’epoca in cui sono stati scritti. Ho voluto quindi avvicinare la storia ai nostri tempi per rendere più comprensibile la vicenda al pubblico. Manrico è diventato un giornalista, uno che faceva la cronaca del tempo come el Trovador nel libretto, uno che si popone al potere che limita la libertà». Manrico dunque simbolo di libertà di opinione che lotta contro la censura del tempo attraverso la stampa clandestina (scena del ciclostile).

Il pubblico ha applaudito con molta convinzione e spesso. I consensi maggiori, certamente meritati, sono stati per il soprano Marta Torbidoni, marchigiana di Montemarciano, che ha dato di Leonora una interpretazione molto convincente, ricca di colore, con passaggi ben gestiti, anche scenicamente efficace. Il tenore Ivan Defabiani ha delineato un Manrico misurato. Sufficienti l’Azucena di Silvia Beltrami e il Conte di Luna Simone Alberghini. Così come l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, diretta da Sebastiano Rolli. Il Coro del Teatro Ventidio Basso, quaranta elementi tra maschili e femminili, diretto dal maestro Giovanni Farina, ha fornito un’altra bella prestazione ma ormai è un fatto scontato. Ha assunto con autorevolezza il ruolo di “personaggio” dell’opera come nelle intenzioni del maestro Giovanni Farina. Gli assenti hanno avuto torto. Ma questo non è altro che un motivo in più per non indietreggiare sul fronte della cultura e continuare sullo spartito della qualità e del risparmio.

 

 


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