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Legambiente contro il condono:
«Si sanano abusi e si
ottengono i fondi per la ricostruzione»

ASCOLI - «Si tratta di una scelta grave e inaccettabile perché consentirebbe di condonare edifici posti in aree a rischio e di pregio ambientale, insanabili fino ad oggi, e, come se non bastasse, beneficerebbero del contributo al 100% della ricostruzione post sisma. Chiediamo ai parlamentari di modificare il decreto Genova negli articoli sulla ricostruzione delle zone terremotate di Ischia e del Centro Italia»
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Legambiente si scaglia contro il condono edilizio inserito nel “Decreto Genova” e che riguarda anche gli abusi commessi nelle zone del sisma del Centro Italia. «Chiediamo ai parlamentari di modificare le norme previste», è l’appello rilanciato anche dal circolo ascolano. «Come è noto dalla cronache degli ultimi giorni, nel decreto Genova sono previsti interventi per la ricostruzione di Ischia e delle regioni del Centro Italia devastate dai recenti terremoti. In particolare, per l’Isola campana, l’articolo 25 del provvedimento prevede che per gli immobili distrutti o danneggiati dalle scosse del 2017 vengano conclusi i procedimenti ancora pendenti di condono facendo riferimento esclusivamente alle disposizioni del primo condono, ossia la legge 47/1985 (governo Craxi).

Case distrutte dal sisma (foto Vagnoni)

Ciò significa che non varrebbero le norme più restrittive in materia di tutela paesaggistica e idrogeologica introdotte successivamente col condono del governo Berlusconi. Scelta grave e inaccettabile perché consentirebbe di condonare edifici posti in aree a rischio e di pregio ambientale, insanabili fino ad oggi, e, come se non bastassebeneficerebbero del contributo al 100% della ricostruzione post sisma. Mentre per i Comuni delle quattro regioni del Centro Italia colpite dal terremoto del 2016, si permette di sanare anche interventi abusivi realizzati su edifici esistenti fino al 2016.Un quarto condono, anche se circoscritto ad una parte del Paese, visto che si riaprono i termini temporali dell’ultimo condono del 2003. Due precedenti pericolosi -concludono gli ambientalisti- per la credibilità del Paese. Per questo Legambiente invita tutti i parlamentari a un atto di responsabilità e di giustizia e chiede di stralciare dal decreto quei passaggi che non velocizzano la ricostruzione e legalizzano degli abusi non sanabili fino ad oggi, mettendo anche in pericolo la sicurezza delle persone».


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