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Un 4 Novembre con polemica
per l’assenza di Provincia e Regione

SAN BENEDETTO - La cerimonia con deposizione della corona al monumento ai Caduti peer la Libertà e il grazie di tutti alle Forze Armate. Poi la coda velenosa dell'entourage del sindaco Pasqualino Piunti: «Avevano altro da fare? In zona c’è qualche piazza più importante di San Benedetto?»
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di Marco Braccetti

Un grazie alle Forze Armate per quello che hanno fatto in passato e per quello che continuano a fare oggi. E’ arrivato dal sindaco Pasqualino Piunti che, in mattinata, ha presieduto le celebrazioni per il IV Novembre, anniversario e centenario della vittoria italiana della Prima Guerra Mondiale. Il rito laico della Giornata dell’unità nazionale e delle Forze Armate ha visto protagonista anche il comandante in seconda della Capitaneria di porto sambenedettese, Gianluca Oliveti; insieme a molte altre autorità civili e militari, rappresentanti delle Associazioni combattentistiche e d’arma, oltre a diversi semplici cittadini.

Ma spiccavano anche delle assenze. L’entourage del sindaco, infatti, ha fatto notare la mancanza di rappresentanti della Provincia di Ascoli e della Regione Marche. «Avevano altro da fare? In zona c’è qualche piazza più importante di San Benedetto?», sono le domande pepate che filtrano da ambienti vicini al primo cittadino. Tornando alla cronaca: come tradizione, sono state deposte corone d’alloro nei tre monumenti ai Caduti presenti nel cuore della città, con ultima tappa per l’opera che commemora i morti in mare, voluta dall’Associazione nazionale marinai l’Italia.

Terminati i riti ufficiali, il sindaco ha tenuto un breve discorso, esternando rispetto e ringraziamento per le Forze Armate: «Non dobbiamo mai dare per scontate le conquiste fatte dai nostri antenati. Per questo sono particolarmente importanti celebrazioni come quelle di oggi, che mantengono vivo il ricordo» ha detto Piunti, ricordando il sacrificio dei cosiddetti “Ragazzi del ‘99” (ossia quelli nati nel 1899 e impiegati in battaglia appena 18enni) oltre al tributo di vite umane e di sacrifici patiti da San Benedetto. Non solo per i morti al fronte, ma anche per chi era rimasto a casa, soprattutto quelli che continuavano a vivere di pesca. Spulciando le fonti storiche, infatti, emerge che l’argomento dei disagi derivanti dalla guerra ai civili sambenedettesi fu discusso in due sedute del Consiglio Comunale: 7 giugno e 19 agosto 1915. In quest’ultima si parlò in modo più specifico dei danni derivanti alla pesca.

Il sindaco Antonio Guidi lesse una lunga relazione nella quale si alludeva alla restrizione della navigazione nel mare Adriatico per le navi di qualsiasi bandiera che, di fatto, causò lo stop totale alle attività ittiche: «Il divieto della pesca rappresenta un vero e grande disastro economico per la nostra popolazione» fu il grido di dolore lanciato da Guidi. Non furono certamente l’intervento del Governo e le scarse risorse del Comune ad alleviare le sofferenze della guerra per i pescatori sambenedettesi. Per la loro sopravvivenza fu decisiva la solidarietà che trovarono nei concittadini emigrati nel Tirreno, la loro straordinaria professionalità e il coraggio nell’affrontare i pericoli di un mare sconosciuto. Nel tempo hanno realizzato interi quartieri, si sono integrati nella nuova realtà e conquistata la stima delle popolazioni della Versilia. Purtroppo neanche nell’immediato periodo del Dopoguerra venne il tempo per gioire: pescatori e no hanno dovuto prendere la via dell’emigrazione in Argentina, Venezuela, Francia e Stati Uniti.

 


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