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Ugl sul pronto soccorso:
«Il sistema non funziona»

SAN BENEDETTO - Il segretario provinciale Benito Rossi interviene sulla situazione del nosocomio rivierasco: «Una struttura con un numero di accessi secondo solo ad Ancona non può essere gestita con così poco personale»
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«Oggi purtroppo le condizioni lavorative di infermieri, oss  e medici del pronto soccorso di San Benedetto sono notevolmente peggiorate, a causa di protocolli operativi non più consoni rispetto alle dotazioni organiche. Il sistema non  funziona. Chi ha lo teorizzato deve assolutamente fare molti passi indietro rispetto a quanto sperimentato». Sono le parole che arrivano dall’Ugl e dal suo referente provinciale Benito Rossi, che fa il punto sulla situazione del nosocomio rivierasco.
«Una struttura -continua Rossi- che ha sempre mostrato lungimiranza sul modo di affrontare urgenze ed emergenze sin dagli anni ’70. Una esperienza costruita sul campo, poi migliorata attraverso percorsi formativi, dove il comparto ha sempre assunto iniziative in ogni ambito. Un pronto soccorso ubicato sulla costa, di facile accesso, perché collocato sulla strada statale 16, ha sempre fornito risposte efficaci, a volte oltre le capacità umane».

L’ospedale di San Benedetto

«Per mantenere il sistema teorizzato occorre che la Regione investa in personale e struttura operativa, maggiormente idonea. I protocolli così strutturati non garantiscono utenti ed operatori. Nessun fatto personale, come maldestramente ci viene riferito, ma una triste realtà con la quale fare i conti. Un pronto soccorso forse secondo ad Ancona, con questo numero di accessi, non può essere gestito con questo numero di personale. Il pronto soccorso rappresenta l’avamposto della struttura ospedaliera è non può essere posto in discussione, anzi, necessita di rinforzi. Se così non sarà non esiteremo a rivolgerci alle autorità competenti» conclude Rossi. «Il pronto soccorso non si tocca. Oltre un certo numero di accessi il sistema organizzativo salta. Questo deve far riflettere bene chi è deputato in direzione Asur 5 a garantire la minima presenza di due medici per ogni turno. Il sistema prevederebbe tre medici in servizio in pronto soccorso, due infermieri in triage, un infermiere ed un oss in osservazione temporanea, rispetto l’attuale dotazione organica.  Il personale va motivato affinché continui a far parte del team; il personale del pronto soccorso ha sempre reagito per fornire all’utenza la massima professionalità, ma la Regione e l’Asur 5 si facciano carico delle responsabilità assunte e facciano la loro parte».

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