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Il paese di Serafino è salvo
La strada non passerà per Capodacqua
Arriva il no di Ato, Provincia e Regione
(Foto e video)

ARQUATA DEL TRONTO - La mobilitazione pacifica di cittadini e amici della frazione, tra le più devastate dal sisma, ha per ora scongiurato il progetto di realizzare in loco un collegamento asfaltato temporaneo verso l'Umbria. La manifestazione davanti alla Prefettura trova il sostegno anche dei sindaci del Piceno, preoccupati dall'impatto ambientale e dalla potenziale compromissione del bacino idrico che rifornisce di acqua tutto il territorio. La vittoria dei comitati spontanei
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La manifestazione dei cittadini di Capodacqua davanti alla Prefettura di Ascoli

di Luca Capponi

(foto di Andrea Vagnoni)

Pericolo scampato, per ora. La valle è salva, l’acquedotto pure. La bellezza di Capodacqua non verrà lesa dall’asfalto. Il terremoto ha provato a scalfirla, ora basta così. E’ stata una mattinata concitata quella di giovedì 20 dicembre, che però sembra avere portato qualche risultato alla causa dei cittadini della piccola frazione di Arquata danneggiata pesantemente dal sisma ma mai doma: la strada voluta dall’Anas per ovviare ai problemi di traffico verso l’Umbria, che avrebbe dovuto attraversare il paese (zona rossa), non verrà realizzata.

I cittadini di Capodacqua non mollano

Mentre chi si oppone a questo progetto manifestava pacificamente tra striscioni e campanacci in piazza Simonetti, la conferenza dei servizi che si è svolta nel vicino palazzo di Prefettura e Provincia vedeva palesarsi una folta schiera di no alla bretella. Alle perplessità di Ciip e Arpam si sono aggiunte le contrarietà di Ato (Autorità di ambito Territoriale Ottimale del servizio idrico integrato), Provincia di Ascoli e Regione Marche: quanto basta per stoppare un progetto sulla carta ad alto rischio sia a livello di impatto ambientale che di potenziale compromissione delle falde del sottostante bacino idrico che rifornisce di acqua tutto il Piceno e parte del Fermano (50 comuni e 300.000 persone).

Monia De Angelis di “Ancora Capodacqua”

Ammessi all’incontro tecnico, in via di ascoltatori, anche i rappresentanti dei comitati “Ancora Capodacqua” e “Capodacqua viva”, i promotori della manifestazione che, nella parte finale ha trovato sponda anche in parte degli amministratori dei Comuni piceni (c’era anche il sindaco Piunti di San Benedetto) che hanno incrociato la protesta per via del brindisi augurale tenutosi quasi in contemporanea sempre in Prefettura. Vicinanza anche dal vescovo di Ascoli Giovanni D’Ercole e del presidente del Ciip Giacinto Alati. «Questo risultato, per ora, ci rassicura, possiamo dire che il pericolo è scongiurato. -spiega Monia De Angelis di “Ancora Capodacqua”- L’Anas si era offerta si realizzare la bretella e poi smantellare tutto, ma il nostro no, per fortuna avallato anche dagli enti, è totale: non possiamo permettere uno sfregio del genere a un territorio che ha già tanti altri problemi da risolvere». Sulla stessa conferenza dei servizi c’erano stati dei malintesi; dapprima convocata per gennaio, poi anticipata al 20 dicembre, infine sospesa e poi svoltasi regolarmente.

L’arrivo di Petrucci, sollecitato dai suoi concittadini sul tema della protesta

«A Capodacqua non si può fare nulla, abbiamo una memoria storica enorme (qui nel ’68 Pietro Germi girò parte del “Serafino” con Celentano, ndr), in più c’è l’acquedotto: noi siamo contrari tout court ad un intervento logisticamente difficile, in posti dove d’inverno si toccano i meno 15 gradi. Ci chiediamo come si faccia soltanto a pensarla una cosa del genere» ribadisce Nicola D’Angelo. Ora la situazione resta congelata, in attesa che partano i lavori sulla galleria Cesaronica fortemente lesionata dal sisma, principale e più veloce via di accesso all’Umbria che dovrà essere sottoposta a delicati interventi. Nel frattempo, più che attraversare Capodacqua, in molti si sono dichiarati favorevoli al ripristino della vecchia Nursina, anche se l’Anas non è del tutto convinta.

Il sindaco di Ascoli Castelli

E se in generale i sindaci si sono trovati d’accordo con la mobilitazione spontanea, su tutti il primo cittadino di Ascoli Guido Castelli, dall’altro resta lo “strappo” registratosi con il sindaco di Arquata Aleandro Petrucci, tacciato di non avere contribuito in maniera decisa alla causa e al suo passaggio bersaglio di critiche più o meno velate. «Siamo particolarmente preoccupati -aveva detto Castelli prima della conferenza dei servizi- perché come noto ad Ascoli manca un impianto di soccorso in caso di mancanza di acqua, questo vuol dire che qualora dovessero esserci compromissioni delle falde i primi a rimanere all’asciutto saremmo noi, proprio come successe a Tallacano nel 2007. Ho l’obbligo e volontà di stare qui e difendere Ascoli e il territorio, per un’operazione che sembra discutibile e che non può non vedere uniti gli amministratori interessati. Non si scherza su queste cose».

Il sindaco di San Benedetto Piunti con l’assessore ascolano Silvestri

Il presidente del Ciip Alati

Ci si sostiene col buon cibo di montagna

 

 


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