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Addio Banca d’Italia, chiuso
Palazzo Cataldi-museo dopo 251 anni
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ASCOLI - L'edificio di corso Mazzini, dichiarato di interesse storico-architettonico-archeologico, è ora in vendita per 6 milioni. Il sogno? Destinazione culturale

L’ingresso della ormai ex Banca d’Italia (Fotoservizio Andrea Vagnoni)

di Franco De Marco

Addio Banca d’Italia di Ascoli in corso Mazzini 207. Oggi 21 dicembre 2018 è stata chiusa definitivamente, a ben 251 anni dall’apertura (era il 31 maggio 1864), la filiale del capoluogo piceno dell’istituto bancario nazionale. Uno dei tanti gioielli della città.  Nel centro storico si spegne un’altra luce e le speranze di riaccenderla sono piuttosto problematiche e comunque a lungo termine. Al di là delle funzioni fin qui svolte dalla Banca d’Italia, il grande complesso edilizio, ben 3.165 metri quadrati, ha un enorme pregio architettonico lungo il decumano della città romana. Si tratta di un vero museo. Fatto costruire dalla famiglia patrizia Cataldi (da qui il nome Palazzo Cataldi Morganti) nella prima metà del secolo XVIII, nella struttura esterna possiede una torre medievale con piccolo portalino rettangolare con architraver sormontata da un arco falcato a lunetta forata. Risale ai secoli XIII e XIV. E nel salone al primo piano si trova un bellissimo affresco a soffitto realizzato dal pittore ascolano Biagio Miniera (1697-1755). Inoltre nell’atrio è conservato un capitello corinzio di età romana ed è continuamente oggetto di studio, nella parte esterna,  una rarissima volta a triangolo pure medievale. Scusate se è poco.

Il provvedimento di dismissione da parte della Banca d’Italia centrale era stato programmato da tempo. Già nel 2015 venne interrotto il servizio di tesoreria. Oggi l’ultimo triste atto. Presente il direttore della sede di Ancona (l’unica rimasta nelle Marche) Gabriele Magrini, il dirigente locale Pino Felicetti, l’ing. Luigi Borrello responsabile tecnico, ed altro personale, sono state espletate tutte le formalità poi la porta è stata chiusa. E adesso? L’immobile è stato messo in vendita ad un prezzo di circa 6 milioni. Si riuscirà a trovare un acquirente? Secondo alcune indiscrezioni ci sono già state avanzate manifestazioni di interesse da parte di privati. Ma dalla manifestazione d’interesse all’acquisto la strada è lunga. I tempi sono duri. Anche perché l’edificio è stato dichiarato di interesse  storico-architettonico-archeologico, quindi vincolato, dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici delle Marche. In altre parole, a parte i 4 appartamenti moderni esistenti all’interno del complesso,  se l’eventuale acquirente avesse intenzione di realizzare altre abitazioni dovrebbe prima ottenere un cambio di destinazione. In totale le unità immobiliari sono 11. Nel sottosuolo esiste un bunker blindato…indistruttibile.

Vista la bellezza del complesso edilizio, e se un sogno si potesse realizzare, l’ideale sarebbe l’acquisto da parte del Comune, o di altra istituzione pubblica, o della Fondazione Carisap, con  destinazione museale o comunque culturale. Il contenitore potrebbe ad esempio ospitare la Galleria di arte contemporanea “Osvaldo Licini” o altra istituzione culturale pubblica (biblioteca, pianatocea….). Ma è solo un sogno perché, come noto, il Comune di Ascoli, come tutti i Comuni d’Italia, cerca disperatamente di disfarsi di immobili non strategici nel tentativo di reperire risorse. Altro che acquisto. L’edificio sarebbe l’ideale per una banca ma anche qui la situazione non appare molto favorevole. Basti pensare che la vicina sede della ex Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, oggi Intesa, è in gran parte inutilizzata anche dopo il trasferimento degli uffici della Fondazione Carisap nella Bottega del Terzo Settore (ex Cinema Olimpia). E allora? Allora aspettiamo. Non si sa mai. Chissà. Purtroppo, al momento attuale, l’ipotesi più realistica è che questo immobile non sarà fruibile per molto tempo. Un peccato. Nel 2013, in occasione delle Giornate Fai, Palazzo Cataldi venne in maniera straordinaria aperto al pubblico.

Dopo l’avvio del piano di ristrutturazione di Banca d’Italia, erano rimasti al lavoro solo 11 dipendenti cinque dei quali sono andati in pensioni e gli altri trasferiti. Questo servizio è purtroppo uno dei tanti servizi persi nel tempo dalla città sull’altare della crisi. L’unica parte del complesso edilizio che rimane fruito è il locale in via Giudea dove è stato collocato lo sportello unico dell’edilizia del Comune. Il contratto di comodato scadrà a marzo.

Il complesso edilizio, come viene spiegato nell’avviso di vendita, è costituito da due edifici distinti adiacenti su corso Mazzini. Il primo, ad angolo tra corso Mazzini e Largo dei Cataldi, che si sviluppa su un piano entroterra e quattro piani fuori terra è di epoca settecentesca. Il secondo è di epoca medioevale che si sviluppa su un piano entroterra e quattro piani fuori terra. Le rifiniture della sono di pregio: pavimenti in lastroni di porfido scuro lucidati a piombo al piano terra e primo mentre la scala principale è in travertino così come i rivestimenti delle pareti dell’atrio e del corpo ascensore . Lo stato di manutenzione è ottimo. La Banca d’Italia lascia un edificio pienamente efficiente e sicuro dotato di tutti i servizi anche sofisticati. Un peccato abbandonarlo.


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