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La bonifica all’ex Carbon
Il Movimento 5 Stelle chiede
un incontro alla Restart:
«Garanzie ambientali sull’intervento»

ASCOLI - Alla vigilia della sigla della convenzione Comune-Restart, annunciata dall’assessore all’Urbanistica Luigi Lattanzi, l'intervento del consigliere pentastellato Massimo Tamburri: «Quello che è fatto è fatto, pensiamo ai lavori: che siano portati avanti nella massima sicurezza. L’inceneritore che servirà a bruciare la terra rimossa nell’opera di bonifica che tipo di garanzie ambientali potrà dare negli anni? Siamo sicuri che la sua ciminiera non sparerà fumi tossici e che non tornerà la puzza dei tempi della Carbon?». E aggiunge: «E' un problema del privato, ma chi li compra 1.500-2.000 appartamenti?»
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L’interno di uno dei tanti capannoni della ex Carbon dismessi e abbandonati da anni (Foto Perozzi)

di Adriano Cespi

Conto alla rovescia iniziato per la nascita dell’ottavo quartiere cittadino. Poche settimane ancora e, con la sigla della convenzione Comune-Restart, annunciata, ieri, su Cronache Picene, dall’assessore all’Urbanistica, Luigi Lattanzi («entro gennaio ci sarà la tanto attesa firma dell’atto»), la società costituita ad hoc da una cordata di imprenditori ascolani potrà iniziare, già da subito, l’opera di bonifica (5 anni la durata dell’intervento) e, successivamente, dare il via ai lavori per la costruzione, in un’area di 350mila metri cubi, di nuove palazzine (previsti 1.500-2.000 appartamenti), e per la realizzazione di 9 ettari di parco cittadino e fluviale, (“sarà il più grande delle Marche”, come sottolineato da Lattanzi), con giardini attrezzati, spazi gioco per bambini ed anziani, campi di calcio e polifunzionali all’aperto, piste ciclabili, strutture commerciali; oltre alla creazione, su altri 9 ettari di terreno, di un moderno polo tecnologico dove sorgeranno progetti industriali e start-up innovative. Il tutto per dare vita, su quei 27 ettari di terreno attualmente occupati dall’ex Carbon, ad Ascoli 21, il nuovo quartiere a ridosso di Porta Maggiore ed a pochi passi dal centro storico. Costo dell’operazione 35 milioni di euro, tutti a carico della Restart, proprietaria dell’area, che porteranno nuova economia e nuovi posti di lavoro.

Massimo Tamburri del Movimento 5 Stelle

Ma emergono dubbi e perplessità. Ed a lanciarli è Massimo Tamburri, attuale portavoce del M5S in Consiglio comunale e candidato sindaco pentastellato alle prossime elezioni comunali di maggio. «Intanto io – attacca subito Tamburri – al posto delle Amministrazioni che si sono succedute alla guida del Comune, avrei fatto pagare l’intervento di bonifica a chi quell’area l’ha inquinata, ovvero alla Carbon, per poi ragionare in chiave pubblica all’intervento di riqualificazione. Ma voglio mettermi nei panni del privato: con la crisi economica che ha colpito Ascoli e dalla quale la città sembra proprio non saper uscire, come si può pianificare un’area di 350.000 metri cubi destinati ad edilizia residenziale con la costruzione di 1.500-2.000 nuovi appartamenti? E chi li compra! Riuscirà la Restart a rientrare dalla spesa? Comunque questo è un problema del privato». L’esponente M5s punta, infatti, il dito proprio sull’idea di nuovo quartiere. «E’ la classica dimostrazione della mancanza di progettualità che il centrodestra ha avuto per Ascoli in questi venti anni alla guida dell’Amministrazione – sottolinea Tamburri – si parla di turismo e non abbiamo alberghi, si vuole far rientrare Ascoli nel percorso delle città d’arte e non disponiamo di spazi ricettivi per accogliere i visitatori. Magari si sarebbe potuto costruire lì, in area ex Carbon, qualche albergo, riducendo le volumetrie destinate a nuove case. Oppure un polo fieristico. Ormai, purtroppo, quello che è fatto è fatto. Pensiamo alla bonifica e speriamo che sia portata avanti nella massima sicurezza».

Luigi Lattanzi, assessore comunale all’Urbanistica

E su questo aspetto il portavoce M5S esprime forti preoccupazioni, nonostante le rassicurazioni lanciate, sempre ieri, dall’assessore Lattanzi («l’intervento è passato sotto la lente d’ingrandimento di diversi enti pubblici: Arpam, Asur, Provincia e Istituto nazionale d’igiene ambientale, il cui lavoro è quello di valutare rischi e pericoli, e tutti hanno dato l’ok all’operazione e certificato il livello massimo di sicurezza per l’ambiente e la salute pubblica»). «La vasca di prima pioggia, uno dei punti più inquinati, sarà tombata senza che in un futuro prossimo o lontano sorgano problemi?- rilancia però Tamburri – e, soprattutto, il desorbitore, cioè quell’inceneritore che servirà a bruciare la terra rimossa nell’opera di bonifica e che verrà installato in loco, che tipo di garanzie ambientali potrà dare negli anni? Siamo sicuri che la sua ciminiera non sparerà fumi tossici e che ad Ascoli non tornerà quella puzza che tanti di noi ricordano all’epoca del funzionamento della Carbon? Per questo ad anno nuovo chiederemo un incontro, anche urgente, con i vertici della Restart per capire bene in cosa consistono intervento di bonifica e piano di riqualificazione ed, eventualmente, discuterne in chiave futura».

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