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Acqua, il dato shock:
dopo il terremoto
sorgenti scese del 37%

ASCOLI - Il grido d'allarme del presidente dell'Ato 5, Sergio Fabiani: «Da 1.200 litri al secondo siamo passati a 750, con alcune sorgenti minori che sono sparite del tutto, mentre quella principale di Foce di Montemonaco è più che dimezzata»
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«Dopo il sisma il totale delle portate delle sorgenti è passato da circa 1200 litri secondo prima del sisma a 750 litri secondo nell’arco di 2 anni, con una diminuzione media di oltre il 37%, con alcune sorgenti minori che sono sparite del tutto e della sorgente principale di Foce di Montemonaco che è più che dimezzata, passando da circa 500 a 220 litri secondo». Sono i dati drammatici comunicati dal presidente dell’Ato delle acque e della Provincia, Sergio Fabiani che interviene sulla crisi idrica in atto nel Piceno.

Sergio Fabiani (Foto Andrea Vagnoni)

«Il terremoto – dice Fabiani – che ha così duramente colpito i nostri territori ha portato con sé, oltre a morte e distruzione, anche lo sconvolgimento di tutto il sistema acquedottistico, sia in termini di pesanti danneggiamenti alle strutture (tubazioni, centrali, ponti e gallerie) che, ancora più preoccupante, all’intero sistema di rifornimento rappresentato dalle sorgenti, che sono localizzate proprio nelle aree dell’epicentro del terremoto, tra Arquata del Tronto e Montemonaco. Dall’agosto del 2016 si è assistito ad una graduale diminuzione delle portate delle sorgenti dovuta a fenomeni geologici e sismici: le sorgenti non vengono più rifornite come prima, le acque seguono altri percorsi sotterranei. Il risultato è che il totale delle portate delle sorgenti è passato da circa 1200 litri secondo prima del sisma a 750 litri secondo nell’arco di 2 anni, con una diminuzione media di oltre il 37%, con alcune sorgenti minori che sono sparite del tutto e della sorgente principale di Foce di Montemonaco che è più che dimezzata, passando da circa 500 a 220 litri secondo. Il graduale impoverimento delle sorgenti – aggiunge – associato a seri danneggiamenti degli acquedotti a seguito del terremoto, hanno portato nell’autunno del 2017 a dichiarare lo stato di allarme codice rosso nei territori delle province di Ascoli Piceno e Fermo dell’Ato5. Visto il perdurare dello stato di allerta codice rosso, proprio la scorsa settimana il gestore Ciip ha attivato l’ulteriore fase di chiusura notturna dei serbatoi nella provincia di Ascoli Piceno».

Fabiani illustra le azioni messe in campo. «Parallelamente alla dichiarazione dello stato di allerta codice rosso -dice sempre il presidente-, è stata attivata da subito una intensa e proficua collaborazione tra Aato, Gestore e Protezione Civile Regionale e Nazionale, sempre vicine alle istituzioni, per programmare tutte le attività che la legge prevede in questi casi.

L’acquedotto del Pescara (foto da Ciip spa)

Nel dettaglio è stato condiviso un percorso tecnico e amministrativo che ha portato alla definizione degli interventi urgenti che sono necessari a superare lo stato di crisi. Si tratta di circa 5,2 milioni di euro per interventi infrastrutturali per impianti di soccorso (Castel Trosino, Fosso dei Galli e Montemonaco) ai quali si aggiungono circa 600 mila euro per la gestione dell’emergenza (energia elettrica, manutenzioni straordinarie e materiali). Tutto questo verrà contenuto in un’apposita ordinanza della Protezione Civile di imminente emanazione, dove oltre a venire dichiarato lo stato di emergenza idrica verranno finanziati gli interventi sopraindicati, specificando tempi e modi per attuare gli stessi. Sono certo -conclude-, nonostante il difficile momento che sta vivendo il territorio a seguito del terremoto che ha investito anche un fabbisogno primario come l’approvvigionamento idrico, che lo sforzo e l’impegno di tutti, dalle istituzioni locali passando per la Protezione Civile Regionale e Nazionale, agli operatori che quotidianamente sono impegnati sul territorio, garantiranno il superamento della crisi idrica in atto attraverso il finanziamento e l’attuazione dei relativi interventi».

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