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Gioco d’azzardo, Ascoli la città
dove si scommette di più:
un altro dito sulla piaga

ASCOLI - Dopo essere scesa sotto i 49.000 abitanti, e dopo gli allarmanti numeri che arrivano da disoccupazione, povertà e droga, ecco ora quelli relativi a slot machine e scommesse

Ascoli, città romana e medievale

di Andrea Ferretti

Ci mancavano pure le slot. Ascoli Piceno è la città delle Marche con la più alta spesa pro capite (1.726 euro nel 2017) per slot machine e scommesse. Un numero che, come un dito nella piaga, sembra infierire sulla città delle cento torri, concentratissima sul rinnovo di maggio di sindaco, giunta e consiglio comunale. Isola felice è solo un ricordo. Al massimo, un modo di dire. Che però non dice pià nessuno. Disoccupazione: 14,5% contro il 7,7% della media marchigiana e il 10,7% di quella italiana. Povertà: 60 persone al giorno si rivolgono alla mensa dei bisognosi (Zarepta), 843 cittadini nel 2018 (dato di ottobre) hanno bussato alla porta dell’Emporio della Carità, 36 famiglie usufruiscono del “reddito di dignità” del Comune (400 euro al mese), 177 del “reddito di inclusione” dello Stato (300 euro al mese), 25 nuclei familiari ricevono aiuti economici dai Servizi sociali (a 2 il Comune paga i farmaci, a 9 le utenze), 280 famiglie sono in attesa di una casa popolare. Droga: 619 tossicodipendenti, tutti i giorni, si affidano alle cure del Sert (territorio che va da Comunanza a Pagliare). E, per chi ancora non lo sapesse, Ascoli è da poco scesa sotto i 49.000 abitanti: un dato storico e allarmante al tempo stesso. Tornando ai numeri di slot e scommesse, i 1.726 euro pro capite sono saltati fuori da una indagine condotta da “Visual Lab”, in collaborazione con Dataninja e Effecinque. Che poi l’impennata di slot e scommesse sia un diretta conseguenza delle altre criticità, è in grado di spiegarlo anche uno psicologo alle prime armi.

Fabio Urbinati

«Questi dati non fanno che confermare ciò che sostengo da tempo – dice Fabio Urbinati, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, che da tempo si batte su questo fronte – e cioè è necessaria la massima regolamentazione del gioco d’azzardo per prevenire e contrastare le ludopatie. Non a caso – prosegue – la Regione Marche ha legiferato sul tema e sappiamo che si tratta di una buona legge e di una legge che funziona, come ha dimostrato la recente sentenza del Tar delle Marche sul caso di Macerata. Rinnovo ancora una volta l’appello ai sindaci ad utilizzare gli strumenti che la legge regionale mette a loro disposizione per garantire la quiete e la salute pubblica. Più volte io stesso, anche recentemente – insiste Urbinati – ho inviato più di una lettera al Comune di San Benedetto e alle autorità competenti chiedendo la revoca della licenza all’Admiral Club di via della Liberazione, essendo la sua attività in palese violazione di legge sulle distanze minime da luoghi sensibili per l’attività di raccolta di scommesse e di sale giochi con apparecchiature videolottery, ed in violazione delle disposizioni regionali e nazionali per il contrasto alle ludopatie. Il gioco d’azzardo patologico è un problema serio e sempre più dilagante, con gravi conseguenze a livello sociale e sanitario. La Regione – conclude – ha fatto il suo dovere emanando un’ottima legge che non prevede solo limitazioni e sanzioni, ma anche percorsi formativi e riabilitativi per chi è caduto nella rete delle dipendenze dal gioco d’azzardo. Ora tutti gli attori coinvolti nell’applicazione della normativa devono fare la loro parte perché la legge sia più efficace possibile».

Gioco d’azzardo patologico, Urbinati scrive a questore e prefetto


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