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E il quadro donato al Comune
finì al Mercatino dell’Antiquariato:
indagano i Carabinieri

CASTEL DI LAMA - Due cittadini hanno individuato il quadro raffigurante i caduti e i reduci lamensi della Grande Guerra tra le bancarelle dell'esposizione ascolana. Il sindaco Mauro Bochicchio: «Voglio capire chi in maniera lecita o non lecita si è appropriato di questo bene». Il caso della tela del Settecento del pittore don Tommaso Nardini sparita dal Municipio e non ancora ritrovata

Il quadro ritrovato con le immagini degli eroi della Grande Guerra (Foto da Facebook)

di Claudio Felicetti

Trovano casualmente sulla bancarella del mercatino dell’antiquariato di Ascoli il quadro con le foto dei caduti e reduci lamensi della Grande Guerra e scoprono che era stato donato anni fa al Comune di Castel di Lama. Un altro misterioso caso di un bene di proprietà comunale sparito dal municipio, dopo quello della tela del Settecento del pittore don Tommaso Nardini (non ancora ritrovata).  Anche questa vicenda, ovviamente, è finita all’attenzione dei carabinieri del Nucleo investigativo Tutela patrimonio culturale (Tpc) di Ancona, che ora indagano per sapere come il quadro dei combattenti sia potuto finire sulla bancarella di un rigattiere. Qualche giorno fa, i militari dell’Arma di Ancona, in collaborazione con il comandante della stazione locale Gianni Belardinelli, hanno sentito nella caserma picena le persone in grado di dare informazioni utili sul caso. Non sono da escludere ulteriori e utili testimonianze ai fini dell’indagine.

Il retro del quadro

Tutto è iniziato l’otto dicembre scorso, quando su una bancarella del mercatino dell’antiquariato di Ascoli i lamensi Gianluca Maurizi e Mino Muscelli hanno notato, e poi acquistato, un quadro con le foto e i nomi sotto degli “Eroi caduti per la Patria ed i reduci” della prima guerra mondiale, tutti di Castel di Lama. La sorpresa è stata grande quando hanno letto sul retro del quadro la scritta ancora evidente “Donato al Comune di Castel di Lama dagli eredi di Silvio Pierantozzi”, con la firma di Patrizia Pierantozzi e la data (14.10.1996). I due hanno postato le foto del quadro su Facebook dicendosi disposti a riconsegnarlo al Comune, nella speranza di avere più fortuna dei precedenti donatori. «Qualcuno conosce i signori che lo donarono all’epoca?», avevano chiesto infine i nuovi proprietari. 

La storia è diventata subito di dominio pubblico e qualcuno ha pensato bene di segnalare anche questo curioso caso ai carabinieri.

La più incredula di tutti è proprio la signora Pierantozzi, la donatrice, professoressa di Lettere molto conosciuta, da poco in pensione: «Sono sorpresa e indignata per quanto accaduto – afferma – Come eredi di nonno Silvio, combattente della Grande Guerra, abbiamo donato il quadro al Comune pensando che fosse il posto più adatto per conservare una testimonianza di storia locale, invece lo ritroviamo per puro caso su una bancarella. Un fatto sconcertante, che mi lascia molto amareggiata. La mia famiglia – aggiunge la Pierantozzi – era di Castel di Lama e molti in paese ricordano ancora quando mio padre e mio zio gestivano un rifornimento con bar e officina nell’attuale zona di San Silvestro. Un giorno, dopo aver ritrovato il quadro in soffitta tra gli altri oggetti di mio nonno, avevamo pensato di donarlo all’Amministrazione comunale, in modo che potesse rappresentare una memoria importante per le generazioni future. Per noi non conta tanto il valore dell’oggetto in sé, che è minimo, quanto quello affettivo. Ecco perché ci terremmo a rivederlo esposto in municipio». 

Mauro Bochicchio

Ma come è potuto accadere che il quadro dei caduti e reduci, fino a qualche anno fa in bella mostra sulla parete, sia finito al mercatino dell’antiquariato? «Sono molto dispiaciuto – commenta Mauro Bochicchio, sindaco da qualche mese – ora voglio capire chi, in maniera lecita o illecita, abbia potuto appropriarsi di un bene del Comune. Se esiste un inventario del patrimonio? Da quello che mi risulta, sono stati inventariati solo alcuni beni. Comunque, cogliamo l’occasione dell’imminente avvio del progetto per gli over 30 disoccupati, già approvato e finanziato dalla Regione, per catalogare i nostri beni culturali e patrimoniali».

«Ho riconosciuto quel quadro con le foto di caduti e reduci della Grande Guerra, anche perché conoscevo bene alcuni superstiti – conferma Pio Silvestri, ex assessore e ora consigliere comunale dalla memoria di ferro, nonché appassionato di pittura e storia – era appeso al muro del corridoio, tra la porta della stanza del vice sindaco e quella del segretario comunale. Lo potevo vedere quando salivo le scale, era sulla parete di fronte. Nel maggio 2014, quando sono stato rieletto, non c’era più».

Pio Silvestri

Era stato proprio Silvestri, nella tarda primavera del 2015, ad inviare un esposto ai carabinieri del Nucleo investigativo Tpc di Ancona, per segnalare la sparizione, sempre in municipio, di una pala d’altare dipinta da don Tommaso Nardini (1658-1718), sacerdote e pittore ascolano, tra i più quotati decoratori marchigiani (in affresco) del periodo. «La tela in questione – ricorda Silvestri – raffigurante San Michele Arcangelo che accompagna le anime in Purgatorio e San Francesco Saverio in oblio che guarda Dio, in alto tra due santi, era nella cappella del cimitero, poi demolita. Il quadro fu allora portato in municipio e fu poggiato per terra sulla scala, vicino all’ascensore, in attesa di sistemazione. Lo ricordo in quel posto fino al 2013, dopodiché non c’era più. Proprio perché la ritenevo un’opera interessante, nel 2004, quando ero assessore, l’avevo fatta stimare dal professor Stefano Papetti e avevo chiesto un preventivo per il restauro dell’opera, che poi non mi fu accordato. Certo è – conclude con disappunto Silvestri – che le Amministrazioni passate, in mia assenza, hanno custodito male il patrimonio».

Al di là delle indagini dei carabinieri, che vanno avanti, si rimane allibiti nell’apprendere che ancora nel 2019 un Comune di 8.600 abitanti non abbia ancora un inventario completo del proprio patrimonio, quando si tratta di un adempimento previsto da vecchie leggi. A questo punto, è anche lecito chiedersi: sono solo questi i beni spariti dal municipio?

 


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