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Da Cossignano
alla deportazione in Germania
Medaglia d’onore
per Calisto Barbizzi

A RITIRARE IL FREGIO nella cerimonia di Palazzo dei Capitani ad Ascoli c'erano il figlio Pacifico ed il sindaco De Angelis. Calisto fu catturato in Albania e tenuto in prigionia per due anni. Dopo la liberazione, per tornare a casa ci impiegò tre mesi

Il prefetto Stentella consegna la medaglia a Pacifico Barbizzi accompagnato dal sindaco D Angelis

Calisto Barbizzi, nato a Cossignano nel giugno del 1920 e deceduto a San Benedetto del Tronto nel 1971,  durante la seconda guerra mondiale era militare di leva del Regio Esercito Italiano, più precisamente faceva parte del 225° Reggimento Fanteria. Dopo l’armistizio del 1943, trovandosi in servizio militare attivo presso il Comando Compagnia a Corcia (Albania), veniva catturato dalle forze militari tedesche in data e deportato in Germania (Stammlager XII F – Forbach), per essere avviato ai lavori forzati ai quali effettivamente fu assoggettato fino al 24 settembre del ’44 e poi ai lavori di casermaggio fino al termine del conflitto bellico avvenuto con la resa incondizionata della Germania in data 2 maggio 1945. Barbizzi fece ritorno a casa solo tre mesi dopo.

La sua storia, insieme a quella di molti altri eroi, è stata al centro delle manifestazioni organizzate in occasione del “Giorno della Memoria”, durante cui il prefetto di Ascoli, Rita Stentella, in segno di memore omaggio alle vittime dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici nei campi nazisti, ha consegnata gli eredi dei deportati e/o internati nei lager nazisti, residenti nelle province di Ascoli e di Pesaro Urbino, due Medaglie d’Onore conferite dal Presidente della Repubblica Mattarella, andate a Attilio Nociaro e Calisto Barbizzi.  A ritirare la medaglia per Calisto, durante la consegna avvenuta nel Palazzo dei Capitani di Ascoli c’era il figlio il figlio Pacifico, accompagnato dal sindaco di Cossignano Roberto De Angelis.

 


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