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Chiude la “barberia del terremoto”,
simbolo di resistenza e tenacia

ASCOLI - Il locale dove operava Tonino Santamaria, in via Nicolò IV, è inagibile ma lui continuava a lavorare imperterrito, tra puntelli e pali di sostegno. La voglia di non arrendersi però ha ceduto alla ragione; si è trasferito con la sua attività in piazza Sant'Agostino. La storia di un vero personaggio, da 70 anni con le forbici in mano

di Franco De Marco

Ha chiuso la storica e popolare “barberia del terremoto”. Ascoli ha perso anche una molto singolare…. attrazione turistica. Tonino Santamaria, 75 anni, barbiere da quasi 70 fin da quando aveva 9 anni, persona di squisita gentilezza, amico di tutti, la sua personale sfida contro il terremoto l’ha però vinta. Non si è arreso ed ha ripreso a lavorare in un altro salone in piazza Sant’Agostino. La storia di questa storica barberia di via Nicolò IV, angolo con via Delle Torri, in pieno centro storico, è emblematica per tanti motivi.

Santamaria all’opera nel locale inagibile

Dopo il terremoto di 3 anni fa, con il palazzo dichiarato inagibile, Santamaria aveva deciso di chiudere e di andare in pensione dopo 70 anni di lavoro (a nove anni andava a scuola la mattina e al pomeriggio nella bottega di Porta Cappuccina). Poi però, strada facendo, lui che con le forbici e il pennello in mano ci è nato, e non ne può fare a meno, ci ha ripensato visto che il locale, al pianoterra del palazzo, con una fitta rete di puntelli d’acciaio soffitto-terra, era stato messo in sicurezza. Così la barberia, soprattutto per gli affezionati, ha ripreso a funzionare seppur un po’ clandestinamente.

Questo il personaggio. Poi il fatto estetico-strutturale-sentimentale. Chiunque, passando in via Nicolò IV, non poteva non rimanere folgorato da questo barbiere che lavorava tranquillamente, tagliando capelli e facendo barbe, in mezzo ad una selva di pali, rivestiti di nastro adesivo colorato, che puntellavano il locale. Un’immagine incredibile. Shock. Di emozionante impatto visivo. Un’immagine simbolo, di sentimento collettivo, meritevole di essere diffusa in tutto il mondo, che rappresentava la voglia di non arrendersi alle bizze della natura.

La “barberia del terremoto” è diventata così anche un’attrazione per i turisti, italiani e stranieri soprattutto. Quel barbiere, in mezzo a tanti pali di sostegno, cliente sulla sedia, è stato fotografato da centinaia e centinaia di curiosi increduli alla vista. Lui ha voluto però mantenere sempre una certa riservatezza perché, carte alla mano, in quel locale non poteva stare. Ma contro tutto e tutti Tonino Santamaria ha continuato impassibile. Ci sono stati, è vero, clienti che per paura non si sono più visti, ma tanti altri affezionati hanno continuato a frequentare la barberia. «Mi dispiace Tonino, ma ho paura, non posso più portarti il bambino», diceva qualche mamma. E qualche rappresentante delle istituzioni addolorato ma ligio: «Non posso far finta di nulla. La barba la faccio da un’altra parte». Santamaria però è andato avanti ugualmente.

La “barberia del terremoto” ha continuato a funzionare nonostante i divieti. Ora però, questo singolare personaggio, che meriterebbe una bella medaglia per la dedizione al lavoro e per come ha reagito alla disgrazia del terremoto, si è finalmente deciso. Anche perché, pur con tutta la benevolenza, la situazione non poteva più reggere e il palazzo chissà quando potrà essere restaurato. Così ha chiuso definitivamente il locale di via Nicolò IV e si è trasferito in piazza Sant’Agostino in un salone più sicuro, per niente “decorato” dai puntelli di acciaio, con un arredamento molto sobrio, dove  tutta la clientela può sedersi tranquilla. Ma vuoi mettere l’emozione della barba tra i puntelli? Rimane un rimpianto se così si può dire: che la barberia con quella rete di puntelli poteva essere una vera attrazione  e la testimonianza semplice, ma molto concreta e popolare, della tenacia del Piceno che non alza le mani difronte al peggio. Tonino Santamaria merita un monumento.


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