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Carnevale, un altro bagno di folla
fa da epilogo al gigantesco
e inimitabile teatro di strada
(La fotogallery)

ASCOLI - Dopo il boom di domenica, altro pienone di pubblico per il martedì grasso, ma un tantino più vivibile. Protagoniste assolute, come da tradizione, le esilaranti gag di improvvisati attori di tutte le età, ma degni dei migliori professionisti. Nessun incidente e servizio d'ordine anche stavolta impeccabile
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di Walter Luzi

Carnevale di Ascoli. Il più antico, e irrinunciabile, rito pagano da queste parti, riporta il grande pubblico sotto le cento torri. Anche se è un giorno feriale stavolta, lavorativo, almeno teoricamente, dopo il boom di presenze registrato domenica. Gran pienone di pubblico anche il martedì grasso dunque, ma Carnevale in Piazza un tantino più vivibile. Se ne giova di certo lo spettacolo, con più tempo e più spazio per assistere alle gag. Gli assembramenti non mancano mai invece davanti alle postazioni fisse. Il tema del suggestivo progetto di un prossimo Ospedale Unico nella vallata del Tronto è molto sentito.

Blocchi dei vigili urbani (qui al ponte di Porta Maggiore) agli ingressi nel centro della città

Il timore altrettanto diffuso dell’utenza, fra una risata e l’altra, all’acme dopo le scenette, esilaranti ma, ahinoi, futuribili, di una forzata convivenza, di pazienti e medici, nei reparti. Anche la classe, con tanti fuoriclasse del Carnevale locale, di “Nè mai troppe tardi” è molto apprezzata. Qui si cerca di insegnare e tramandare il puro idioma ascolano. Tema sentito evidentemente, e riproposto anche dall’Accademia del dialetto sotto la Loggia dei Mercanti. Sono molti in effetti le gag, soprattutto delle maschere singole o dei piccoli gruppi, che traggono spunto da detti antichi, dialettali e non. Come “Me so stufato”, “Stiamo in una botte di ferro” o “N’à drizza nu chiuove” fra i tantissimi altri. Attinge qui anche un terzetto storico del Carnevale ascolano. Zè Vagni, Domenico Fioravanti e Alberto Ercoli fanno centro anche stavolta con “Che nù ve ce p’tete specchià”.

Per Ercoli è il Carnevale numero 60, ma le sue interpretazioni sono almeno il doppio. Auguri. Pubblico molto divertito anche dai lavori per la paventata, controversa e, per certi versi delicata, rimozione del famoso fallo francescano. Anche una gru griffata in azione, ma, concordano unanimemente spettatori, e, soprattutto, spettatrici, meglio conservarlo per sempre l’amato fallo. Le Castellane d’Abruzzo di Pineto e i Country Wild Angels tengono alti i ritmi dello show. Gli “Angeli de lu bielle” sono molto coinvolgenti, offrendosi generosamente per operazioni di miglioramento estetico, anche nei casi più disperati. Molto ammirati i costumi e il perfetto sound The final count-down di “Apollo 11 il ritorno”. La divertente coppia di “Porta a beve” denuncia invece lo scottante fenomeno dei criteri di scelta delle dame della Quintana.

Al Carnevale ascolano non si fanno sconti a nessuno. Nel mirino della satira anche certe spregiudicate e discusse operazioni finanziarie pubbliche come in “Me venne tutte all’asta”. Ma la realtà supera sempre più spesso la fantasia, il paradosso è quotidiano, il senso del ridicolo un optional, il pudore, come l’onestà, qualità arcaiche. La politica in primis, ma anche il costume, e le aberrazioni della società contemporanea continuano, purtroppo, ad offrire spunti satirici a getto continuo al Carnevale. A questo punto l’unica cosa seria che, davvero, ci è rimasta.

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