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“Che nnù ve ce petete specchià”,
irresistibili Ercoli, Fioravanti e Vagni
E Melchiorre sindaco saluta Ascoli
per Siena, Offida o Lourdes

ASCOLI - Esordio con il "botto" per il martedì grasso ascolano all'insegna delle risate
Pierfilippo Melchiorre nelle vesti del sindaco Guido Castelli

di Franco De Marco

«Che nnù ve ce petete specchià» (traduzione dall’ascolano in italiano «Con noi vi ci potete specchiare»). E’ l’ultima geniale trovata dall’inesauribile terzetto formato da Alberto Ercoli, Zè Vagni e Domenico Fioravanti storiche colonne del Carnevale ascolano. Si sono messi in piazza del Popolo dietro a tre grandi specchi in maniera tale che i passanti si potevano specchiare. «Che nnù ve ce petete specchià», ovvero l’ennesima dimostrazione come un popolare modo di dire diventa, nel Carnevale di Ascoli, sceneggiatura originale e tutta da ridere.

I numerosi passanti, molti turisti dapprima disorientati poi molto divertiti, non si sono lasciati sfuggire l’occasione per una fotografia ricordo. Ecco lo spirito vero del Carnevale ascolano che ha il cabaretnel suo dna. Alberto Ercoli, Nazzareno Zè Vagni e Domenico Fioravanti, però, non solo “semplici” protagonisti della manifestazione ascolana. Sono da sempre tra i principali animatori e autori di gas davvero storiche e irresistibili. Domenica si erano esibiti nella coppia gay con figlio indeciso su chi era la madre e il padre. Sono ben 60 anni che Alberto Ercoli e Zè Vagni cavalvano il Carnevale ascolano sempre con mascherate che dire riuscite è poco. In sessanta anni ne avranno realizzare almeno un centinaio ognuno. «Io – rivela Zè Vagni – non ho però mai voluto partecipare al concorso». Alberto Ercoli invece di premi ne ha avuti tantissimi compresa naturalmente la mascherina d’oro. Prima o poi qualcuno dovrà fare una mascherata dedicata al terzetto.

La mattinata, prima del gran finale del Carnevale ascolano, è stata caratterizzata anche da un’altra simpatica performance. Quella di Pier Filippo Melchiorre, architetto del Comune da poco in pensione, che in piazza Arringo ha vestito i panni del sindaco uscente Guido Castelli con tanto di fascia tricolore. Con impermeabile bianco e valigiona, con scritto Lourdes, Offida e Siena, ha mimato la partenze del sindaco dal capoluogo piceno con l’ultimo discorso al popolo in stile mussoliniano. Ha preso di mira quelle che sono state a suo giudizio le grandi incompiute  della città:  stadio comunale, sacchetti dell’immondizia, dehors, bike sharing, illuminazione (“che ha consentito di mantenere i giusti livelli di oscurità tali da non far individuare l’obiettivo bellico da parte delle forze nemiche”), le buche , eccetera. Avanti con la festa fino a mezzanotte.


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