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Blitz di Farabollini ad Arquata:
«Mai più zone rosse da visitare,
ricostruiremo tutto in sicurezza» (Foto)

POST SISMA - La visita del commissario nel Comune simbolo della tragedia del terremoto: «Sono abituato a lavorare fin troppo in silenzio, ma lasciatemi dire che oggi è stato evidente che si è ben oltre le polemiche mediatiche». Ha incontrato il vice sindaco Michele Franchi e i tecnici comunali in vista dell'avvio dei piani attuativi

I resti del centro storico arquatano (Fotoservizio da sisma2016.gov.it)

di Renato Pierantozzi

Ricostruzione in sicurezza perché non ci siano più zone rosse da visitare. È questo l’obiettivo della nuova trasferta ad Arquata del commissario straordinario Sisma 2016 Piero Farabollini giunto nel Piceno martedì scorso per incontrare il vice sindaco Michele Franchi e i tecnici impegnati nella difficile opera di rinascita del centro storico e delle frazioni distrutte da oltre due anni. Un sopralluogo in aree ben note a Farabollini, che è un geologo particolarmente esperto di aree sismiche, ma che, proprio per questo, ha assunto subito i connotati di un summit operativo preludio dei piani attuativi per la ricostruzione del borgo ascolano.

Un positivo confronto da tavolo tecnico cui hanno partecipato per l’Amministrazione il vice sindaco Franchi ed il consigliere Piergiorgio De Marco. A deliberare il quadro tecnico-scientifico, invece, ci hanno pensato l’intero staff dell’ufficio tecnico comunale tra cui il responsabile Mauro Fiori e l’architetto Davide Olivieri, il geologo Gianni Scalella, responsabile per il piano dissesti della struttura commissariale.

«Arquata del Tronto, tra i simboli di quanto la forza della natura possa devastare un territorio, può trarre dalla sua stessa natura di borgo tenace e propositivo lo spunto e la forza per ripartire nella maggior sicurezza possibile – ha dichiarato Farabollini – sono abituato a lavorare fin troppo in silenzio, ma lasciatemi dire che oggi è stato evidente che si è ben oltre le polemiche mediatiche. Ad Arquata si sono incontrate persone con un solo identico obiettivo: restituire ad un borgo non solo la sua quotidianità sociale, ma un futuro frutto di scelte consapevoli e ponderate che facciano tesoro dell’esperienza storica e tecnica nata dal dolore e cresciuta nella volontà di fare il bene delle comunità».


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