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Appello di Area Vasta 5:
«I farmaci equivalenti non ledono
il diritto alla salute»

ASCOLI - Lo sottolineano il direttore generale Cesare Milani, i direttori dei distretti di Ascoli (Giovanna Picciotti) e San Benedetto (Maria Teresa Nespeca), il dottor Isidoro Mazzoni direttore del Dipartimento farmaceutico del "Mazzoni". I dati allarmanti di Caterina Fossari del Tribunale per i diritti del malato
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Maria Teresa Nespeca, Cesare Milani, Giovanna Picciotti, Isidoro Mazzoni, Caterina Fossari

di Maria Nerina Galiè

Spendere di meno in farmaci, scegliendo gli equivalenti rispetto a quelli di marca non lede in alcun modo il diritto alla salute. E’ questo l’appello lanciato dal direttore generale di Area Vasta 5 Cesare Milani e del dottor Isidoro Mazzoni, direttore del Dipartimento farmaceutico dell’ospedale Mazzoni di Ascoli, nel corso di un incontro al quale hanno partecipato anche Giovanna Picciotti e Maria Teresa Nespeca, direttori dei distretti di Ascoli e San Benedetto. Con loro anche l’avvocato Caterina Fossari referente per il capoluogo piceno di “Cittadinanza Attiva” nonchè coordinatore regionale del “Tribunale per i diritti del malato”. Dati alla mano, i cittadini di Ascoli e provincia nel 2018, acquistando  farmaci “griffati” in fascia A (cioè quelli con la ricetta rossa), hanno rinunciato ad un risparmio di 4.208.994,56.

Il dottor Isidoro Mazzoni

Prima però di far parlare i numeri e spiegare in che modo intaccano direttamente le tasche dei cittadini, Mazzoni ha voluto chiarire qualche concetto. «Il farmaco equivalente – ha affermato – ha le stesse caratteristiche farmacologiche e terapeutiche di quello marca. E’ bioequivalente in quanto contiene lo stesso principio attivo e nella stessa quantità, non cambiano forma e via di somministrazione. Ha uguale efficacia clinica per il numero di unità posologiche. E’ sottoposto agli stessi controlli, ha uguali indicazioni e controindicazioni. A volte è la stessa casa farmaceutica a produrre entrambi i farmaci con un nome differente».

Il costo degli equivalenti, erroneamente chiamati generici, è però inferiore. «Del 20% fino al 60% – sottolinea Mazzoni – in alcuni casi del 90%, che riusciamo ad ottenere mettendo in concorrenza le case produttrici con le gare regionali. Ma non significa che valgono meno». Ciò è dovuto al fatto che il farmaco non è più protetto dal brevetto, la cui spesa si attesta su un miliardo di dollari per ricerca e sperimentazione e che le aziende produttrici ammortizzano in vent’anni.

Il mancato risparmio ricade sui cittadini. «Quello che l’area vasta recupera – ha continuato – lo reinveste, pesando meno sul servizio sanitario nazionale». Poi ha fatto un esempio. «Una scatola di 30 compresse per curare l’epatite ci costa 26.000 euro. Non la negheremo mai a nessuno. Se però finiamo le risorse, dobbiamo richiederle. Più spesa pubblica, uguale più tasse per i cittadini». Il costo dei farmaci grava su Area Vasta 5 per 90 milioni di euro, in cui sono compresi la somministrazione ospedaliera ed il rimborso alle farmacie dei medicinali mutuabili, cioè quelli in fascia A. L’area vasta riconosce alle farmacie, per ogni confezione, il prezzo più basso tra le equivalenti. La differenza la paga il cittadino. «Le Marche – ha evidenziato la Nespeca – è una delle uniche tre regioni (insieme a Sardegna e Friuli) che non chiede il pagamento di 1 euro a ricetta. Ed è giusto nell’ottica dell’erogazione di un servizio pubblico. Eppure per ogni prescrizione dispensata vengono spesi in media 1,88 euro, vanificando così il vantaggio».

Nel 2018 nel distretto di Ascoli ogni abitante ha speso in media per ticket 22,06 euro e a San Benedetto 17,90. Per fascia di età il costo maggiore è gravato sui cittadini tra 76 e 85 anni con 61,76 euro. A seguire sugli ultra ottantacinquenni, con 56,86 euro. Quelli compresi tra 66 e 75 anni hanno speso 47,68 euro; 28,74 tra 56 e 65 anni; 15,43 euro tra 46 e 55 anni. I farmaci in fascia C sono interamente a carico del cittadino. Anche tra questi ci sono gli equivalenti.

Una discordanza allarmante è stata sottolineata dalla Fossari. «Il 74,7 % delle persone intervistate, durante una nostra campagna, rinuncia alle cure per l’eccessivo costo dei farmaci. Il 41,1 % non si sottopone agli accertamenti diagnostici sempre per motivi economici. Però si continuano a comprare farmaci di marca. Occorre una giusta campagna di sensibilizzazione».  Diffidenza e abitudine sono i maggiori ostacoli da scardinare. «Nel 2017 – ha detto la Picciotti – abbiamo promosso un’iniziativa formativa per i medici di base». Anche i farmacisti sono preparati per indirizzare il cliente nella giusta direzione.  Ma non basta. Anche i cittadini devono fare la loro parte, informandosi e chiedendo sempre il modo per spendere meno. «Il servizio farmaceutico di Area Vasta 5 – ha ricordato Mazzoni – è a disposizione per ogni informazione». Nell’occasione i sanitari hanno ricordato che, nell’interesse del cittadino, vige un servizio di farmaco sorveglianza a cui tutti sono invitati a rivolgersi per segnalare qualsiasi evento avverso, conseguente all’uso di un medicinale, o l’eventuale effetto nocebo, cioè la mancata risposta.


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