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Giardini di Mirò, il post rock
vola sulle ali del tempo
E conquista il Filarmonici

ASCOLI - La band emiliana è stata protagonista di un live ipnotico sul palco-gioiello del restaurato teatro. In apertura il duo torinese Giulia's Mother. Atmosfere e suoni ad alta intensità per un ritorno al passato che guarda al futuro. Una data da ricordare nell'ambito del "Klang Festival- altri suoni, altri spazi
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di Martina Fabiani

C’era una volta l’underground dei fine anni Novanta, c’erano una volta i garage intrisi di sudore e lattine di birra vuote, c’era una volta un sottosuolo musicale, giusto al di sotto della linea di confine che separava il pop, quello fruibile, quello per tutti da tutto ciò che da esso provava a prendere le distanze, aprendo le porte a influssi e richiami d’oltreoceano. Non che ora sia tutto scomparso, ma erano tempi diversi. È proprio Different Times il titolo dell’ultimo album dei Giardini di Mirò, band emiliana attiva dalla metà degli anni Novanta e con alle spalle sette album in studio, diversi mini album, e qualche esperienza di colonne sonore. Uscito lo scorso novembre, “Different Times” (42 Records) è il ritorno coerente di chi non guarda quei tempi andati con nostalgia, con rabbia o disappunto. È piuttosto un attestato ad andare avanti, a testa alta e avendo il privilegio di poter continuare a produrre la musica che si vuole, che si sceglie. “Different Times” è una lotta contro il tempo.

Grande serata di musica al Filarmonici

I Giardini di Mirò si sono esibiti venerdì sera 22 marzo presso il Teatro dei Filarmonici nell’ambito di “Klang Festival-altri suoni, altri spazi”, rassegna musicale regionale che mira alla valorizzazione di esperienze musicali nazionali ed internazionali di nicchia e dotate di un alto tasso di sperimentazione e identità. L’evento si è svolto in collaborazione con AMAT, con il Comune di Ascoli e la Regione Marche. Lo slogan “altri spazi” fa sì che ad essere protagonista non sia solo la musica, ma anche il luogo che la accoglie. Il Filarmonici – di recente ristrutturato – è una bomboniera e una piacevole cornice da ammirare, ma forse non consente una resa ottimale di suoni ad alta intensità come quelli della band sopracitata. Il plauso è comunque doveroso.

Ad aprire la serata sono stati i piemontesi Giulia’s Mother. Sono Andrea Baileni, voce e chitarra e Carlo Fasciano alla batteria. Il loro album di debutto Truth, uscito per la INRI, risale al 2016 mentre l’anno successivo vede la luce Here, ultimo lavoro in studio del duo. L’avventura musicale dei Giulia’s Mother viene definita dagli stessi un “viaggio”, fisico e metaforico. Diventa anche fisico nel momento in cui i due decidono di intraprendere un itinerario su di una zattera da Torino sino alla foce del Po. Metaforico nella misura in cui il viaggio diventa sinonimo di abbandono del certo, cambiamento di prospettiva, di lasciarsi qualcosa in dietro per guardare avanti. I pezzi del duo torinese sono caratterizzati da una chitarra acustica, molto spesso arpeggiata e di accompagnamento ad una voce intensa e in grado di reggere anche i momenti più alti del pezzo. La chitarra di Fasciano diviene occasionalmente un basso, strumento di cui si avverte la mancanza. La batteria si adatta con tanti colpi brevi e decisi alle linee vocali ed è supportata da una pedaliera multieffetto che “riempie” i brani, forse troppo, rendendoli talvolta pastosi. Un genere ibrido, quello dei Giulia’s Mother, in cui riecheggia a tratti l’intimismo di Bon Iver – soprattutto nelle parti vocali – e l’alt pop degli Alt-j nelle parti “sospese” dei pezzi; è la sensazione di profusione di un genere come il post rock che fa da padrona nell’attimo che precede il picco del brano e durante il picco stesso. Il duo in chiusura preannuncia un disco in italiano dopo l’estate e qualche cambiamento, tra cui l’aggiunta di un terzo componente.

Qualche minuto di fumo scenografico e di sottofondo musicale ed ecco che si palesano i Giardini di Mirò, sul palco per circa un’ora e mezza. Sono Jukka Reverberi alla voce, chitarra elettrica, live electronics e basso elettrico; Corrado Nuccini alla voce e chitarra elettrica; Luca Di Mira alle tastiere; Mirko Venturelli al basso elettrico, clarinetto e sax; Emanuele Reverberi al violino, tromba e live electronics e Lorenzo Cattalani alla batteria. Erano passati sei anni dall’ultimo album di inediti e “Different Times” nasce quindi da un ritorno al passato con un occhio vigile al futuro. È proprio la title track che apre il live al Teatro dei Filarmonici, nove minuti letteralmente assordanti, ma assorbenti, il giusto tempo per scaldare i motori e iniziare il viaggio. Perché quello dei Giardini di Mirò è post rock, e il post rock non è per tutti. O viaggi, o dormi. Dell’ultimo lp sono state eseguite anche “Hold on”, “Landfall”, “Pity the Nation”, “Fieldnotes” e “Don’t Lie”. Poche parole e quando ci sono, sono in lingua inglese.

I Giulia’s Mother

Questo fattore ha contribuito negli anni a rendere il gruppo di respiro internazionale. Nati contemporaneamente a coloro che oggi sono considerati colossi del genere come i Mogwai e i Godspeed You! Black Emperor – a cui poi si sono susseguiti gruppi come i Caspian, i This Will Destroy You, i God is an Astronaut – i Giardini di Mirò risplendono di luce propria e sono, forse, l’unico vero esempio italiano per questo genere musicale. L’orecchio più attento vi riconoscerà le lezioni magistrali di meteore come gli Slint o i Bark Psychosis. Distorsioni, riverberi, vibrazioni lunghe e forti caratterizzano questo genere e chi lo suona. È un genere che è assenza e presenza al tempo stesso, minimalismo e ridondanza, lentezza e velocità, buio e luce. I fiati, presenti nella maggior parte dei pezzi in scaletta, sono il pezzo forte dei Giardini di Mirò, gruppo che ha accolto e non disprezza neppure le influenze shoegaze, ben udibili nell’album Dividing Opinions, di cui ieri sera hanno dato solo un assaggio con “Broken By”. Il concerto è terminato con “A new Start”, pezzo appartenente a Rise and Fall of Academic Drifting. Quello che la band emiliana è riuscita a creare è stato un susseguirsi di visioni sonore che hanno consentito allo spettatore una intima, ipnotica e totalmente personale elaborazione dell’esperienza musicale.
Il Teatro dei Filarmonici, pur non raggiungendo il sold out, ha permesso di sentirsi un tutt’uno con la musica, creando una sorta di bolla che avvolge e quasi toglie il respiro. È bello che la musica dei Giardini di Mirò abbia trovato uno spazio ad Ascoli, uno spazio fatto per anime pensanti, e che abbiano avuto voglia – seppur per un lasso di tempo breve – di fermarsi e lasciarsi andare. Nell’epoca dell’istantaneo e delle corse contro il tempo, è proprio il tempo che un genere come il post-rock vuole restituire.


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