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Bianconeri in coro: «Se eravamo contro Vivarini
non avremmo perso la dignità in questo modo»

SERIE B - Padella, Troiano, Brosco, Ninkovic e Valentini chiedono scusa a tifosi e città per il 7-0 di Lecce e difendono a spada tratta il loro allenatore. «E' stata una vergogna per tutti, rivedendo le immagini non ci riconoscevamo. I tifosi ci sono sempre stati vicini, ma col Benevento abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti»

Ninkovic, Valentini, Padella, Troiano e Brosco durante la conferenza stampa

di Andrea Ferretti

Mea culpa di gruppo per l’Ascoli dopo il 7-0 di Lecce. La squadra ha lasciato il “ritiro punitivo” di Roma, è tornata in città e si appresta alla partita della verità sabato col Benevento al “Del Duca”. A recitarlo sono in cinque, lo fanno a nome di tutta la rosa e dello staff tecnico: capitan Padella, Troiano, Brosco, Valentini e Ninkovic.

«Ci mettiamo la faccia – attacca Padella – e lo facciamo noi cinque a nome di tutta la rosa. A Lecce è stata una partita assurda, una vergogna nazionale per tutti, è accaduto quello che la società e tutta la città non meritavano. Si è parlato di fuga da Ascoli, ma siamo qua a metterci la faccia prendendoci tutte le responsabilità. Onoreremo la maglia come abbiamo sempre fatto prima di Lecce e chiediamo scusa ai tifosi, soprattutto a quelli che sono venuti due volte a Lecce (la prima in occasione della gara sospesa e poi rinviata, ndr) che hanno speso soldi per biglietti e viaggi».

Nella sede di Corso Vittorio c’è calma e non, come magari qualcuno si aspettava, tifosi arrabbiati pronti ad azzannare “quelli del 7-0”. In ogni caso, c’è la discreta presenza della Digos: non si sa mai. Dopo Padella, interviene Troiano, il vice capitano. «E’ inspiegabile quanto accaduto – dice – nessuno di noi poteva prevedere una cosa del genere. Siamo andati in ritiro non per fuggire, ma per capire quello che è accaduto a Lecce e ricompattare le nostre forze. Quello che è accaduto non si può dimenticare o cancellare, ma deve trafsormarsi in rabbia per affrontare le restanti nove partite come fossero nove finali. Siamo una squadra esperta, sappiamo quello che abbiamo fatto, ma in questo momento serve razionalità. Una cosa è certa: siamo uniti più di prima».

Il discorso non può non scivolare su Vivarini. Mister a rischio? In questi casi, si sa, il primo a pagare di solito è l’allenatore. Ma Brosco non è d’accordo. «Conosco il mister meglio di tutti – dice il difensore goleador – e siamo tutti con lui. Il 7-0 ti provoca una reazione che non è la stessa di quando perdi 1-0, per questo contro il Benevento faremo il massimo e giocheremo anche per lui».

Gli fa eco Valentini. «A inizio stagione – dice il difensore argentino – abbiamo stretto un patto con i tifosi, che è quello di “stare sempre sul pezzo”. Reagiremo e siamo certi che quanto accaduto a Lecce ci fortificherà, ma lo dobbiamo e possiamo dimostrare in un modo solo: sul campo. L’unione con i tifosi – continua Valentini – è determinante e dobbiamo dimostrare a loro che possono ancora credere in noi».

La palla passa a Ninkovic, uno dei bianconeri meno presenti davanti a taccuini e microfoni. Ma non questa volta. «Mi sento più responsabile di tutti – dice il fantasista serbo – perchè so si essere importante per una squadra che ha sempre creduto in me. Ma la colpa è solo nostra, e non c’entrano il mister, lo staff e il direttore. A Lecce ho vissuto la più grande vergogna della mia vita calcistica, ho sbagliato tutto fin dall’inizio. Passaggi, movimenti, tutto. In questi giorni abbiamo lavorato tanto per conquistare tre punti sabato col Benevento. Le nostre scuse, alla fine, dovranno essere queste».

Troiano, Brosco e la responsabile della comunicazione bianconera Valeria Lolli

Sul blackout di Lecce torna Padella. «Non siamo stati solo dei birilli come ci hanno definito – spiega il capitano – perchè riguardando le immagini non ci siamo nemmeno riconosciuti, non sembravamo noi. Abbiamo preso un gol dopo quattro minuti e dopo mezzora eravamo 5-0, senza reagire. Dobbiamo farlo adesso, perchè questa disfatta rimarrà purtroppo nella storia dell’Ascoli. Si sono dette tante parole, ma sabato col Benevento chi viene allo stadio dovrà aspettarsi una squadra che giocherà per riprendersi la dignità persa a Lecce, che giocherà come ha fatto con lo Spezia, il Verona e con lo stesso Benevento all’andata. Sabato conta soprattutto la prestazione e il risultato verrà di conseguenza».

Brosco torna sulla questione Vivarini che, come tutta la squadra, è atteso dal doppio ravvicinato esame Benevento-Padova: due partite in pochi giorni. «Siamo tutti con il mister – dice – lui non si discute. Vogliamo e dobbiamo vincere a tutti i costi con Benevento e Padova».

Sulla questione allenatore insiste anche Troiano. «Per mandare via l’allenatore – dice il centrocampista – non si perde 7-0 a Lecce, poiuttosto andavamo dalla società chiedendo di mandarlo via. Chi pensa il contrario non sa stare al mondo. Per cacciare l’allenatore non si perde la dignità come abbiamo fatto noi. Alcuni di noi ha figli che vanno a scuola con bambini di Ascoli che in questi giorni gliene hanno dette di tutti i colori. E noi perdiamo apposta in quel modo per mettere a rischio anche la serenità familiare? Pensiamo al Benevento, sabato abbiamo bisogno dell’energia di tutti e tutti devono aiutarci come del resto i tifosi hanno sempre fatto. Siamo in trenta e, anche chi non giocherà, darà il massimo per se stesso, per i compagni, il mister, la società, i tifosi e la città».

Di Ninkovic la chiusura su Vivarini. «Il mister non si discute – conclude il giocatore che sabato col Benevento non ci sarà poichè squalifiucato – perchè con lui andremo avanti fino alla fine coinquistando la salvezza prima possibile».


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