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Sisma, decreto Crimi:
ok della Conferenza delle Regioni
agli emendamenti delle Marche

RICOSTRUZIONE - I governatori hanno dato il loro sostegno alle proposte arrivate da palazzo Raffaello. Tra gli obiettivi quello di assicurare la partecipazione ai lavori alle aziende del territorio

La Conferenza delle Regioni

Decreto Crimi, la conferenza dei presidenti delle Regioni sostiene gli emendamenti delle Marche. «Per la prima volta la Conferenza ha chiesto alla Commissione competente di valutare i nostri emendamenti al decreto Crimi sul sisma -spiega il governatore Luca Ceriscioli-. Il sostegno ricevuto oggi è un segnale molto importante perché rimette al centro del dibattito politico e istituzionale la ricostruzione. Un sostegno reale che porterà l’approvazione di un documento nella prossima seduta. Un confronto al quale sono stati invitati anche il sottosegretario Crimi e il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, dai quali la Conferenza si attende risposte adeguate e celeri».

Ceriscioli

Ceriscioli ha sottolineato che la Regione con gli emendamenti vuole «assicurare la possibilità di lavorare alle imprese del territorio nelle opere pubbliche. Ci auguriamo che almeno la metà di tutti i lavori che saranno necessari per la ricostruzione sarà assegnata alle imprese delle quattro regioni del cratere. Vogliamo poter reclutare personale, da mettere a disposizione dell’Ufficio per la Ricostruzione, in forme più flessibili perché il meccanismo della mobilità da altri enti non funziona. Potremmo avere a costo zero 100 persone in più che lavorano con risorse già stanziate. Chiediamo anche lo sblocco dei 40 milioni di euro messi a disposizione dalla Camera dei deputati per investimenti sul personale, il ripristino dell’intesa con le Regioni per l’approvazione delle ordinanze, e lo stanziamento di fondi statali per l’attuazione del Patto per la Ricostruzione». Le proposte in particolare riguardano: autocertificazione presentata da un progettista per la ricostruzione leggera privata e produttiva, affidamento di servizi e lavori con procedura negoziata fino a 5 milioni di euro per le opere pubbliche, ripristino dell’intesa con i presidenti delle Regioni per approvare le ordinanze.


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