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Uso improprio del simbolo:
tra Forza Italia e Marco Fioravanti
finirà a colpi di carta bollata?

ASCOLI - Guerra senza esclusione di colpi tra il partito di Berlusconi e il candidato sindaco di Fratelli d’Italia, Lega e civiche, dopo l’altolà del commissario regionale azzurro Marcello Fiori a non utilizzare il simbolo per la sua campagna elettorale. Claudia Regoli: «Se ne occuperanno i vertici nazionali del partito»
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Il candidato sindaco Marco Fioravanti (Foto Edo)

Dopo la battaglia sul candidato sindaco finita con la fuga di massa di attivisti, autorevoli esponenti del partito, e simpatizzanti verso il fronte civico e moderato di Piero Celani, ora tra Forza Italia e Marco Fioravanti (Fdi, Lega e civiche) esplode una vera e propria guerra. Quella sull’utilizzo del simbolo del partito di Berlusconi, che il candidato sindaco della Destra continua a mostrare su manifesti, volantini, pieghevoli, insomma su tutto il suo materiale elettorale, nonostante l’altolà lanciato, prima per vie diplomatiche, e ieri pubblicamente, sotto forma di comunicato stampa, dal commissario regionale azzurro, Marcello Fiori: «Fioravanti non usi il simbolo di Forza Italia in questa campagna elettorale» avvertiva, nella sua nota, il responsabile politico marchigiano forzista. L’interrogativo a questo punto è d’obbligo: cosa succederà se Fioravanti dovesse continuare ad utilizzare quel simbolo, violando, quindi, la normativa che disciplina l’elezione dei sindaci nei Comuni sopra i 15.000 abitanti?

Claudia Regoli

Normativa peraltro che recita: un candidato sindaco per utilizzare il simbolo di un partito o di un movimento politico deve avere una lista a lui collegata, presentata attraverso una formale raccolta di firme necessarie, e che abbia sottoscritto un atto di collegamento. Finirà a colpi di carta bollata? Risponde Claudia Regoli, vice commissario regionale di Forza Italia: «Di queste cose se ne occuperanno gli organi nazionali del partito perché noi qui ci occupiamo dei problemi di Ascoli e dei progetti per risolverli. Gli ascolani però riflettano sull’arroganza di chi, contro la normativa vigente, si appropria di un simbolo che non gli spetta e per il quale peraltro non ha mai mostrato grossa simpatia». E il senatore azzurro, Andrea Cangini aggiunge: «A parte Piero Celani, nessuno parla di Ascoli. Si preferisce giocare a Risiko, spartirsi il potere, contare i partiti, vedere chi sta con chi…Ma per fare cosa? Mistero. Speriamo che la musica cambi presto. Speriamo che anche gli altri si ricordino che in ballo c’è il futuro di una città visibilmente appesantita dalla zavorra della crisi economica e da quella del terremoto».

ad.ce.


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