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Elezioni a bocce ferme,
il caso delle “liste civetta”

IL VOTO - A una settimana dalle elezioni, i vecchi (o nuovi) sindaci si sono insediati, ma resta la “curiosità” di persone che si sono candidate in Comuni dove nessuno le conosce

Nella campagna elettorale per il rinnovo dei consigli comunali e che si è appena conclusa quasi dappertutto meno che ad Ascoli dove ci sarà il ballottaggio, le cosiddette “liste civetta” attirano l’attenzione. Sono composte nella maggior parte dei casi da persone che nessuno conosce nei piccoli Comuni dove si presentano.

A giochi fatti poi, gli aspiranti consiglieri salgono sul podio dei meno o per nulla votati. Addirittura l’intera “Lista Civica” (nome che va per la maggiore tra le coalizioni prese in esame),  che a Montedinove si è frapposta tra il sindaco uscente Antonio Del Duca e l’ex sindaco Pietro Mazzoni, è riuscita a portare a casa zero preferenze. I componenti non si sono votati nemmeno tra loro? Non potevano perché nessuno aveva la residenza a Montedinove. E nemmeno si sono dati un gran da fare per ottenere consensi. Così anche altri, intorno ai quali si è diffusa la convinzione che vengano “arruolati” dai “veri” candidati sindaco laddove si paventa loro la possibilità di correre con una sola lista e, non avendo avversari, devono vedersela con il temuto quorum.

Spiegazione non troppo fantasiosa che però non soddisfa due curiosità emerse tra chi si è divertito ad incrociare informazioni carpite sul campo e dati ufficiali. La prima sta nell’aver trovato alcuni nomi che ricorrono tra raggruppamenti soppostisi al giudizio insindacabile dell’elettorato in più Comuni e perfino in tornate elettorale diverse. La seconda riguarda il fatto che almeno uno, ma anche più, dei componenti di queste particolari liste appartengono alle forze dell’ordine. E’ chiaro che si è ben lontani dal voler generalizzare o mancare di rispetto all’intera categoria.

Però è vero che membri delle forze dell’ordine, se si candidano, godono dell’aspettativa remunerata per tutta la durata della campagna elettorale e, se vincono, hanno diritto a particolari permessi legati alla carica elettiva e possono ambire ad un riavvicinamento qualora prestino servizio fuori regione. A conforto di quanto detto ecco alcuni esempi, partendo proprio dalla “Lista Civica” di Montedinove, dove c’erano già due liste e non c’era il pericolo di non raggiungere il quorum.

Sul capolista Andrea Angelini nessuno discute dei motivi della sua scelta di candidarsi, né sull’esito delle elezioni che lo hanno visto uscire con zero preferenze, lo abbiamo detto, come tutto il gruppo. Capita. Tra gli aspiranti consiglieri però compariva Luca Matricardi, lo stesso candidato per la carica di sindaco di Monte Rinaldo. Non è diventato primo cittadino, ma qualche voto lì lo ha preso ed è ora capo della minoranza consiliare del paese in provincia di Fermo.

Poi c’è Massimo di Carlo, entrato nel 2009 come consigliere a Smerillo, altro piccolissimo borgo fermano. Non deve essere rimasto soddisfatto perché si è dimesso dopo pochi mesi.  A Castorano ha fatto discutere l’esclusione, per questioni di forma, della lista capeggiata da Mirko Peci. Tra i candidati consiglieri c’era Davide Gadaleta. Ecco però la “Lista Civica” che sempre quest’anno si è proposta a Smerillo: capolista Domenico Ferri (anch’esso nelle forze dell’ordine), tra i componenti Davide Gadaleta, Matteo Di Claudio, Ermanna Piermarini, Domenico Gadaleta e Alberto Di Claudio. Domenico Ferri, nel 2009 è stato eletto consigliere di Montedinove, nel 2014 si è candidato a Montefalcone Appennino, insieme con Matteo Di Claudio, Alberto Di Claudio, e Ermanna Piermarini. Gli ultimi due nel 2009 sono stati eletti consiglieri a Montedinove per poi dimettersi qualche settimana dopo. Sarà forse irriverente, ma viene da definirli veri e propri professionisti della candidatura.

 


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