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Frecce Tricolori:
successo in cielo,
problemi “rasoterra”

SAN BENEDETTO - Tutti con gli occhi al cielo, dove Frecce Tricolori e il resto dello show non hanno tradito le attese. Ma gli organizzatori del "villaggio commerciale" hanno mostrato i loro limiti, e così il mercatino è stato come un alfabeto Morse: stands aperti o chiusi in modo casuale e con orari molto elastici. Non allestiva l’Amministrazione, ma forse era meglio dare consigli e controllare quanto accadeva, soprattutto tra le biciclette che hanno “tracimato” su tutto il lungomare chiuso al traffico
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di Epifanio Pierantozzi
Un successo, indubbiamente, per chi ha avuto il naso all’insù, ma non pochi grattacapi per i poveri “terrestri” che avevano lo stand sul lungomare. Parliamo degli effetti collaterali della esibizione delle Frecce Tricolori, ovvero il “villaggio commerciale” allestito con circa 250 stands dall’Albula all’ex camping, sulla carreggiata est del lungomare chiusa per l’occasione. 
Nessun affare per il Comune, poiché chi ha organizzato l’arrivo delle Frecce Tricolori solo affittando i posti (più 15.000 euro di contributo da parte di Viale De Gasperi, una schiocchezza a fronte delle spese) ha così avuto modo di rientrare dei costi sostenuti. 
Così l’Amministrazione si è limitata a chiudere le strade, e controllare che tutto scorresse per il meglio. Però, c’è un però: chi di dovere si è dimenticato di dare “consigli” agli organizzatori i quali, probabilmente, poco sanno di come funzionano le cose a San Benedetto. 
Veniamo così alle critiche, per non dire altro, che abbiamo raccolto tra qualche ambulante alle prese, domenica sera, con “non sappiamo cosa fare” derivante da comunicazioni carenti o inesistenti da parte degli organizzatori, e che forse per questo se la prendevano con i vigili urbani che passavano, guardavano e tiravano diritto.
Di nostro possiamo aggiungere come, sabato sera verso le ore 21:30, siamo arrivati sul lungomare per trovarci davanti un vero e proprio alfabeto Morse degli stands: due chiusi uno aperto – tre chiusi e due aperti – uno chiuso e tre aperti… e così via per quasi due chilometri. Lo stesso, ma già dalle ore 21 di domenica.
«Ieri sera (sabato, ndr) ci hanno detto di chiudere alle 21, poi è arrivato un signore che si è qualificato come assessore, il quale ci ha detto che potevamo stare aperti fino alle 23. Però molti (specialmente gli stands agricoli, ndr) avevano già chiuso e la gente non passava con regolarità. Stasera (domenica, ndr) ci hanno detto di chiudere per le 22, perché devono pulire il lungomare prima della riapertura prevista a mezzanotte, ma anche oggi molti hanno già chiuso. Poi non parliamo dei controlli».
«Le biciclette ignorano la pista ciclabile e passano tranquillamente tra le persone che guardano la merce degli stands. Infine, non parliamo dei servizi – concludono questi ambulanti che arrivano da lontano, dall’altra parte degli Appennini – a una certa ora gli chalet chiudono e non sappiamo né dove andare al bagno né dove mangiare qualche cosa o bere un caffè senza allontanarci dai banchi. Poi all’illuminazione abbiamo dovuto provvedere da soli».
Forse, a fronte del successo riscosso, l’Amministrazione doveva controllare quanto accadeva “rasoterra”, poiché per la parte aerea c’erano i controllori di volo. 
Concludendo: le Frecce Tricolori sono una cosa troppo seria per far allestire uno show agli ambulanti, ma anche una fiera è una cosa troppo complicata per farla organizzare agli “aviatori”!

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