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L’ultimo saluto a Elio Marucci,
la Quintana perde
un pezzo di storia

ASCOLI - Il rito funebre nella chiesa di San Pietro Martire. La bara ha varcato la soglia scortata da due capitani di Sant'Emidio. L'inchino del console Crescenzi, il rullio dei tamburi. Ai piedi dell'altare i gonfaloni del Sestiere e della Quintana
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L’ingresso della bara in chiesa, il saluto del console Vittorio Crescenzi, i tamburi che rullano

di Andrea Ferretti

Il destino ha voluto che se ne andasse proprio nelle ore in cui è stato dato il via alla Quintana 2019. A breve distanza da “Sestieri all’erta”, che in Piazza Arringo domenica sera ha radunato parecchi ragazzi che lui ha visto nascere e crescere, Elio Marucci ci ha lasciato, facendo sprofondare nel dolore la sua famiglia e i suoi amici con i quali aveva condiviso più di mezzo secolo di vita quintanara. Lui, che al contario della realtà, diventava fotografo per hobby (storica la bottega di famiglia “Foto La Bolognese” di via del Trivio) per trasformarsi invece in quintanaro di professione. Aveva 82 anni e continuava a seguire le vicende della Quintana, di cui lui e tanti suoi coetanei avevano vissuto la nascita e poi l’evoluzione. Affiancò e poi raccolse il testimone della signora Emilia Franchi, deus ex machina del Sestiere di Sant’Emidio e mamma dell’avvocato Giulio, tra i padri fondatori della Quintana, primo maestro provveditore di campo. Poi per decenni ha portato avanti – spesso da solo – l’attività di Sestiere al fianco dello storico console Alvaro Pespani, che ci ha salutato cinque anni fa.

Oggi, nella chiesa di San Pietro Martire c’erano i suoi amici, alcuni familiari di Pespani, una rappresentanza di figuranti rosso-verdi in costume capeggiati dal console Vittorio Crescenzi, il caposestiere Mariangela Gasparrini. Ma anche il neo sindaco Marco Fioravanti, al primo funerale da primo cittadino, il presidente del Consiglio degli Anziani Massimo Massetti, il console di Porta Solestà Patrizio Zunica, l’ex rettore e camerlengo della Quintana Raniero Isopi, e tanti altri quintanari, quasi tutti con i capelli grigi. La bara è entrata in chiesa scortata da due capitani e accompagnata dal rullio dei tamburi e dal saluto degli sbandieratori. Ai piedi dell’altare il gonfalone del Sestiere e quello della Quintana. In chiesa lo ha ricordato, e salutato per l’ultima volta, il console Crescenzi, poi ha preso la parola Angelo Piciacchia, storico sbandieratore della Quintana, il quale ha ricordato alcuni aneddoti di “Schepettò”, come simpaticamente lo chiamavano tutti da sempre.

Elio, burbero come pochi al primo impatto, poi si apriva, e di colpo si rischiava di trascorrere due ore a parlare con lui della Quintana di oggi, di ieri e di quella di domani. Il destino non solo ha voluto che se ne andasse all’inizio della stagione quintanara, ma anche che l’ultimo saluto gli fosse portato proprio in Piazza Ventidio Basso. Sulle stesse mattonelle dove fin dall’agosto del 1955 avviene l’ammassamento dei figuranti che precede il corteo. Chi non è potuto essere presente, in queste ore è stato vicino ai familiari stringendosi al loro dolore: la moglie Neva, la figlia Maria, i nipotini Andrea e Giulia, il genero Domenico che, sulle orme di Elio, sta continuando a fare scatti per la redazione ascolana (presente al completo) de “Il Resto del Carlino”.

Negli ultimi due mesi se ne sono andati prima Armando Bianchini, storico quintanaro di Porta Solestà, poi Luigi Civita il cavaliere che regalò il Palio Olimpico a Porta Romana, e ora Elio Marucci di Sant’Emidio. Quest’anno, il giorno della Quintana, tutti dovranno avere un pensiero anche per loro.

Elio durante una vecchia gara degli arcieri, con la sua inseparabile macchina fotografica, mentre sta scoccando la freccia il “suo” arciere Federico Veneranda

Elio in una recente premiazione al Sestiere di Sant’Emidio tra il caposestiere Mariangela Gasparrini e il console Vittorio Crescenzi

Con la sua inseparabile macchina fotografica

 

 


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