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Coppa Teodori, Cuccioloni:
«Orgogliosi di aver ridato lustro
internazionale allo sport ascolano»

ASCOLI - Orgoglio per i risultati ottenuti al prezzo di importanti sacrifici personali. Questo il dato che emerge dall'intervista sulla "Coppa Paolino Teodori" a Giovanni Cuccioloni, presidente del Gruppo Sportivo dilettantistico dell’Automobile Club di Ascoli Piceno-Fermo

di Giorgio Tabani

Sul finire degli anni ’60, in un garage di via 3 Ottobre, muoveva i primi passi quello che sarebbe diventato il Gruppo Sportivo dilettantistico dell’Automobile Club di Ascoli. La sede era sempre aperta, ma le vetture erano soltanto quelle di due piloti. L’interesse suscitato soprattutto fra i giovani ascolani porterà però l’Aci a chiederne la collaborazione per la creazione di una scuderia. Il successo nel campo dell’organizzazione di manifestazioni sportive e anche in campo agonistico riuscì a portare il picchio inserito in un volante ad essere uno dei simboli più conosciuti e ammirati nel panorama automobilistico sportivo degli anni ‘70. Giovanni Cuccioloni, attuale presidente del Gruppo, racconta in questa intervista l’esperienza nell’organizzazione della Coppa Paolino Teodori.

Cosa rappresenta per Gruppo sportivo dilettantistico A.C. Ascoli Piceno la Coppa Paolino Teodori?

«Per il nostro gruppo la cronoscalata rappresenta un vero motivo di vanto e orgoglio. Siamo rientrati a pieno regime nell’organizzazione della gara, in qualità di braccio operativo dell’Automobile Club Ascoli Piceno-Fermo, a partire dal 2003 dopo un periodo piuttosto buio della Coppa negli anni ’90. Una fase di declino che l’aveva portata alla perdita di tutte le titolazioni, finendo nel dimenticatoio a livello nazionale e internazionale, pur mantenendo un posto speciale nelle tradizioni e nel cuore degli ascolani in virtù dei suoi trascorsi gloriosi. Col nostro lavoro, gradualmente, abbiamo ripreso a scalare le posizioni di gradimento prima a livello nazionale, col Campionato italiano sin dal 2005, e poi piano piano anche con i primi riconoscimenti internazionali come il Challenge Internazionale Fia nel 2008 e dal 2013 con la piena validità per il Campionato europeo della montagna, che mancava ad Ascoli da 24 anni (ultima volta era stata nel 1989). In quell’anno e nel successivo siamo stati Campionato europeo ma in seguito, in accordo con la Federazione nazionale, in quanto la Fia permette al massimo una gara europea per nazione, abbiamo iniziato ad alternarci con la Trento-Bondone: negli anni pari noi abbiamo la validità per il Campionato europeo e nei dispari loro. Per usare un paragone calcistico, negli anni senza Campionato europeo abbiamo comunque la Coppa Fia della montagna, una sorta di Europa League, mentre il Campionato europeo è la Champions a tutti gli effetti».

Che cosa vuol dire per il vostro staff organizzare un evento di questo tipo?

«Da quando abbiamo ricevuto l’onore e l’onere dell’organizzazione, ci siamo subito rimboccati le maniche: siamo un gruppo di amici che lavorano per questa gara 11 mesi all’anno, dedicandogli tutto il tempo libero, che viene sottratto ai propri interessi, alle ore di sonno e anche alla famiglia. Tanti, tanti sacrifici a livello personale ci hanno permesso di ricostruire l’immagine della gara e occorre sottolineare che noi, prima di allora, non avevamo alcuna esperienza pregressa nell’organizzazione di manifestazioni di questo livello, ce la siamo dovuta fare sul campo. Qualcuno di noi ha trascorsi agonistici, altri continuano ad averli: conoscevamo ovviamente il settore ma senza una competenza specifica; questo ci ha permesso di trasferire sul lato organizzativo anche le esigenze dei piloti, dato che avevamo vissuto e viviamo il loro mondo, e di sposare le richieste del pubblico ascolano, un pubblico colto con una tradizione di quasi 60 anni. Il nostro gruppo di lavoro sta riscuotendo successo e gradimento a livello nazionale e internazionale e siamo così diventati, lo dico con un pizzico di orgoglio, un punto di riferimento per tutti: dalla Fia ad Acisport, che ci addita come best practice nelle riunioni che vengono effettuate periodicamente».

Qual è l’obiettivo futuro della Coppa Paolino Teodori?

«Per noi l’obiettivo resta sempre quello di poter rinnovare la gara, anno dopo anno, perché la macchina organizzativa è molto complessa dal punto di vista tecnico, logistico, in particolare la sicurezza attiva e passiva sia per piloti e che per il pubblico. Inoltre è molto onerosa a livello economico-finanziario: senza il costante supporto degli sponsor privati e il sostegno (non economico) degli Enti locali saremmo in gravissima difficoltà. Penso sia importante far notare che questa manifestazione non ha una sua rilevanza solo a livello sportivo-automobilistico, ma anche rispetto alle ricadute sul territorio: le strutture ricettive, i ristoranti e i bar vengono presi letteralmente d’assalto dalle ben oltre mille persone che arrivano ad Ascoli per tre o quattro giorni. Più di 10mila spettatori assistono alla cronoscalata a titolo del tutto gratuito: su questo stiamo diventando una mosca bianca, perché ormai in gare di questo tipo il pubblico deve pagare un biglietto. Eppure, nonostante la gratuità, continuiamo a garantire vari servizi agli spettatori: dal bus navetta per San Marco, alle tribunette, a una fonica lungo tutto il percorso con uno speakeraggio che dà la possibilità di vivere in diretta tutto, come l’arrivo dei piloti con i tempi ecc. Quest’anno abbiamo lavorato tantissimo per alzare ancora di più l’asticella: sarà la prima volta che, chi non fisicamente con noi, potrà seguirci con una diretta video».

In questo sforzo gli enti locali vi sono stati e vi sono vicini?

«Diciamo che potrebbero fare molto di più. Abbiamo un ottimo rapporto con il Comune, che ci mette a disposizione uomini e mezzi per l’allestimento del percorso. C’è poi la Regione, che si è avvicinata molto negli ultimi anni: sono già un paio le volte che ci porta alla Borsa internazionale del turismo (Bit) di Milano, come fiore all’occhiello dello sport marchigiano con un’immagine internazionale. La vera difficoltà è con la Provincia: questa è chiaramente una corsa su asfalto e l’asfalto ha bisogno di manutenzione costante e accurata. Quest’anno lo stato della strada ci ha fatto soffrire tantissimo. Si stanno effettuando alcuni interventi tampone, con grande sacrificio e dopo varie e ripetute pressioni. Si tratterà di palliativi che speriamo possano soddisfate gli ispettori che saranno qui nel weekend per monitorare il grado di affidabilità della gara».


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