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Burocrazia “frena investimenti”
L’appello di Piccinini (Piceno Consind):
«Tre aziende bloccate dalla lentezza
della nuova Autorità di bacino»

ASCOLI - Dopo la lettera denuncia inviata da Confindustria alla Regione ecco l’intervento del Consorzio di sviluppo industriale, il cui direttore parla di istanze imprenditoriali ancora ferme sul tavolo del sub distretto di Ancona. Richieste che, una volta sbloccate, potrebbero determinare nuovi posti di lavoro nella vallata del Tronto
di Adriano Cespi
In uno scenario desolante fatto di disoccupazione dilagante (14,5% contro il 7,7% della media regionale) e di aziende in fuga verso Paesi dove le tasse sono più basse e la burocrazia meno incisiva, Ascoli e vallata del Tronto sono costrette a sopportare un nuovo macigno frena-investimenti. Stiamo parlando del trasferimento di competenze, ambientali e produttive, che dall’Autorità di Bacino delle Marche (soppressa per legge nel 2017) sono finite al segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale. Decisione voluta dal legislatore che, catapultando uffici, personale, e scartoffie varie, dalla Regione (leggi Ancona) al ministero dell’Ambiente (leggi Roma) ha di fatto congelato il disbrigo delle richieste avanzate dalle aziende della zona industriale, come quelle relative agli ampliamenti degli stabilimenti, se non addirittura alla creazione di nuovi insediamenti produttivi. Un solo ufficio decentrato aperto nel capoluogo Dorico, nonostante l’altisonante nome “sub distretto”, diretto dal dirigente Margiasso, non sembra, infatti, soddisfare le richieste degli imprenditori dell’area del bacino del Tronto. E così, dopo la lettera denuncia firmata congiuntamente da Confindustria Centro Adriatico e Confindustria Marche e inviata, lo scorso novembre, agli assessori regionali alle Infrastrutture, Anna Casini; all’Ambiente, Angelo Sciapichetti; e all’Industria, Manuela Bora, con cui l’associazione degli industriali lanciava un vero e proprio allarme (“Abbiamo aziende che hanno deciso di non realizzare più gli investimenti in quelle aree (Vallata del Tronto, ndr) per mancanza di risposte in tempi certi e ragionevolmente brevi”), ecco arrivare un altro appello. Stavolta lanciato da Piceno Consind (Consorzio di sviluppo industriale delle Valli del Tronto, dell’Aso e del Tesino), un Ente pubblico che rappresenta la Provincia e tutti i 27 Comuni che ricadono nell’area delle tre Valli, più quelli del capoluogo Ascoli, di San Benedetto e Grottammare.

La vallata del Tronto

L’APPELLO DEL DIRETTORE DI PICENO CONSIND

Spiega il direttore di Piceno Consind, Gianfranco Piccinini: «Nel corso del 2018 abbiamo ricevuto tre istanze da altrettante aziende della nostra zona industriale: una per poter ampliare lo stabilimento, le altre due per poter realizzare nuovi complessi produttivi. Ebbene, siamo ancora in attesa che il sub distretto di Ancona ci risponda. E questo nonostante io stesso abbia sollecitato, ad inizio 2019, il disbrigo delle pratiche. L’unica informazione che abbiamo ricevuto, peraltro per vie traverse, è che alcuni tecnici regionali hanno effettuato un sopralluogo nelle aziende interessate. Dopodiché il nulla: né una risposta positiva, né una negativa, con le pratiche da noi perfezionate ancora, purtroppo, giacenti». Siamo alle solite: per questioni pubblico-burocratiche a pagare, in termini di disagi e di mancato sviluppo, è il settore privato: imprenditori, ma anche lavoratori, quelli che avrebbero potuto essere assunti e che, invece, sono ancora in trepidante attesa. «Noi curiamo solo l’aspetto tecnico della pratica – sottolinea Piccinini – e non c’è dato sapere se alla richiesta di ampliamento o nuovo insediamento produttivo di un’azienda già in loco corrispondano nuovi posti di lavoro. Anche se spesso è così».
LE TABELLE PAI SUL RISCHIO ESONDAZIONE DEL TRONTO
Ma quali sono gli impedimenti che frenano ampliamenti e nuovi insediamenti produttivi? Ebbene, sono quelli relativi all’ok che, appunto, l’ufficio competente, cioè il sub distretto di Ancona aperto a gennaio 2019, deve recapitare all’azienda attraverso Piceno Consid. Un sì derivante dalla verifica tecnica che il progetto industriale rispetti le norme della messa in sicurezza idraulica dell’opera. Quelle, per intenderci, della mitigazione dei pericoli derivanti da un’alluvione, che in zona industriale sono contrassegnati nelle tabelle Pai, elaborate dalla vecchia Autorità di bacino della Vallata del Tronto e contenute nel Piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico del fiume Tronto. Tabelle che potrebbero essere modificate dalla nuova Autorità, cioè il segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, ma che ad oggi sono ancora in vigore. E che prevedono l’ok a costruire solo in quelle aree ricadenti in zona E1 e in zona E2 (come ad esempio quella di Pagliare individuata dall’algoritmo regionale per realizzazione del nuovo ospedale unico del Piceno, che tante polemiche politiche sta sollevando in questo periodo), ma che, nel contempo, impediscono nuove costruzioni in zona E4 quella a rischio molto elevato di esondazione (colore rosso). E in zona E3, quella a rischio elevato (colore celestino)? Lì il sì a costruire c’è, ma dietro stringenti obblighi progettuali di messa in sicurezza della struttura. «Come ad esempio – puntualizza Piccinini – la sopraelevazione della costruzione, aziendale o residenziale che sia, tale da ridurre a zero il rischio allagamento derivante da un’ipotetica esondazione del fiume, esempio il Tronto, o di un qualsiasi torrente vicino». Norme, leggi, giuste quando si tratta di proteggere la persona dai rischi di natura ambientale. Che, però, in Italia sono sempre sinonimo di lungaggini e disagi, che si tramutano poi in lacci e lacciuoli per l’attività privata. Che, invece, avrebbe bisogno, sicuramente di regolamentazione, ma, nel contempo, di rapidità d’azione e snellezza burocratica.

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