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Piceno nella morsa della crisi,
ma c’è uno spiraglio
Proposta di legge dell’onorevole
Roberto Cataldi (Cinquestelle)

ASCOLI - Il pentastellato prende esempio dalla Spagna che ha utilizzato una norma europea per rilanciare l’economia delle Isola Canarie. «Tasse al 4% per le imprese che aprono nella zona industriale». In un provvedimento, che deve ancora essere discusso in Parlamento, detta la linea guida per le aree ad alta disoccupazione o colpite da calamità naturali o sisma. «Ci sono gruppi imprenditoriali americani pronti a investire da noi»

L’onorevole Roberto Cataldi del Movimento Cinque Stelle (Foto Vagnoni)

Disoccupazione a livelli record, povertà in continuo aumento (nel capoluogo 843 famiglie, nel 2018, hanno chiesto aiuto alla Caritas), emigrazione verso l’estero in ascesa (526 ascolani negli ultimi cinque anni sono emigrati all’estero in cerca di lavoro). Indicatori economico-sociali da allarme rosso, tipici di una provincia del profondo Sud. Eppure parliamo del Piceno, Marche, Centro Italia. Un territorio martoriato dalla carenza di lavoro, aggravata ancor di più dal disastro provocato dal sisma del 2016. E per oltre un decennio, dal 2008 al 2019, e cioè dall’inizio della grande recessione mondiale ad oggi, la classe politica picena non è riuscita a produrre gli anticorpi necessari a ridare slancio ad un’economia agonizzante, con le grandi multinazionali in fuga verso mercati più attrattivi per tasse (basse) e burocrazia (zero) e le aziende locali con l’acqua alla gola per mancanza di commesse e condizioni fiscali capestro. Nessuna idea, nessuna iniziativa, nessuna legge funzionale. Nonostante il numero dei senza lavoro continuasse a lievitare di anno in anno e le famiglie ascolane si ritrovassero, improvvisamente, in condizioni di indigenza. Tutto fermo per 11 anni, insomma. Tra promesse, mai mantenute, e speranze crollate. Fino ad oggi. Perché qualcosa, nel frattempo, sembra iniziare a muoversi. In termini concreti, in provvedimenti normativi. O, meglio, in progetti di legge. Quelli che il mondo politico piceno, dal fallimento di Lehman Brothers alle chiusure della Manuli, della Prysmian, dell’Haemonetics (solo per fare alcuni esempi), non è riuscito a produrre.

Uno sguardo indietro: operai in agitazione davanti ai cancelli della Manuli……

Sottolinea l’onorevole Roberto Cataldi (M5S): «La situazione del Piceno, in particolare della Vallata del Tronto, locomotiva per almeno 40 anni della nostra economia, è grave, per non dire gravissima. Basti citare un numero, che ha dell’impressionante: 30mila disoccupati (il 15,5% dell’intera popolazione, contro una media regionale del 7,7% ed una nazionale al 9,9%. E l’attuale assessore al Turismo, Monica Acciarri, in campagna elettorale aveva parlato, addirittura, di 12mila disoccupati della sola Ascoli, ndr). E’ evidente che davanti a queste cifre non si può rimanere con le mani in mano. Bisogna intervenire. Ed è quello che ho fatto. Anzi, sto cercando di fare, nonostante mille difficoltà, in primis la calendarizzazione, cioè l’inserimento nel dibattito parlamentare, della mia proposta di legge: lo sto aspettando da un anno e precisamente dal 10 luglio 2018, giorno in cui ho presentato il provvedimento».

L’ESEMPIO SPAGNOLO DELLE ISOLE CANARIE

Quello di cui parla il politico pentastellato è un vero e proprio progetto di legge, quasi ad hoc per il Piceno. Di cui è il primo firmatario. Un Pdl che tocca proprio i nervi scoperti del sistema Italia: dalle agevolazioni fiscali e contributive che mancano alla troppa burocrazia che pesa come un macigno sulle spalle di quegli imprenditori intenzionati ad aprire un’azienda o una piccola impresa, e che mira “ad incentivare – si legge nella proposta di legge Cataldi – gli investimenti di imprese straniere nelle aree economicamente depresse del territorio nazionale”.

….. della Haemonetics…..

«E l’area della Vallata del Tronto – puntualizza l’onorevole 5 Stelle – cos’è se non un’area depressa? I numeri, purtroppo, lo evidenziano chiaramente». Ma come è nato questo provvedimento normativo? Su fonti legislative si basa? Spiega Cataldi: «Durante un mio rapporto professionale con uno studio legale spagnolo, antecedente alla mia elezione in Parlamento, mi sono accorto che in Spagna, precisamente nelle Isole Canarie, l’economia aveva subìto una brusca ripresa grazie ad una legge dello Stato, inquadrata, in quelle che sono le direttive del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. Precisamente – continua Cataldi – in base alle previsioni dell’articolo 349 sulle zone ultra periferiche dell’Europa, nel cui ambito, appunto, le Canarie rientrano e che permettono ad un Paese di derogare al divieto, previsto dall’Ue, di aiuti statali alle aziende. Pensate che gli investitori esteri nelle Canarie possono aprire un’azienda pagando solo il 4% di tasse per un periodo di cinque anni, con l’obbligo di dover assumere almeno 50 persone del posto. Lo strumento normativo ha funzionato così bene che la Spagna ha chiesto una proroga di altri cinque anni, e la Commissione europea gliel’ha concessa».

….. e della Prysmian

L’ARTICOLO 107 DEL TRATTATO EUROPEO COME PANACEA

C’è, però, un ma: l’Italia da questo articolo 349 è rimasta tagliata fuori: neppure Lampedusa, infatti, rientra tra le zone ultra periferiche d’Europa. Cosa fare allora? Come arrivare ad ottenere gli stessi incentivi della Spagna, ma non solo, anche della Martinica, isola delle Antille e dipartimento d’oltremare francese? «C’è l’articolo 107, sempre del Trattato sul funzionamento dell’Ue, che ce lo permette – precisa Cataldi – ed è quello che ho inserito nel mio progetto di legge. La deroga al divieto di aiuto di Stato, infatti, troverebbe fondamento, come recita l’articolo 107, nella necessità di favorire lo sviluppo economico delle regioni dove il tenore di vita risulta anormalmente basso e sussista una grave forma di disoccupazione, superiore al 20%, nonché nelle aree colpite dal sisma 2016 o riconosciute come aree di crisi industriale complessa». Ed il Piceno, purtroppo, è tutto questo. Vallata del Tronto in particolare. Delle Marche, ad esempio, vera e propria anomalia in una regione considerata, comunque, ricca, l’Ascolano è la cenerentola (per bassa occupazione e alto tasso di povertà). Con un territorio fortemente colpito “da calamità naturali e altri venti di portata eccezionale (ed il terremoto è uno di questi, ndr)”, come recita il 107.

La vallata del Tronto dove si trova la zona industriale di Ascoli

DETASSAZIONE ALTA, MA CON OBBLIGHI RIGIDI PER CHI INVESTE

Ma entriamo nelle pieghe del progetto di legge Cataldi, che stabilisce “condizioni e modalità per favore l’insediamento di imprese estere nelle aree economicamente depresse del territorio nazionale attraverso la concessione di agevolazioni fiscali e contributive”. “Le imprese che avviano un’attività nelle aree depresse nel periodo 1 gennaio 2019-31 dicembre 2021 – si legge nell’articolato – possono fruire dell’applicazione dell’imposta sul reddito delle società con aliquota del 4% per i primi cinque anni; possono poi fruire dell’esenzione dell’imposta regionale sulle attività produttive per i primi cinque periodi d’imposta e dell’esenzione dell’imposta municipale unica e della tassa sui rifiuti sempre per i primi 5 anni; possono ottenere la riduzione dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente a carico del datore di lavoro nella misura del 50% per i primi 5 anni”. Oneri, ai quali, di contro, vengono imposti anche degli obblighi a carico dell’investitore straniero. “L’impresa – continua il progetto di legge Cataldi – deve assumere almeno 20 lavoratori e mantenere l’attività nell’area depressa per almeno cinque anni, pena la revoca retroattiva dei benefici concessi e goduti; l’impresa deve reclutare almeno il 50% del personale nell’ambito della provincia in cui ha sede l’unità produttiva, assumendo almeno il 30% del personale con contratto a tempo indeterminato e nella quota dei lavoratori assunti a tempo indeterminato devono essere compresi almeno due lavoratori di età superiore ai 50 anni; l’impresa deve essere partecipata da un’impresa estera per un massimo del 51% del capitale (apertura, quindi, a vere e proprie joint venture italo-straniere, ndr)”. «Sempre previa autorizzazione della Commissione europea – aggiunge il pentastellato – si potrà individuare un ente preposto alla gestione delle iscrizioni delle nuove imprese ed al controllo del rispetto delle condizioni richieste».

COLLABORAZIONE CON LE IMPRESE ASCOLANE

Cataldi ha poi individuato anche un modo per favorire l’indotto locale. «Certo – spiega l’onorevole – chi investe in un territorio dovrà rivolgersi alle imprese locali per acquisto prodotti o manutenzione. E l’azienda che si insedierà non dovrà fare alcuna concorrenza con le attività già presenti sul territorio, ma dialogare attraverso unno vero e proprio scambio produttivo. Faccio un esempio, se si insedierà una fabbrica che costruisce elicotteri o auto e in quel territorio ci sono aziende locali che producono interni per elicotteri o auto quell’azienda dovrà diventare, in automatico, un fornitore privilegiato».

“CI SONO GRUPPI AMERICANI INTERESSATI AD INVESTIRE NEL PICENO”

Cataldi conclude con un messaggio positivo. «Tempo fa – racconta l’onorevole – ho organizzato un convegno sull’industrializzazione ed il lavoro, al quale hanno partecipato decine di ambasciatori e stakeholder stranieri (sono dei gruppi influenti interessati ad un’iniziativa economica, ndr). Ebbene, alle varie lamentele per una fiscalità e una burocrazia troppo alta, basti pensare che in Spagna o in Polonia un’attività imprenditoriale può essere aperta in una settimana, o per una giustizia civile troppo lenta, si sono, però, aggiunte, a margine del convegno, anche disponibilità, soprattutto da parte di gruppi americani, ad aprire attività qui da noi. Una volta rimossi, però, questi vincoli. Ebbene, la mia legge, se, come spero, sarà approvata dal Parlamento, può rappresentare un punto di partenza importante».

La sede ascolana dell’Unicam

IL RUOLO DELL’UNIVERSITA’

Determinante, in questa prospettiva futura, diventerà l’Università. E a spiegarlo è lo stesso Cataldi: «E’ evidente che qualora dovesse essere introdotta la legge e gli investitori dovessero iniziare ad arrivare sarà importante non farsi trovare impreparati. Nelle infrastrutture, nei servizi, e, soprattutto, nella manodopera, che dovrà essere altamente specializzata. Spesso – chiosa l’esponente pentastellato – le aziende sono costrette ad attingere dall’estero personale qualificato. Ebbene, con l’Università si dovrà aprire un dialogo costante affinché ad Ascoli vengano aperti corsi di laurea o corsi universitari funzionali all’industria, in modo tale da riuscire ad offrire, da subito, figure professionali ad alto livello di preparazione».

 


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