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Riconoscimenti per
lo scienziato Antonio Orsini
raccontato da Maria Luce Sestili

ASCOLI - Il libro “Antonio Orsini 1788-1870 passato e presente in continua evoluzione”. Dopo la presentazione alla Biblioteca del Senato, ha ottenuto il Premio speciale della Giuria alla XXII edizione del Premio Nazionale di Letteratura Naturalistica Parco Majella
Maria Luce Sestili su Orsini alla Biblioteca del Senato

La presentazione presso la Biblioteca del Senato

Riconoscimenti per l’opera “Antonio Orsini 1788-1870 passato e presente in continua evoluzione” di Maria Luce Sestili, docente di quell’Istituto Tecnico Agrario che, nel 1882, fu proprio a lui intitolato (“Regia Scuola Pratica Antonio Orsini”), quando ancora la sede era all’Annunziata. Antonio Orsini fu illustre chimico e farmacista – come amava definirsi – ma anche naturalista, pirotecnico e alpinista. In una sola parola: uno scienziato.

Il busto di Orsini

Il libro ha ricevuto il Premio speciale della Giuria alla XXII edizione del Premio Nazionale di Letteratura Naturalistica Parco Majella, svoltosi il 20 luglio scorso ad Abbataggio (Pescara) nella splendida cornice del parco nazionale. Protagonista dell’opera, infatti, è la natura, indagata e studiata dall’Orsini nelle sue molteplici declinazioni e connessioni. A molti è nota la vipera dell’Orsini, nuova specie endemica scoperta nell’Appennino centrale nel 1835 e dedicatagli dallo zoologo Carlo Luciano Bonaparte: sono tuttavia moltissime le nuove specie che gli sono state dedicate in ambito botanico, mineralogico ed entomologico.

Il 5 giugno il volume era stato presentato dall’autrice presso la Biblioteca del Senato a Roma, con presenti il direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini Carlo Bifulco e l’editore Giorgio Pignotti e il moderatore Marco Corradi. Tra gli intervenuti la preside del liceo scientifico ascolano che dal 1940 porta il suo nome e una rappresentanza del 235° RAV “Piceno” perché allo scienziato si affianca anche il patriota che, agiato e già sessantenne, non esita a partire come soldato semplice nella prima guerra d’Indipendenza del 1848.

Il libro propone un’accuratissima ricostruzione: la vita e la corrispondenza, il naturalista, il museo a lui dedicato, i suoi percorsi all’interno del territorio piceno, le riflessioni. Nell’appendice vengono analizzate le filigrane della cartiera ascolana nelle carte usate da Orsini stesso. La proposta dell’autrice è quella di «ripensare alla città e al suo territorio come un museo aperto e renderlo un luogo di incontro ricco e dinamico anche con i possibili percorsi turistici storico-scientifici sulle tracce, ancora presenti, di Orsini».


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