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Basta sfruttamento sui braccianti:
il sit-in della Cgil

CENTOBUCHI - L'appuntamento è per lunedì 29 luglio, dalle ore 18 in poi, di fronte al capannone dell’Azienda Agricola Vagnarelli, presso viale Alcide De Gasperi. Per il segretario Flai Cgil di Ascoli Daniele Lanni: «Sfruttare le condizioni di debolezza di alcuni per permettersi di sottopagarli o di farli lavorare 10-11 ore sotto il sole nei campi, è intollerabile»

Mancate retribuzioni e mancata applicazione del contratto, queste le ragioni che hanno condotto all’organizzazione di un sit-in da parte della Flai Cgil di Ascoli, il sindacato di categoria che organizza i lavoratori agricoli e i lavoratori dell’industria di trasformazione alimentare. L’appuntamento è per oggi, lunedì 29 luglio, dalle ore 18 in poi di fronte al capannone dell’Azienda Agricola Vagnarelli, presso viale Alcide De Gasperi a Centobuchi.

«Saremo in sit-in, insieme ad alcuni braccianti, dipendenti ed ex-dipendenti dell’azienda,  per chiedere che si proceda subito alla regolare retribuzione. Ma non solo, conosciamo le situazioni che imperversano ormai da tempo in questa azienda e abbiamo provveduto a segnalarle alle forze dell’ordine perché si faccia chiarezza» ha dichiarato Daniele Lanni, segretario generale della Flai Cgil Ascoli Piceno.

Sarà un’occasione per rappresentare la situazione difficile vissuta dai braccianti dell’azienda, spiegano dal sindacato. «Da tempo l’azienda ci è nota – aggiungono – per le mancate retribuzioni ai braccianti, per le retribuzioni contrattualmente non corrette che applica e per le condizioni di lavoro non sicure che i braccianti sono costretti a subire».

«La legge 199 del 2016 – ha aggiunto – è molto chiara: la giusta retribuzione è quella prevista dal Contratto Provinciale dell’Agricoltura, che sigliamo insieme agli altri sindacati e le associazioni datoriali. Non è possibile e non è accettabile pagare 4 euro all’ora, o meno. Le storie che ci racconta chi lavora in questa azienda, costretto in condizione di enorme difficoltà economica, sono incredibili e decisamente lontane dalle condizioni minime. Sfruttare le condizioni di debolezza di alcuni per permettersi di sottopagarli o di farli lavorare 10-11 ore sotto il sole nei campi, è intollerabile».


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