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Ex Banca d’Italia, le speranze nei privati
Il sindaco Fioravanti: «Ci vedo bene
una residenza alberghiera»

ASCOLI - Le istituzioni pubbliche, Arengo e Fondazione Carisap in primo luogo, non sembrano disponibili ad acquistare. Rischio chiusura per chissà quanto tempo. Due lotti distinti

L’ex Banca d’Italia (Foto Vagnoni)

di Franco De Marco

Ex Banca d’Italia in corso Mazzini 207, edificio storico di enorme pregio architettonico, bella ma impossibile per le istituzioni pubbliche locali. Dopo che la Banca d’Italia ha chiuso questa sua sede di Ascoli, avviando la procedura di vendita, da un sondaggio di “Cronache Picene” non ci sono possibilità, a meno di un improbabile colpo di scena, che l’immobile possa finire in mano pubbliche e destinato al godimento della collettività. Tutte le speranze di non vedere chiuso per sempre questo Palazzo Cataldi, costruito nella prima metà del secolo XVIII, sono in mano ai privati. Ci sarà un compratore interessato a tale investimento? Auguriamocelo. I soggetti interessati, per partecipare alla procedura di vendita, devono far pervenire la manifestazione d’interesse, con tanto di indicazione del prezzo che sono disponibili a pagare, entro e non oltre il 16 ottobre 2019. Il complesso costituito da Palazzo Cataldi dall’annesso Palazzo Imberti-Morganti non è un complesso “normale” ma un museo esso stesso in pieno centro storico. Possiede un salone con affresco a soffitto del pittore ascolano Biagio Miniera, possiede una torre medievale, possiede un capitello corinzio di età romana e una rarissima volta a triangolo continuamente oggetto di studio.

Sindaco Marco Fioravanti, il  Comune può essere interessato all’acquisto? «L’operazione, almeno al momento, – risponde il primo cittadino – mi pare impensabile. Il Comune ha necessità di mettere a reddito il suo patrimonio immobiliare. Mi rendo conto che si tratta di un complesso di grande valore, in una posizione strategica, che potrebbe svolgere una funzione pubblica importante. L’augurio è che ci possa essere un privato interessato».

Secondo lei, teoricamente, quale destinazione potrebbe avere l’edificio? «Beh, se ci fosse un privato disposto ad investire, ci vedrei bene, ad esempio, una struttura ricettiva alberghiera di lusso,  una residenza di qualità, nell’ottica dello sviluppo turistico della città sul quale come Amministrazione vogliamo puntare». Insomma il sindaco, pur rendendosi conto che si tratta di un immobile strategico, un gioiello architettonico, non ritiene fattibile, almeno al momento, un’offerta da parte del Comune.

Anche per la Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, che pure tanto ha investito nel recupero del patrimonio immobiliare storico della città, non sembrano  esistere le condizioni di un ulteriore intervento in questo senso dopo Caffè Meletti, ex Cinema Olimpia, social housing in corso Mazzini e in corso di Sotto. Proprio il fatto che la Fondazione ha investito molto in questo settore, fa ragionevolmente supporre che non ci sia spazio per altre operazioni immobiliari ad Ascoli.

E allora? Se così è non rimangono che i privati. L’ideale, dal punto di vista funzionale, essendo dotato Palazzo Cataldi anche di un grande caveau usato per i depositi della Banca d’Italia, sarebbe la sede di una banca. Ma anche in questo campo i tempi non sono rosei per nessuno.

A nostro modesto avviso il complesso di Palazzo Cataldi, in pieno centro, struttura di alto pregio, si presterebbe a meraviglia per ospitare un museo. Ad esempio la Galleria “Osvaldo Licini” oggi nel polo di Sant’Agostino, patrimonio cittadino forse ancora poco valorizzato, ne trarrebbe una maggiore visibilità e fruibilità. Ma l’ente pubblico, come lascia intendere chiaramente il primo cittadino, non ne ha la forza economica non solo per acquistare ma nemmeno per gestire successivamente. Altre idee ben vengano.

Ricapitoliamo nel dettaglio la procedura di vendita avviata dalla Banca d’Italia che nelle Marche, come noto, la lasciato solo la sede di Ancona. Il lotto A, già sede degli uffici e degli alloggi della filiale di Banca d’Italia, è composto da Palazzo Cataldi, progettato dall’architetto svizzero Gaetano Maggi e acquistato dalla Banca nel 1869, e dall’adiacente Palazzo Imberti-Morgantin acquistato nel 1940 comprendente una torre trecentesca. La superficie commerciale complessiva è di 3.400 metri quadrati. I due palazzi rappresentano oggi, pur con stili diversi, un unicum . Gli alloggi di servizio sono 4. C’è anche un esclusivo cortile interno nel quale si accede da via Giudea. Il complesso naturalmente è sottoposto a vincolo di interesse storico-architettonico-archeologico. La vendita è infatti subordinata all’autorizzazione del Ministero dei Beni e Attività culturali e turismo.

Il lotto B,  acquistato dalla Banca d’Italia nel 1980 per essere adibito a caserma dei Carabinieri in servizio presso l’istituto, è sito in via Giudea 30: due piani oltre allo scantinato, al pianoterra e ad un terrazzo di circa 25 metri quadrati. Ha una superficie di circa 400 metri quadrati. Si vende libero


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