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Addio ad Alberto Sironi,
regista de “Il commissario Montalbano”
Girò il film su Coppi nel Piceno
«Se ne va un amico della nostra terra»

"IL GRANDE FAUSTO" fu girato all'inizio degli anni novanta tra Comunanza e Amandola, ma anche a Offida, Forca di Presta e Ascoli. Il ricordo di Alberto Antognozzi, che fu location manager e poi divenne grande amico dell'artista spentosi oggi all'età di 79 anni

di Luca Capponi 

Quando la montagna picena fece da sfondo, e che sfondo, al film sul campionissimo Fausto Coppi. O quando Sergio Castellitto, Ornella Muti ed il mito Bruno Ganz si riunivano alla “Cittadella” di Montemonaco per fare il punto sulle riprese e, soprattutto, parlare di vita tra un bicchiere di vino e buon cibo.

Sironi con Luca Zingaretti-Montalbano

Eravamo a metà degli anni ’90, e tutto ciò si rese possibile grazie ad Alberto Sironi, rimasto colpito dagli splendidi paesaggi di posti come Comunanza ed Amandola, e poi a cascata anche di Offida, Moresco, Forca di Presta, Castelluccio ed Ascoli, solo per citarne alcuni. Il regista, che oggi tutti ricordano dietro alla macchina da presa, tra gli altri, della serie tv “Il commissario Montalbano”, è scomparso all’età di 79 anni. Si è parlato, ovviamente, del suo rapporto speciale con la Sicilia e con lo scrittore Andrea Camilleri, e di quello con l’Umbria, terra che aveva scelto per vivere (i funerali si terranno ad Assisi), ma pochi sanno che Sironi vantava amicizie e forti legami nel Piceno.

Alberto Antognozzi (foto Andrea Vagnoni)

«E’ vero, con Sironi se ne va un grande amico del nostro territorio, era innamorato di questi posti ed appena poteva ci tornava. Aveva pensato di girare un film anche ad Ascoli, ma poi non se ne fece niente. A fine anni ’90 diresse il Presepe Vivente di Comunanza prestando la propria opera in maniera gratuita, stessa cosa che fece per aiutare l’iniziativa da noi organizzata per la Lega del Filo d’Oro. Ribadisco, si tratta di una grande perdita a livello artistico e, per me, umano». A parlare è l’ingegnere ed assessore comunale a Comunanza Alberto Antognozzi, che ai tempi delle riprese de “Il grande Fausto” fu location manager e “basista” (oltre che comparsa insieme a tanti comunanzesi) grazie al ristorante agriturismo “La Cittadella” di Montemonaco, gestito dal fratello Silvio, contribuendo in maniera determinante alla buona riuscita dell’opera grazie ad operatività e conoscenza dei luoghi.

Sergio Castellitto ne “Il grande Fausto”

«Tutto cominciò per via di un casolare vicino Rotella, sul Monte Ascensione, che il regista vide su una rivista -va avanti Antognozzi-. Lo scenografo Francesco Frigeri mi contattò in qualità di esperto in materia di case rurali delle Marche; quando arrivò in zona effettuammo un sopralluogo di oltre 200 chilometri, fino quasi ad Osimo. Conobbi Sironi qualche tempo dopo, quando mi invitò a Cinecittà. Era un tipo alla mano, scherzoso e aggregativo, da lì cominciò un’amicizia andata avanti negli anni».

Alberto Sironi

«Il film, tra l’altro, ha corso il rischio di essere girato in Bulgaria per via dei costi -continua-. Sironi però fu chiaro e mi disse: “Sarà una grande promozione per le Marche e per il Piceno”. Fu di parola. Il primo ciak venne battuto ad Amandola. Ricordo che Ganz interpretava l’allenatore cieco di Coppi, Biagio Cavanna, e fu scelto anche perché aveva un figlio non vedente e riusciva a dare vita alle movenze con grande naturalezza. Sul set c’era una bella atmosfera. Una delle comparse, Ernesto Cesaretti, era molto apprezzata per la sua spontaneità; ad ogni ciak Sironi e Castellitto pronunciavano sempre una sua massima: “E’ il ma che tonifica il dubbio”».
La miniserie in due puntate fu trasmessa nel 1995. Altri tempi. Tra le tante cose, nella carriera di Sironi arrivò un evento epocale come Montalbano, nel 1999. Successo stratosferico ancora oggi vivo. «Mi invitava spesso ad assistere alle riprese in Sicilia, ma non sono mai andato» rammenta ancora Antognozzi. Tanti sono i ricordi che ci vorrebbe un libro. Per i rimpianti, invece, c’è purtroppo sempre spazio. «Mi chiamò lo scorso gennaio, avevamo deciso di incontrarci -è la conclusione-. Dovevo andare però a prenderlo perché lui non aveva la patente. Poi arrivò una nevicata e non riuscii a raggiungerlo. Non ci siamo più sentiti, purtroppo, e ne sono rammaricato»


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