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Cinque Stelle: «Ospedale
da San Benedetto a Centobuchi
e potenziare Ascoli»

SAN BENEDETTO - Il M5S locale non ha dubbi: due soli ospedali con quello di Ascoli da potenziare e quello di San Benedetto da costruire ex novo in località San Donato, a Centobuchi di Monteprandone. Le spiegazioni di Fede, Giorgini e gli altri non lasciano dubbi: si deve realizzare gli ospedali dove ce n’è bisogno e richiesta, non dove vuole una politica che ha altre esigenze e interessi. Il tutto sperando che prima delle prossime elezioni regionali non vengano firmati atti “irreversibili” e, perché no, sperando che un governo M5S-PD non imponga le sue scelte anche nelle Marche

Masha Parisciani, Carlo Clementoni, Giorgio Fede, Giuseppe Giorgini e Stefano Angelini

di Epifanio Pierantozzi
Non sappiamo se il Governo 5S e Pd vedrà mai la luce e se, nel caso, tale alleanza si rifletterà poi nelle elezioni regionali, ma una cosa è certa fin da ora: Ceriscioli è riuscito nell’impresa di mettere tutti d’accordo… contro la sua politica sanitaria. 
Così stamane, nella saletta del Caffè Sciarra, il senatore sambenedettese Giorgio Fede, il consigliere regionale Giuseppe Giorgini, con Stefano Angelini, Masha Parischiani e Carlo Clementoni hanno detto la loro su “ospedale uno e trino” (copyright di Fede) nel Piceno. «Si deve rivalutare la dignità sanitaria al di sopra dei campanili – ha esordito il senatore 5 stelle – insomma, guardiamo alla realtà dei fatti per decidere cosa fare nel Piceno, senza mettersi a litigare e fare così il gioco di Ceriscioli, che privilegia il nord delle Marche». 
Giorgini affonda subito il bisturi nella “piaga” locale: «San Benedetto non ha più dignità politica. Sul cosa e dove fare l’ospedale i nostri politici non hanno e non contano nulla. Per conto del M5s sono qui a proporre, o riproporre, la candidatura della zona di San Donato, a Centobuchi di Monteprandone, quale sede dell’ospedale che andrà a prendere il posto del Madonna del Soccorso». 

Giorgio Fede, Giuseppe Giorgini e Stefano Angelini

«Quello attuale è composto da una serie di immobili che non rispondono più alle aspettative e ormai inglobato e soffocato dalla città – spiega Masha Parisciani – partiamo dalle domande di salute dei cittadini, ma un ospedale unico non è la risposta, anche se i sanitari del Mazzoni e del Madonna del Soccorso collaborano tra loro, al contrario di quel che si dice. Da Pesaro a Pescara questo è l’unico ospedale sulla costa, se non lo si sposta a Spinetoli. Perciò si deve potenziare quello di Ascoli e specializzare in emergenze San Benedetto (o Monteprandone, se mai…, ndr)». 

«I dati del 2018 non sono ufficiali, ma nel 2016 e 2017 l’Asl di Teramo ha versato tra i 40 e i 60 milioni ad Ancona per le cure prestate ai sui assistiti» spiega di nuovo Giorgini. Peccato solo che i soldi che arrivano alle Marche per cure e ricoveri nel Piceno, poi finiscano a Pesaro, Torrette e anche maceratese. 
«E’ tempo di dare il voto ponderato all’assemblea dei sindaci del Piceno, se non si vuole che i piccoli comuni, che pure devono dire la loro sulle cure per i propri cittadini, decidano per quelli più grandi e popolosi. E’ tempo di abbandonare la vecchia idea di ospedale e pensare a un immobile ecosostenibile i zone lontane da inquinamento e traffico pesante. Tanto per rendere l’idea: a meno di 400 metri da dove è previsto l’ospedale a Spinetoli c’è la Adriatica Bitumi, che in quanto a inquinamento non ha pari in provincia. Se sapremo guardare lontano potremmo avere, a San Donato di Monteprandone, uno dei primi ospedali ecosostenibili in Italia. Qui nessuno vuol togliere l’ospedale ad Ascoli Piceno, quanto mai necessario per le zone montane, ma certo è che il maggior carico di primi interventi e traumi avvengono nella zona costiera» conclude Giorgini.
Stefano Angelini va giù duro: «Ad Ancona prima fanno il progetto del nuovo ospedale, poi cercano la giustificazione per questo progetto. Da geologo spiego come ci si deve tenere lontani dal fondovalle, per tutti i rischi che si possono correre. Sono strutture a rischio sia per l’inquinamento che fenomeni sempre più estremi, quali gli allagamenti. San Donato ci sembra la scelta migliore sia per la viabilità che ne permette un agevole raggiungimento che per il vicino eliporto» conclude Angelini.
Carlo Clementoni conclude con la «mobilità passiva, di come variano i bacini di utenza e di densità di popolazione». Il tutto per concludere come solo vicino alla costa si rispettino queste condizioni. Insomma, par di capire, per il M5S di San Benedetto devono restare i due ospedali attuali, con quello – agile e dedicato al primo intervento – di San Benedetto da costruire in zona San Donato di Centobuchi e quello di Ascoli da potenziare per le zone montane… magari lasciando qui tutto il personale amministrativo. 

 


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