Si apre anche a livello locale il dibattito interno al Pd dopo la scissione dell’ex premier e segretario Matteo Renzi. A lanciare il sasso nello stagno ci pensa la professoressa Maria Stella Origlia componente dell’assemblea provinciale. «Alla luce di quanto è successo dal mese di agosto ad oggi -esordisce- che ha determinato la nascita di un nuovo governo a guida PD-5Stelle, e poi, dopo aver assistito alla fuoriuscita di Renzi dal Pd, peraltro da tempo annunciata, e di membri rilevanti del Partito Democratico nazionale, credo sia arrivato il momento in cui il Pd locale assuma un ruolo più incisivo e si attivi per la costruzione di un percorso politico incentrato su una presenza più significativa sul territorio, per una proposta attrattiva nei confronti di iscritti, militanti e cittadini che si riconoscono in questo partito riformista e progressista.

Maria Stella Origlia
Le ultime vicende nazionali registrano fuoriuscite, nuovi “acquisti”, nostalgici ritorni (vedi il ritorno di Rosy Bindi nel PD e della ex ministra Lorenzin, ex forzista, nonché di altre personalità) e nascite di nuovi spazi interni quali ad esempio “ Energia Democratica” della Ascani (ex Mozione Giachetti al Congresso). Le mosse che a livello nazionale stanno dando forma ad una riconfigurazione del Pd e di quello appena nascente, Italia Viva, frutto naturale del leader per eccellenza Matteo Renzi e della Ministra Bellanova, lasciano stordita buona parte del PD locale, dove, la maggior parte, forse i meno rappresentati, titolati o insigniti di cariche, potrebbero essere in procinto di attendere lo slancio propulsivo della decima edizione della Leopolda per abbandonare il Pd». Origlia aggiunge: «E in tutto questo questo il pd cittadino che fa? -si chiede- I più affezionati alla sinistra individuano una certa positività in questa fase di “separazione consensuale” visto che se ne va quel leaderismo sfrenato che tanto irritava i dalemiani, bersaniani, cuperliani e compagni nostalgici di un’ideologia che fatica a trovare riscontro nelle moderne politiche riformiste del renzismo (Job’s act in primis); a quei ricercatori sfrenati di sinistra, voglio chiedere: come si può non considerare di sinistra la Legge sul Caporalato ispirata dall’ex Ministro Bellanova nello scorso governo Renzi, legge che attacca lo sfruttamento dei braccianti e di quei lavoratori finora dimenticati e sotto padrone? Come non considerare di sinistra la Legge su Dopo di Noi, che tanta attenzione riserva alle famiglie con disabili? Come si fa a non considerare di sinistra la riforma sulle Unioni Civili, la legge sul reddito di Inclusione, l’ingente finanziamento alla scuola pubblica statale (+4 miliardi di euro in tre anni)? Potrei continuare con cose di sinistra fatte dai Governi Renzi Gentiloni».

Il segretario provinciale del Pd Matteo Terrani
La Origlia inizia ad interrogarsi sul futuro del partito. «Quanti altri leader sacrificherà il Pd -dice- o farà in modo di allontanare, aspettando che vengano fatte cose di sinistra o aspettando che trovi quello che dal 2007, anno della Costituente del partito, fino ad oggi non riesce a trovare o a trattenere? Tutto ciò accade a livello nazionale ma, fra poco, ci saranno le elezioni regionali per le quali Renzi annuncia la non partecipazione con Liste Italia Viva, ma non nega la presenza di suoi uomini e donne in liste civiche. I cittadini premiano un partito quando fa le cose, come dice Renzi, meglio se le fa ispirandosi a valori riconosciuti nella nostra Costituzione, ovvero rispettando i principi di solidarietà e uguaglianza, il rispetto per i più deboli, ad esempio traducendo in leggi eque il principio della progressività dei tributi e delle imposte in base alla capacità di reddito delle famiglie (quindi no flat tax), o proponendo politiche economiche di crescita, rispettando un’ispirazione europeista, pro euro. Sicuramente molto di buono può fare questo nuovo governo giallo-rosso che ha nella propria compagine personalità di spicco, ma potrebbe fallire il proprio obiettivo se non fosse accompagnato dalla collaborazione di forze politiche che, attualmente, stano trovando spunti di alleanza o stanno preparando un futuro divorzio (vedi Pd)». Infine l’interrogativo finale. «Noi -dice Origlia- nella città di Ascoli che si fa? Dopo due mesi dall’ultimo incontro post voto viene convocata l’unione comunale nella quale si registrano le assenze dei quattro coordinatori di circolo e buona parte dei membri di diritto. Qualcuno attende la Leopolda, qualcuno attende Godot. Altri si attrezzano per uscire e seguire Renzi?».
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