
L’operazione militare turca nel nordest della Siria contro i curdi siriani è entrata nel suo quarto giorno ed è al centro del dibattito politico di diversi stati del mondo, oltre che delle principali organizzazioni internazionali come Unione Europea e Nazioni Unite. L’offensiva, almeno a parole, non sta piacendo quasi a nessuno, soprattutto per il rischio che il conflitto venga sfruttato dall’Isis per riorganizzarsi dopo le sconfitte subite negli ultimi anni in Siria. Nei fatti le differenze tra paesi stanno però impedendo di prendere misure punitive rilevanti contro la Turchia, che molto probabilmente potrà continuare senza grossi ostacoli la sua occupazione del nordest della Siria.
Le forze curde in Siria hanno chiesto agli Stati Uniti di «assumersi le proprie responsabilità morali» e di «rispettare le promesse», dopo aver accusato Washington di averle abbandonate davanti all’offensiva delle truppe turche. «I nostri alleati ci avevano garantito la loro protezione», invece «ci hanno abbandonati con la loro ingiusta decisione di ritirare le loro truppe alla frontiera turca», hanno deplorato in un comunicato letto davanti ai giornalisti.














