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Social housing
nell’ex convento di San Domenico,
maxi progetto da 6 milioni di euro

ASCOLI - Sottoscritto un protocollo d'intesa con i Comuni di Castel di Lama, Folignano, Colli, Spinetoli e Maltignano. Come riportare residenti nel centro storico. Previste attività economiche innovative: laboratorio per il riuso di materiale informatico, scuola di gioielli legata al popopolo piceno e digitalizzazione della biblioteca comunale. Anche certificati da casa senza andare all'anagrafe. Previsto pure un ambulatorio gestito da medici in pensione. Fra tre mesi la "sentenza" dell'Unione Europea

Il chiostro interno del complesso di San Domenico

Ascoli si gioca una bella carta con l’Europa.  L’Arengo ha presentato un maxiprogetto di 6 milioni che prevede il recupero dell’ex convento di San Domenico (ex Magistrali) alla Piazzarola destinandolo a social housing, ovvero edilizia a prezzi calmierati,  e a sede di innovative attività economiche. Un maxi progetto ben articolato, decisamente creativo, e, sulla carta, con buone probabilità di essere finanziato. Incrociamo le dita. Il tutto con l’obiettivo di aumentare i residenti nel centro storico e offrire nuove opportunità di lavoro. Si tratta della prima concreta idea progetto dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Marco Fioravanti. Il Comune di Ascoli, in qualità di autorità urbana capofila, ha sottoscritto un protocollo d’intesa insieme ai Comuni di Castel di Lama, Colli del Tronto, Folignano, Maltignano e Spinetoli per rispondere a bando europeo “Urban Innovative Actions” (Uia) che fornisce alle aree urbane di tutta Europa risorse per testare soluzioni nuove e non provate per affrontare le sfide urbane. Complessivamente ci sono a disposizione 372 milioni per il periodo 2014-2020.

Urban Innovative Actions permette di chiedere un contributo massimo di 5 milioni di euro come cofinanziamento dell’80% della somma prevista. I partner del Comune di Ascoli, ovvero Bim Tronto, Unicam e Hub21, cofinanzieranno il restante 20% cioè un milione di euro. Il progetto complessivo è infatti da 6 milioni di euro. Il Comune è partito dal concetto di Smart City e ha posto come valore l’ex convento di San Domenico conferendo l’immobile come valore di cofinanziamento per la sua parte. Così hanno fatto gli altri partner: Il Bim Tronto nel potenziare azioni turistiche tramite il patrimonio culturale per attrarre turisti che siano invogliati a diventare residenti in questi territori, l’UniCam per la progettualità e l’Hub21 nel formulare proposte di servizi innovativi per aumentare l’attrazione di nuovi residenti.

“Si è puntato, per combattere il decremento demografico – spiega l’Arengo – sul social housing coniugato all’hub sociale: abitazioni con massimo risparmio energetico e quindi green ma con affitti calmierati per premettere a giovani coppie o famiglie che non possono affrontare gli affitti di mercato di tornare a vivere nel centro storico della città. Ma si è pensato che una semplice abitazione, anche se di massima qualità, non fosse da sola l’attrazione per vincere la fuga da questi territori. Occorreva porre nello stesso contenitore servizi innovativi che dessero prospettive occupazionali con nuove attività e rendessero la vita di chi vuol venire ad abitare nel centro storico di Ascoli o negli altri Comuni davvero funzionale. In questa prima fase, nell’ambito del progetto, si permetterà agli abitanti, senza alcun costo, di poter fare direttamente da casa i certificati che fino ad ora di norma si fanno presso l’ufficio anagrafe o per l’iscrizione dei figli a scuola. Significa sburocratizzare la vita dei cittadini e rendere disponibili dipendenti per altre mansioni”.

“All’interno dell’ex Convento di San Domenico – continua l’Arengo – è prevista oltre la ristrutturazione per realizzare appartamenti di housing sociale, anche la realizzazione di un ambulatorio gestito da medici in pensione, un laboratorio nel riuso di materiale informatico e tecnologico in genere, e una scuola per la realizzazione di “Gioielli del Popolo dei Piceni” sotto il tutoraggio di archeologi sperimentali. E’ prevista anche la digitalizzazione della biblioteca comunale presso il Polo di Sant’Agostino: dal Fondo antico, che comprende opere di grande qualità, alle copie dei giornali dell’emeroteca come fonte di storia contemporanea. Un servizio che verrà fornito in seguito agli altri Comuni. Queste attività saranno tutte fonte di nuova occupazione. Così pure la creazione di un nuovo brand moda nel tessile recuperando abiti dismessi eliminando una fase della loro vita, cioè lo smaltimento, rendendoli invece ancora fonte di sostenibilità e nuova occupazione con l’utilizzo di commercianti del settore abbigliamento che sono stati colpiti dalla crisi e competenze professionali espulse dall’importante settore del tessile nel Piceno e nel Santegidiese”.

Come si può notare, dunque, tante idee nuove. Nella speranza che l’Europa dica sì. “In una prima fase – afferma ancora l’Arengo nell’annunciare il progetto – sono previsti circa 10 appartamenti di diverse superfici e almeno 6 locali per attività. Sarà ristrutturato un primo corpo di fabbrica per la partenza del progetto. Ma una volta che il progetto fosse approvato sono già state individuate forme d’investimento per ristrutturare l’intero edificio storico creando altre abitazioni. Ci sono poi partner a sostegno non oneroso in questo momento che sono Bottega del Terzo Settore, Confindustria Centro Adriatico, Fondazione Carisap, Cgil, Cisl e Uil. La scadenza per questa quinta e ultima call di “Urban Innovative Actions” era fissata alle ore 14 dello scorso 12 dicembre. Il progetto è stato inserito nella piattaforma online dell’Unione Europea l’11 dicembre.

Ora occorre attendere circa tre mesi per verificare l’esito che naturalmente si spera favorevole. Intorno ai primi del 2020 si conosceranno quante autorità urbane in Europa hanno risposto al bando e quanto è il budget che l’Unione Europea ha previsto per i finanziamenti dei progetti approvati”. L’Unione Europea con UIA chiedeva un progetto prima di tutto innovativo, poi di buona qualità, cioè avere ambizioni realistiche, attività coerenti e una gestione efficace, un budget coerente e proporzionato e accordi di gestione efficaci per la riuscita del progetto. Inoltre doveva essere  misurabile, definendo risultati chiari che possono essere misurati e quantificati, e trasferibile, affrontando una sfida urbana che può essere rilevante per le altre autorità urbane in Europa.

 

 

 

 


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