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Qualità dell’aria,
ad Ascoli preoccupa l’ozono

IL REPORT stilato da Legambiente parla di 25 sforamenti su 25 consentiti della centralina di Monticelli. Situazione al limite. Per quanto riguarda le polveri sottili, invece, i giorni di superamento nel 2019 sono stati 13 su 35

Il rapporto annuale sulla qualità dell’aria redatto da Legambiente parla chiaro: tra le situazione più preoccupanti ci sono quella di Ascoli e Pesaro. Nel capoluogo piceno, infatti, si sono registrati esattamente 25 giorni di superamento del limite di ozono nell’aria. A riportare il dato la centralina Monticelli. Va ricordato che la legge permette di superare i livelli proprio per 25 giorni l’anno; quindi, come detto, situazione al limite.

Diverso il discorso per quanto riguarda le polveri sottili, visto che nel 2019 tra le cento torri gli sforamenti sono stati 13 su 35 giorni consentiti. A San Benedetto, invece 23 su 35 e per l’ozono 7 su 25. Da ricordare che l’ozono troposferico è un gas che si forma d’estate, principalmente nelle zone rurali, attraverso reazioni chimiche di gas precursori come gli ossidi d’azoto e i composti organici volatili. Dopo le polveri sottili, è l’inquinante atmosferico che per tossicità e per i livelli di concentrazione che possono essere raggiunti incide maggiormente sulla salute umana.
Allargando la panoramica offerta dal report annuale “Mal’Aria“, occorre specificare che Legambiente si basa sull’analisi dei dati forniti dai siti dalle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale che hanno tenuto conto delle sole centraline urbane (sia di fondo urbano che di traffico) delle città.
Nelle Marche, in particolare, ad aver sforato il limite annuo di polveri sottili troviamo Fano con 36 giornate oltre il limite dei valori consentiti dalla legge di 50 microgrammi/metro cubo per un massimo di 35 giorni all’anno. Male anche Pesaro, che per poco non ha raggiunto il limite previsto dalla legge, registrando 33 sforamenti totali.
Nei primi 22 giorni di gennaio 2020, inoltre, sono già preoccupanti gli sforamenti registrati da alcune centraline di monitoraggio: Pesaro (13), Fano (11), Jesi (7), Ancona Cittadella (5), Falconara Alta (5). Dati che confermano un livello complessivo regionale ancora di elevata criticità.

Francesca Pulcini

Per quanto riguarda l’ozono, a Macerata la centralina di Collevario nel 2019 ha registrato il superamento del limite di 25 giorni annui consentiti dalla legge con 28 sforamenti totali, con una concentrazione superiore a 120 microgrammi/metro cubo (calcolato sulla media mobile delle 8 ore).
«L’emergenza polveri sottili e ozono nelle nostre città è sempre più cronica e a pagarne lo scotto, oltre all’ambiente, sono i cittadini in termini di salute e di qualità di vita -commenta Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche-. Per questo bisogna contrastare l’inquinamento in maniera efficace attraverso soluzioni da attuare in tempi strettissimi. Innanzitutto è indispensabile programmare la conversione ad una nuova mobilità urbana sempre più pubblica, condivisa, a zero emissioni e multi-modale, riducendo drasticamente il numero di auto private circolanti attraverso una serie di restrizioni e fiscalità». «Nell’ambito di una politica di prevenzione dell’inquinamento -continua- è fondamentale, inoltre, potenziare il trasporto sul ferro, migliorare il servizio di trasporto pubblico, che va indirizzato verso le motorizzazioni elettriche, e adottare politiche in generale più decise a favore dei veicoli elettrici, che maggiormente necessitano di stimoli e sostegno. Occorre, inoltre, investire nella riconversione sostenibile dell’autotrazione e dell’industria e dell’agricoltura, nella riqualificazione edilizia, nel riscaldamento coi sistemi innovativi e nel verde urbano. Chiediamo, dunque, alle Istituzioni regionali di avere coraggio e di essere coerenti e lungimiranti nelle politiche ambientali e di mobilità. Solo così è possibile innovare le nostre città, renderle più competitive, migliorare la qualità della vita dei cittadini e ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici».
Ogni anno sono oltre 60.000 le morti premature in Italia dovute all’inquinamento atmosferico che determinano un danno economico, stimato sulla base dei costi sanitari comprendenti le malattie, le cure, le visite, i giorni di lavoro persi, che solo in Italia oscilla tra 47 e 142 miliardi di euro all’anno. L’inquinamento atmosferico è al momento la più grande minaccia ambientale per la salute umana ed è percepita come la seconda più grande minaccia ambientale dopo il cambiamento climatico. Per questi motivi la Commissione europea ha messo in atto molte procedure di infrazione contro gli Stati membri – tra cui l’Italia – per il mancato rispetto dei limiti comunitari in tema di qualità dell’aria.


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