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I castagneti sono alberi da frutto,
fino a 20.000 euro a chi se prenderà cura

ACQUASANTA - Il riconoscimento è stato annunciato dalla vice presidente della Regione Marche Anna Casini durante un convegno sul tema, ad Acquasanta. L'accesso al bando che ne consegue porterà vantaggi all'economia, legata ai derivati del prodotto tipico dell'entroterra piceno, e sarà di aiuto per contrastare il dissesto idrogeologico a valle

Un momento del convegno di Acquasanta

Da sempre la castagna caratterizza l’autunno e le zone montane dell’entroterra piceno, rimandando ad antiche tradizioni, rievocate con le sagre di paese sempre affollatissime.  Anche per questo è stato accolto con entusiasmo il nuovo bando regionale in aiuto alle imprese agricole forestali, per ripulire il sottobosco dei castagneti e contribuire alla potatura degli stessi, annunciato dalla vice presidente della Regione Marche e assessore alla politiche agricole Anna Casini. L’occasione è stato il convegno “Castagneti da Frutto: una risorsa per la crescita delle aree montane” che si è tenuto ad Acquasanta ieri, 24 gennaio.

In prima fila, diversi sindaci del Piceno e presidenti delle Unioni Montane del Tronto e dei Sibillini

«Dopo tanto tempo – ha affermato la Casini – siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento dei castagneti come frutteti e la Regione Marche ha potuto predisporre un bando. Le aziende agricole del cratere potranno essere finanziate sino a un massimo di 20.000 euro. La misura porterà benefici non solo alle aziende ma all’intero territorio – ha aggiunto al vice presidente -. Tenere pulito il sottobosco infatti ne eviterà l’abbandono creando problemi di dissesto idrogeologico a valle».

«I castagneti inoltre – sono ancora le parole della Casini – sono una peculiarità del territorio delle aree interne e la castagna, anche con i suoi derivati, può contribuire, grazie alla sua altissima qualità ad aumentare la redditività delle imprese agricole di queste zone, laddove il potenziale produttivo è stato danneggiato dal sisma».
Nelle aree del cratere del sisma 2016 ricade la quasi totalità della superficie castanicola regionale e dato lo stato di diffuso abbandono in cui versano le superfici, il miglioramento che si intende perseguire consiste in una pluralità di interventi agronomici e selvicolturali, quali il ripristino colturale e produttivo dei castagneti da frutto abbandonati e di quelli non in attualità di coltura, il miglioramento bio-ecologico e produttivo di tutte le tipologie di castagneto da frutto, nonché la difesa dagli ungulati, in particolare dai cinghiali.

All’incontro di Acquasanta erano presenti, dando il loro contributo nel suggerire strategie da mettere in campo, i presidenti delle Unioni Montane del Tronto e dei Sibillini e della Provincia di Ascoli Sergio Fabiani.  Con loro diversi sindaci dei Comuni dell’entroterra. «Finalmente – ha sottolineato Sante Stangoni, primo cittadino del Comune ospitante – una misura ad hoc per la montagna, una misura esclusiva per i territori colpiti dal sisma, che permette di valorizzare i castagneti da frutto in un periodo dove la gente di questi territori ha bisogno di ossigeno per continuare a vivere ed amare la montagna».


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