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San Mauro al Tronto,
nuova vita per l’abbazia millenaria
(Le foto)

MONSAMPOLO - L'intervento sull'antico edificio è avvenuto dopo gli scavi archeologici che hanno portato alla luce le strutture antiche dalla chiesa e le fondazioni del convento. Consolidamento per struttura muraria e copertura a capanna. Ripulita l’area circostante. Si riapre al culto
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La facciata ripristinata dell’abbazia

di Gabriele Vecchioni

(foto di Giovanni Fazzini e Gabriele Vecchioni)

In mezzo alla Bassa valle del Tronto, all’altezza del centro di Stella di Monsampolo, fa bella mostra di sé, alta sulla ripa del fiume, la millenaria abbazia dedicata ai Santi Benedetto e Mauro, conosciuta dai locali come San Mauro, alla quale abbiamo dedicato, qualche mese fa, un articolo (leggilo qui).

Il lato meridionale dell’abbazia ripreso dall’area di sosta della pista ciclabile

La storia antichissima di questo monumento si intreccia in maniera indissolubile con quella del territorio e delle popolazioni che lo abitano. L’antico edificio conventuale appare in documenti del secolo X e del secolo XI con il nome del solo San Benedetto; soltanto alla fine del sec. XV è documentata la titolatura dei due santi Benedetto e Mauro. Col tempo, quest’ultimo ha preso il sopravvento, tant’è che oggi la voce popolare identifica l’edificio religioso come San Mauro.

L’abside della chiesa. La finestrella in basso dà luce e aria al locale della cripta

L’abbazia benedettina è stata chiesa, convento, punto di controllo del guado del fiume e anche hospitale per i pellegrini. Più volte abbandonata (nel resoconto di una visita pastorale del 1626 si legge «… dicono per tradizione che è stata abbazia di monaci…»), è stata però sempre un punto di riferimento importante per i fedeli che la raggiungevano, dai territori prospicenti dell’Abruzzo, utilizzando un ponte di carri.
La struttura ha subìto diverse stratificazioni e rimaneggiamenti legati a probabili esondazioni del Tronto che, all’epoca, non aveva opere di regimazione della portata e spesso straripava, impaludando le aree golenali. Ricordiamo che la posizione sopraelevata di San Mauro era strategicamente legata proprio al fatto che durante le piene del fiume l’acqua “arrivava” fin lassù.
L’ultimo, recentissimo restauro, ha messo in evidenza il profilo semplice ed elegante del fabbricato, liberandolo dal fardello architettonico costituito dalla facciata posticcia costruita nel corso del restauro del 1946 e ripristinando la vela costituita da due pilastri che sorreggono la campana.

Il vescovo D’Ercole celebra la messa per la riapertura. Sullo sfondo, la statua del santo e un repertorio di ex-voto (Foto Diocesi Ascoli Piceno)

L’intervento, avvenuto subìto dopo l’effettuazione di scavi archeologici che hanno portato alla luce le strutture antiche dalla chiesa e le fondazioni del convento, ha consolidato la struttura muraria e la copertura a capanna, a doppia falda, restituendo la chiesa al culto. Contemporaneamente, è stata ripulita l’area circostante, rendendo più visibile il complesso abaziale, ed effettuata una piantumazione di essenze arbustive lungo il perimetro recintato.
Al restauro ha fatto seguito, poche settimane fa, la cerimonia religiosa. La benedizione e riapertura della chiesa di San Mauro Abate a Stella di Monsampolo ha avuto luogo il 7 gennaio e la funzione è stata officiata dal vescovo della diocesi ascolana, Giovanni D’Ercole, con una grande partecipazione popolare.

L’abside, prima (a destra) e dopo il restauro, a sinistra (la foto a destra da “I luoghi del silenzio)

Confronto tra le vele campanarie (a destra, quella sostituita)

Lo spaccato della struttura, ripreso dal tabellone esplicativo. Ben leggibile il rapporto tra i vari ambienti dell’edificio

Nella foto d’epoca, ripresa dal tabellone esplicativo, il momento dell’inaugurazione della facciata “nuova”, nel 1946

La suggestiva cripta

L’oculo, liberato dal rosone “moderno”, è sormontato da una croce metallica

 


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