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Ristoratori contro lo spreco alimentare
Con “Rimpiattino” porti a casa
il cibo non consumato

ASCOLI - Alle 14 attività che hanno già aderito al progetto sono stati consegnati dei kit riciclabili: i clienti possono portare via anche le bevande ordinate ma non consumate. Gli obiettivi di Confcommercio, Federazione Italiana Pubblici Esercizin e Comieco sono quelli di ridurre lo spreco ed abbassare i costi

di Andrea Pietrzela 

«Portare via il cibo dal ristorante non deve essere una vergogna, ma un modo per dimostrare a tutti sensibilità verso tematiche importanti. La battaglia che c’è da fare è prima di tutto culturale». Questo è il succo del discorso di Daniele Fabiani, presidente provinciale della FIPE, che ci spiegato l’iniziativa parlando anche in qualità di ristoratore. Il primo scoglio da superare è quello di far capire a tutti che portare a casa il cibo dal ristorante non dimostra povertà o mancanza di cibo in casa, ma sensibilità contro un fenomeno in crescita come quello dello spreco alimentare. Non dobbiamo, insomma, avere alcun motivo per sentirci in imbarazzo nel chiedere l’asporto al ristorante a fine pranzo o cena.

La presentazione del progetto

RIMPIATTINO – Per questo motivo è nato il progetto “Rimpiattino”. Nel corso dell’ultimo anno, su scala nazionale, FIPE e Comieco hanno consegnato 35.000 contenitori per l’asporto a 875 locali. E da circa 6 mesi l’iniziativa è sbarcata anche nel piceno. «Nella nostra zona hanno aderito sia hotel che ristoratori – ci dice Fausto Calabresi, presidente provinciale di Confcommercio – e noi abbiamo già iniziato a distribuire i contenitori, che sono prodotti da Comieco, sono composti al 100% da materiale riciclabile e sono pratici da montare e rimontare». La provincia di Ascoli è stata tra le prime città in Italia ad aderire, nei prossimi giorni il progetto sarà estero a tutti i ristoranti della provincia. «Il vantaggio non è solo per l’attività – continua Daniele – ma anche per il cliente, che porta via ciò che ha pagato ma non consumato. I vantaggi possono essere anche altri: dalla sicurezza alla guida per il consumatore che può portare il vino avanzato a casa, fino all’alleggerimento della Tari che grava tanto sulle spalle degli imprenditori ristorativi sulla logica del “più spreco e più pago”». «È tutta una grande catena – continua Luigi Capriotti, ristoratore e dirigente FIBE – Se si spreca di più si produce di più, se si produce di più si trasporta di più, se si trasporta di più si inquina di più. La cosa più importante, adesso, è mettere in moto quel cambiamento culturale che stiamo cercando di portare avanti: far capire alla gente che c’è la reale possibilità di portare a casa ciò che non si finisce al ristorante».

I CONTENITORI – Non è un caso se le cosiddette “doggy bag”, nei paesi anglosassoni, siano ormai una consuetudine. Questo cambiamento culturale, in Italia, passa attraverso questi nuovi contenitori: il loro design e la loro utilità hanno convinto il 76% dei ristoratori coinvolti finora. Il costo, per il ristorante, è di 95 centesimi a pezzo (un kit contiene due parti, una per il cibo ed una per il vino). Circa il 30% in più rispetto all’alluminio, ma ciò che si perde come investimento si guadagna in immagine verso la clientela, proprio come ha dimostrato la prima fase sperimentale del progetto.
La ristorazione locale è dunque pronta a combattere lo spreco alimentare attraverso un’iniziativa che sta funzionando in tutta la nazione. Ora anche gli ascolano sono incentivati a richiedere l’asporto in tutti i ristoranti della città.

 


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