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Il dopo mostra di Pericoli: Palazzo dei Capitani centro d’arte e studio dedicato al paesaggio

ASCOLI - Il 3 maggio si chiuderà l'esposizione del maestro di Colli del Tronto. La proposta di "Cronache Picene" per non farne svanire il senso. Una importante mostra, ogni anno, destinata al tema paesaggio, collegata con altre forme d'arte. Rinviato il laboratorio di scrittura della Scuola Holden a cura di Alessio Romano. Novemila spettatori. I lavori degli studenti

di Franco De Marco 

Un grande centro d’arte e di studio ad Ascoli, a Palazzo dei Capitani, dedicato al paesaggio. E’ la proposta che lancia “Cronache Picene” in vista del dopo 3 maggio quando chiuderà (improrogabilmente, si dice, ma auspichiamo una proroga) la grande ed epocale mostra delle opere di Tullio Pericoli intitolata “Forme del paesaggio. 1970-2018”.

Questa esposizione, aperta il 22 marzo 2019 e ora momentaneamente chiusa a causa del Coronavirus, composta da 165 opere che raccontano in maniera emblematica la bellezza del paesaggio marchigiano, dentro e fuori, anche quello ferito dal terremoto del 2016, non rappresenta solo un evento artistico di enorme valore ma anche un sentimento, quasi un input ideologico, per la difesa del patrimonio naturale piceno, regionale, italiano e universale.

Forme del paesaggio” ha rappresentato, per quasi un anno, un punto di riferimento. Numerose scuole non solo hanno visitato la mostra ma sul tema del paesaggio hanno avviato laboratori, studiato, fatto disegni, visto e toccato con mano. Ad aprile, Coronavirus permettendo, è in programma, sempre a Palazzo dei Capitani, anche una mostra dei disegni degli studenti sul tema della mostra. Ecco perché, a nostro modesto avviso, il senso di questa mostra-evento non deve assolutamente svanire.

Tullio Pericoli davanti a una sua opera

Destinare in maniera permanente ed esclusiva lo spazio espositivo – tra l’altro appositamente attrezzato per la mostra del maestro di Colli del Tronto –  di Palazzo dei Capitani alla pittura dedicata al paesaggio. Un spazio a tema per intenderci. Da declinare attraverso artisti di vario genere: pittori, scultori, scrittori, attori, musicisti, scienziati, docenti.  Ipotesi: una grande mostra, di respiro nazionale e internazionale, sul tema del paesaggio ogni anno. Collegata ad altre iniziative collaterali. Viene subito in mente, per restare in casa, e perché queste opere sono già in possesso del Comune di Ascoli nella Galleria d’arte contemporanea nel polo di Sant’Agostino, Osvaldo Licini artista simbolo del Novecento. Una “specializzazione” sulla quale la città di Ascoli potrebbe trovare una propria identità e diventare, come detto, un centro d’arte e di studio internazionale. Il tema del paesaggio, del cambiamento climatico, della lotta al degrado, della difesa del patrimonio naturalistico, è quanto mai d’attualità. Materia prima fatta di bellezza da osservare, vivere e difendere. Insomma la mostra di Pericoli accende una “lampadina” nelle possibili attività culturali del capoluogo piceno. Certo non sarebbe accettabile riportare, dopo questa grande mostra, il Palazzo dei Capitani del Popolo a luogo di esposizioni di routine magari di anonimi e insignificanti artisti. Che cosa ne pensano gli “addetti ai lavori” di questa proposta? Che cosa ne pensa l’Amministrazione comunale?

Cronache Picene apre su questo tema il dibattito. Chissà che non possa essere un’idea buona anche per il progetto di Ascoli capitale italiana della cultura sul quale il sindaco Marco Fioravanti ha detto di volersi impegnare a fondo.

Non solo pittura dunque. Palazzo dei Capitani, luogo già molto suggestivo di sé, se fosse abbracciata davvero e compiutamente questa “scelta paesaggistica”, potrebbe diventare un “brand” dedicato al paesaggio a 360 gradi. Con mostre, convegni, laboratori, studi, spettacoli. Perfetto, in tale ottica, ad esempio, il laboratorio della Scuola Holden intitolato “Le storie del paesaggio”, in collaborazione proprio con “Forme del paesaggio”, dedicato al racconto del paesaggio tenuto dallo scrittore Alessio Romano nella Libreria Rinascita. Il corso, che avrebbe dovuto avere inizio il 28 marzo per concludersi il 18 aprile, a causa delle restrizioni per il Coronavirus, è stato rinviato. Ma si farà. Gli iscritti non rimarranno delusi. Appena il Coronavirus lo permetterà. Questa liaison tra arte pittorica e letteratura è un esempio. Per questo laboratorio come ispirazione si useranno gli scenari e i panorami proprio della mostra di Tullio Pericoli. Un laboratorio di scrittura en plein air, come dicono i paesaggisti, dove si sperimentano i ferri del mestiere del narratore realizzando storie sul campo anche con escursioni mirate.

Tornando alla mostra di Tullio Pericoli c’è da dire che i numeri sono lusinghieri: dall’apertura ha registrato 9.000 visitatori: il 10% stranieri (ottimo dato), il 65% da fuori regione (ottimo dato), il 15% da province marchigiane (deludente dato) e solo 10% dalla provincia di Ascoli (disarmante dato). Di questa mostra hanno parlato i più importanti mezzi di informazione a livello nazionale. Ha avuto una eco straordinaria. Dopo il 3 maggio sarà smontata: speriamo però che possa rimanere in loco –  che ne dite Fondazione Carisap, a cui va il principale merito per questo evento, e Arengo? – almeno una testimonianza.


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