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«Operatori sanitari senza mascherine,
aumentano i positivi»
Esposto dell’Usb a tutte le Procure

EMERGENZA CORONAVIRUS - Secondo il sindacato c'è stata superficialità nel prevedere l'emergenza. «Medici, infermieri e tecnici costretti a difendersi con mascherine improbabili o addirittura fai da te». Chiesto l'accertamento di eventuali responsabilità

Monta la protesta degli infermieri per la mancanza di sicurezza durante le attività per fronteggiare il Coronavirus. Il sindacato Usb ha inviato un esposto a tutte le Procure della Repubblica delle Marche. «Viene chiesto – afferma il sindacato – di appurare se sussistano responsabilità penali riguardo alla carenza di dispositivi individuali di protezione nelle strutture sanitarie regionali. Sono infatti molteplici le segnalazioni della carenza, se non della mancanza, di dispositivi quali mascherine, camici monouso impermeabili e occhiali, anche fra i medici, gli infermieri, gli Oss, i tecnici di radiologia, ausiliari e di tutto il personale sanitario  impegnati nei reparti di terapia intensiva e negli ospedali e servizi territoriali per affrontare emergenza Covid-19, nonché le segnalazioni dell’insufficienza delle semplici mascherine chirurgiche».

L’ospedale Mazzoni (Foto Vagnoni)

«Fuori da ogni logica – afferma il sindacato – appaiono inoltre, alla luce del diffondersi e della portata dell’epidemia e di fronte all’evidenza che gli asintomatici rappresentano la maggioranza, disposizioni di servizio e linee guida che non prevedono alcun tipo di protezione per alcune categorie professionali che, pur non essendo in prima linea nella lotta al virus, sono comunque a stretto contatto con l’utenza. Lo screening di massa effettuato a Vò Euganeo lo dimostra chiaramente. Già il 25 febbraio, cioè quando l’epidemia sembrava confinata e limitata a alcuni sporadici casi in Lombardia e Veneto, avevamo chiesto come Usb Marche chiarimenti su quali misure stesse prendendo l’Asur per predisporre Dpi sufficienti a fronteggiare una più che probabile emergenza e se i posti letto di terapia intensiva e attrezzature quali respiratori, fossero sufficienti. Nessuna risposta è stata data».

«Il risultato – commenta sempre il sindacato – è drammaticamente sotto gli occhi di tutti e evidenzia a nostro avviso, se non la superficialità, l’incapacità di prevedere l’evolversi dell’emergenza. Mascherine, camici monouso e occhiali mancano e infermieri e Oss, ausiliari, tecnici di radiologia, eccetera, sono costretti a proteggersi con mascherine improbabili o addirittura fai da te e a convivere quotidianamente da una parte con la paura e dall’ altra con la rassegnazione. Ed è altrettanto evidente e sotto gli occhi di tutti il numero crescente di operatori sanitari positivi al corona virus: nelle Marche circa 500. Tutto ciò è inaccettabile e di questo abbiamo chiesto che vengano appurate le responsabilità, se ve ne sono. E’ intollerabile che il personale sia costretto a operare in condizioni che non rispettano gli standard di sicurezza. L’Usb ritiene che tale contesto, a fronte della tempistica di diffusione del virus a partire dai primi casi in Lombardia e Veneto, sarebbe stato evitabile e costituisca una gravissima mancanza di previsione del rischio con conseguenze e ricadute sulla salute pubblica e su quella degli operatori sanitari che vanno, invece, immediatamente dotati di adeguati dispositivi di protezione. Purtroppo la storia non insegna niente e sembra ripetersi ciclicamente. Ai nostri eroi sui vari fronti di guerra qualcosa di carta o di simile bisogna dare, ieri in Russia gli scarponi, oggi sul fronte della lotta al Covid-19, a infermieri e Oss e a tutti i lavoratori che operano in sanità, le mascherine».


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