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Punteruolo rosso, sulle palme
si sparge (ancora)
un pesticida messo al bando
dall’Unione Europea

SAN BENEDETTO - Nuovi focolai del parassita che uccide gli arbusti-simbolo della Riviera, il Comune vara trattamenti urgenti per 25.000 euro, con l’utilizzo di un prodotto molto controverso
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foto e testo di Marco Braccetti

«Il Servizio Aree Verdi, accertata la presenza di focolai su alcune palme del patrimonio pubblico, ha riscontrato l’urgenza di procedere al trattamento delle piante. Oltretutto sussiste la necessità di smaltire, nei tempi di legge e per quanto possibile, le scorte di prodotto Chlorpyrifos presenti in magazzino».

Nonostante gli sforzi per salvarla, ecco la palma tagliata pochi giorni fa all’inizio del lungomare

Su queste basi poggia un atto comunale, pubblicato in albo pretorio nella mattinata di mercoledì 25 marzo, che affida alla ditta abruzzese “Nico Green” il compito di effettuare nuovi interventi fitosanitari, volti a contenere il famelico Punteruolo Rosso. Nome scientifico: “Rhynchophorus Ferrugineus”, ossia il parassita che, da ormai un decennio, è presente a San Benedetto e con cui gli esperti (municipali ed esterni) hanno instaurato un duro braccio di ferro. L’opera della “Nico Green” avrà un costo totale pari esattamente a 24.331,70 euro.

L’impegno messo in campo dal team di esperti pubblici e privati è stato anche riconosciuto dalla Regione che, a fine 2016, ha inserito le palme del cuore urbano sambenedettese nell’elenco ufficiale delle alberature monumentali delle Marche. «Oltre che un riconoscimento del valore botanico, paesaggistico, storico e di immagine della formazione vegetale, l’inserimento della alberata nell’elenco regionale è ulteriore tangibile testimonianza dell’enorme lavoro svolto negli ultimi dieci anni sul patrimonio cittadino di palmizi – fanno sapere dal Comune rimarcando il ruolo cruciale del Servizio Aree Verdi – senza tale impegno probabilmente oggi sarebbe rimasto ben poco delle palme del centro».

Ma veniamo a quel nome strano detto all’inizio: Chlorpyrifos. Stando a quanto scritto sempre nell’atto recentemente pubblicato, «i prodotti registrati presso il Ministero della Salute per la lotta al parassita sono tutti a base della sostanza attiva Chlorpyrifos». Ma «giunge notizia che la Commissione Europea ha emanato il regolamento che stabilisce il mancato rinnovo della licenza d’uso della sostanza attiva Chlorpyrifos sul territorio Comunitario». Dunque «sarà atto dovuto da parte del Ministero quello di non rinnovare l’approvazio,ne della sostanza attiva Chlorpyrifos. Pertanto le autorizzazioni dei prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva Chlorpyrifos saranno, salvo proroghe al momento non prevedibili, nei prossimi mesi revocate».

Le palme di viale Buozzi

Nei magazzini municipali esistono scorte (non quantificate) di tale prodotto che ora – come detto prima – si ha una certa fretta di smaltire. Ma di cosa stiamo parlando? Facendo qualche rapida ricerca sul web, emerge come l’Unione Europea abbia deciso di bandire questo pesticida perché ritenuto, in particolare, dannoso per i bimbi. Stando a quanto riportano alcuni siti specializzati, il Chlorpyrifos può infatti alterare alcune regioni del cervello, specie nei più piccoli, e può danneggiare la formazione del feto. Non a caso, il Chlorpyrifos si è beccato l’appellativo di “pesticida nemico dei bambini” e la Comunità Europea l’ha messo al bando in quanto neurotossico per lo sviluppo. Certo, va sottolineato cento volte che questi deleteri effetti si hanno sul fronte delle coltivazioni a fini alimentari. Dunque frutta e verdura: anche loro “spruzzate” con questa sostanza finché lo “stop” impartito da Bruxelles non sarà pienamente operativo.

Le palme sambenedettesi, si sa, non sono certo alberi destinati alla catena alimentare e dunque non rientrano in certi discorsi. Inoltre, la ditta “Nico Green” collabora da anni col Comune di San Benedetto e, secondo l’Ente, «ha dimostrato un alto livello di competenza svolgendo il servizio con professionalità ed esperienza adottando ogni cautela e attenzione nelle attività affidate anche in merito al contenimento di possibili derive del prodotto, ossia della fuoriuscita accidentale del farmaco al di fuori della zona di irrorazione».

Si può però instillare un dubbio di “opportunità”, a livello d’immagine. Viene infatti da chiedersi se, dopo gli ultimi sviluppo in sede europea, si debba per forza, comunque, anche solo far accostare il marchio negativo del Chlorpyrifos col rassicurante nome della città di San Benedetto. Una città che, lo ricordiamo, è stata più volte insignita della “Bandiera Verde”: riconoscimento dato dai pediatri alle località italiane che garantiscono migliori servizi e sicurezza per i più piccoli.

LA DETERMINA DEL COMUNE

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