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Fase 2, il risveglio dal torpore
Due mesi dopo la città si rianima
E i cuori battono ancora
(Fotogallery)

ASCOLI - Dopo i giorni bui del lockdown è partito il secondo tempo della partita contro il Coronavirus. Anche nel Piceno, dove i contagi sono stati contenuti grazie al buon rispetto delle regole. Riaperti parchi, cimiteri e piste ciclabili, subito frequentati complice la giornata di sole. Ma non si deve mollare. Mascherine, distanza e assembramento le parole più usate

di Luca Capponi

55 giorni dopo. O forse di più, perchè un po’ si è perso il conto. Mente e corpo, si sa, viaggiano spesso di pari passo. E quasi due mesi di reclusione colpiscono. Senza dubbio. Ecco dunque che il primo capitolo della cosiddetta fase 2 è un rianimarsi lento dal torpore del lockdown. Nel Piceno, dove il virus non ha prodotto gli effetti temuti, per fortuna, le anime provano a rialzarsi. Con un misto di discrezione, paura e voglia di ricominciare.

I palloni tornano a correre 

Anche se è tutto diverso. Mascherine e distanza. Metafora di questo vivere forse spento, ma che mancava come l’aria. Non più i centri storici spettrali e vuoti, ma un lento brulicare che comunque dà conforto. Perchè per ripartire c’è bisogno soprattutto di quello. Il conforto umano. E di sorrisi. Che seppure nascosti dai dispositivi di protezione, ci sono. Soprattutto quelli dei bambini, degli anziani, dei ragazzi diversamente abili. Esistono e resistono. Ancora.

Ascoli, in particolare, rianima il suo centro storico e le periferie, complice pure la giornata di sole. E poi parchi e piste ciclabili. I cimiteri dove tornare a mettere fiori. Il pianoro di San Marco, frequentatissimo, e i dintorni verdi. Le strade che tornano a veder scorre le auto. Cantieri e fabbriche. I palloni di bimbi e ragazzi riprendono a correre, contro un muro, sulla terra, nei campetti. E’ la città che (si) riprende sé stessa. In maniera quasi sommessa, come se l’entusiasmo o la felicità fossero ancora emozioni da tenere nascoste, da non ostentare. Da autocertificare.

Gli ascolani sembrano avere dato il meglio nei giorni duri della quarantena. Anche chi controlla, forze dell’ordine in primis, pare saperlo; c’è comprensione, giustamente, ma anche consapevolezza di dover intervenire duro qualora si contravvenga alle regole. Assembramento è la parola che nessuno vuole sentire nominare. Senza se e senza ma.

55 giorni fa, giorno più giorno meno, era iniziato un film plumbeo. Tanto brutto quanto inimmaginabile per tutti, per un popolo che già ne aveva passate tante, troppe. Il primo tempo è finito. Ora si passa al secondo. Con una certezza in più: i cuori battono ancora.

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